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Citto Maselli, ironico e colto fece del cinema l'arte del popolo

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Nella sua lunga carriera di cineasta militante ha sempre coniugato l'impegno politico con la ricerca artistica, il ruolo dell'intellettuale con la curiosità per la vita quotidiana, la serietà rigorosa con uno straordinario senso dell'umorismo
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Con la scomparsa di Francesco Maselli - per tutti, nel mondo del cinema italiano, "Citto", soprannome datogli da un padrino illustre: Luigi Pirandello - si chiude idealmente un'epoca: quella di un cinema che sapeva coniugare l'impegno politico con la ricerca artistica, il ruolo dell'intellettuale con la curiosità per la vita quotidiana, la serietà rigorosa con uno straordinario senso dell'umorismo. Citto era tutte queste cose insieme. Chi altri, come lui, avrebbe potuto prestarsi a interpretare se stesso in La terrazza, dell'amico e compagno Ettore Scola? Vittorio Gassman - nel ruolo del dirigente del Pci impegnato in una relazione adulterina - lo vede arrivare da lontano e dice alla signora che è con lui di far finta di nulla: "È Maselli, compagno valoroso, ma...": come dire, non facciamoci beccare.

Con la scomparsa di Francesco Maselli - per tutti, nel mondo del cinema italiano, "Citto", soprannome datogli da un padrino illustre: Luigi Pirandello - si chiude idealmente un'epoca: quella di un cinema che sapeva coniugare l'impegno politico con la ricerca artistica, il ruolo dell'intellettuale con la curiosità per la vita quotidiana, la serietà rigorosa con uno straordinario senso dell'umorismo. Citto era tutte queste cose insieme. Chi altri, come lui, avrebbe potuto prestarsi a interpretare se stesso in La terrazza, dell'amico e compagno Ettore Scola? Vittorio Gassman - nel ruolo del dirigente del Pci impegnato in una relazione adulterina - lo vede arrivare da lontano e dice alla signora che è con lui di far finta di nulla: "È Maselli, compagno valoroso, ma...": come dire, non facciamoci beccare.

Citto Maselli, nato a Roma il 9 dicembre 1930, è stato davvero un compagno valoroso. Lo è stato per tutta la vita. Quando nel 1989 il Pci si spaccò in due, lui rimase in Rifondazione Comunista: "Io non sono uscito dal Pci. È il Pci che è uscito da me", dichiarò in una bellissima intervista ad Antonio Gnoli uscita su Repubblica nel 2019. Di Rc, è stato militante e funzionario, anche se quest'ultima parola gli va molto stretta. L'attività politica di Maselli è stata intensa fin dall'adolescenza: enfant prodige in tutto, ha militato nella Resistenza a nemmeno 14 anni e già nel '44, dopo la liberazione di Roma, si è iscritto al Partito Comunista. Ma oggi che Citto ci ha lasciati, a 92 anni, vorremmo prenderci la libertà di ricordarlo soprattutto come il grande regista che è stato. Tanto, la militanza farà comunque capolino qua e là.

Enfant prodige, dicevamo: Maselli entra al Centro Sperimentale a 17 anni e gira i primi documentari fra i 19 e i 20 anni. Nel '48 Antonioni lo prende come assistente, nel '53 lavora con Visconti in un episodio di Siamo donne. Ma sempre in quegli anni Maselli esordisce nella regia con un episodio del film collettivo Amore in città sul quale varrà la pena di dire due parole. Il film è il primo di un'ipotetica (e mai proseguita) serie di "cinegiornali" coordinata da Cesare Zavattini: in collaborazione con il grande sceneggiatore, Maselli gira Storia di Caterina, che ricostruisce un episodio di cronaca. Una giovane madre, Caterina Rigoglioso, aveva abbandonato il figlio neonato perché, poverissima, non era in grado di mantenerlo. Poi, pentita, si era recata all'orfanotrofio per riprenderlo con sé. Maselli mette in scena questa storia chiamando a interpretarla la vera Caterina, nel ruolo di se stessa: e di fatto inventa quel "cinema del reale" oggi tanto di moda, nel quale realtà e finzione si incrociano in modo a volte inestricabile.

Il primo vero film di Maselli è Gli sbandati, nel 1955. Seguono La donna del giorno, nel '56, e I delfini, nel '60. La fama arriva nel '64 con Gli indifferenti, una trasposizione letteraria dal famoso romanzo di Moravia, che apprezza molto. Nei primi anni 70 gira due film politici che per motivi diversi entrano nella leggenda. Lettera aperta a un giornale della sera è quasi una "commedia comunista", molto caustica, tutta da riscoprire: nel pieno della guerra del Vietnam, un gruppo di intellettuali di sinistra molto "salottieri" risponde all'appello di un giornale con una lettera aperta, appunto, nella quale si offrono di partire per combattere al fianco dei vietcong. Si salvano solo perché l'inviato del partito comunista del Vietnam del Nord, spedito a Roma per conoscerli, li consiglia cortesemente di lasciar perdere. Qualche anno dopo gira con Gian Maria Volonté Il sospetto, storia molto amara e critica di un militante comunista esule in Francia durante il fascismo. Nella già citata intervista, Maselli ricorda la proiezione del film per i dirigenti di Botteghe Oscure: "Sentii l'indignazione montare in sala. I filosovietici come Colombi, Roasio, Cervetti erano furibondi. Raccontavo una storia di infiltrati, rimarcando la condotta cinica e perfino brutale del Pci durante la clandestinità. Quando si accesero le luci percepii il gelo intorno a me. Poi si alzò Luigi Longo, il segretario, e cominciò ad applaudire".


 
Dopo Il sospetto Maselli si dedica soprattutto all'attività politica, e torna alla regia con il bellissimo Storia d'amore, nel quale lancia una giovanissima Valeria Golino. Poi realizza film più intimisti, come Codice privato, e negli ultimi anni alcuni apologhi politici come Cronache del terzo millennio e Le ombre rosse, forse fin troppo segnati dall'ideologia. Ma vorremmo chiudere con una (quasi) provocazione. Anni fa, presentando una mostra di proprie Polaroid, Maselli disse che avrebbe voluto essere "dimenticato come regista e ricordato come fotografo". Oggi, è giusto dire che un regista percepito sempre come "politico" è stato in realtà un grande formalista: e prendete la parola come un complimento. Maselli era affascinato dalla tecnologia legata al cinema e aveva una cura dell'immagine e della forma degna di un pittore. È stato un vero artista: del resto non si è allievi di Antonioni e Visconti invano.