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(ansa)

Le passioni di Ivano Marescotti, tra cinema e politica sempre dalla parte dei deboli

Il grande attore e drammaturgo aveva 77 anni. Un anno fa aveva annunciato il ritiro dalle scene
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Era un uomo appassionato, schietto, innamorato del proprio lavoro e della politica, un attore strepitoso che dava carattere ai personaggi che interpretava. È morto Ivano Marescotti, aveva 77 anni. Da qualche giorno era ricoverato all'ospedale civile di Ravenna. Un anno fa, con un post sul suo profilo Facebook, aveva annunciato l'addio alle scene: "Seguendo l'esempio di Jack Nicholson che a 73 anni s'è ritirato dalle scene (si deve pur avere un modello...) per godersi la vecchiaia, comunico che mi ritiro e non faccio più l'attore". Nel messaggio ringraziava la sua agente a Roma, Maria Vittoria Grimaudo, giornalisti e critici "che mi hanno sempre trattato immeritatamente bene, tutti i produttori e registi nonché i molti colleghi attori e attrici coi quali ho avuto il piacere e l'onore di lavorare. Mi tengo solo la scuola Tam (Teatro Accademia Marescotti) con 15-20 allievi ogni anno ai quali insegno recitazione".

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Era un uomo appassionato, schietto, innamorato del proprio lavoro e della politica, un attore strepitoso che dava carattere ai personaggi che interpretava. È morto Ivano Marescotti, aveva 77 anni. Da qualche giorno era ricoverato all'ospedale civile di Ravenna. Un anno fa, con un post sul suo profilo Facebook, aveva annunciato l'addio alle scene: "Seguendo l'esempio di Jack Nicholson che a 73 anni s'è ritirato dalle scene (si deve pur avere un modello...) per godersi la vecchiaia, comunico che mi ritiro e non faccio più l'attore". Nel messaggio ringraziava la sua agente a Roma, Maria Vittoria Grimaudo, giornalisti e critici "che mi hanno sempre trattato immeritatamente bene, tutti i produttori e registi nonché i molti colleghi attori e attrici coi quali ho avuto il piacere e l'onore di lavorare. Mi tengo solo la scuola Tam (Teatro Accademia Marescotti) con 15-20 allievi ogni anno ai quali insegno recitazione".


Ha interpretato oltre settanta film, la grande occasione arriva nel 1989 quando gira con Silvio Soldini L'aria serena dell'Ovest. Ha lavorato con grandi registi: è stato diretto da Anthony Minghella, Ridley Scott, Roberto Benigni (Johnny Stecchino e Il mostro), Marco Risi (Il muro di gomma), Pupi Avati, Marco Tullio Giordana, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati. Nel film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone Cado dalle nubi interpretava in modo irresistibile il padre leghista della ragazza di cui si innamorava Checco. Pieno di pregiudizi, nemico dei meridionali, teneva Alberto da Giussano sul comò. E con Zalone aveva lavorato ancora nel 2011 in Che bella giornata, in cui era un inflessibile colonnello dei carabinieri. Aveva vinto il Nastro d'argento per il ruolo del capofamiglia nel film A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Tra gli ultimi film che aveva girato, Bar Giuseppe con la regia di Giulio Base e Criminali si diventa di Luca Trovellesi Cesana e Alessandro Tarabelli.


Nato a Bagnacavallo, lascia la Facoltà di Architettura quando viene assunto all'ufficio urbanistica del comune di Ravenna. Ma a 35 anni cambia vita, quando un amico gli propone di sostituirlo in uno spettacolo. Inizi difficili, ma ha talento. Ha vissuto tante vite, e la politica ha avuto un ruolo importante. Un passato di uomo di sinistra, si era candidato anche con la lista Tsipras ma nel 2018 aveva votato il Movimento 5 Stelle salvo poi pentirsene. Nel 2019 in un'intervista a Repubblica aveva spiegato l'importanza di andare a votare, "perché la priorità era fermare l'asse Lega-Fratelli d'Italia". "Io non sono un Cinque Stelle" aveva raccontato, "ebbi a che fare con alcuni di loro nella battaglia per il no al referendum costituzionale e mi sembrarono persone per bene. Li votai, solo per cambiare il governo che c'era. Poi se fanno l'esecutivo con la Lega e oltretutto invece di arginarla l'hanno portata al doppio dei consensi... Ma a loro rivolgo comunque l'appello per il voto contro le destre".

S'interrogava sul futuro della sinistra, dopo la fine del Pci: "Il presupposto è stare dalla parte dei più deboli, ma non basta. Il punto è avere in mente un modello alternativo al sistema capitalismo, e non starci dentro. Qualcuno dovrà rifondarla questa idea, anche se non basta chiamarsi "rifondazione" per farlo davvero". La segretaria del Pd Elly Schlein, ricordando il suo impegno, manda le condoglianze alle famiglia, e così il presidente del partito e della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini "un grande artista, interprete dei valori della propria terra ma capace anche di parlare il linguaggio universale dell'arte. Un intellettuale che non ha mai temuto di schierarsi e metterci la faccia per difendere le idee in cui credeva". Anche l'Anpi saluta con affetto Marescotti ("attore e antifascista di cuore e di vita"), sottolineando che aveva da pochissimo rinnovato l'iscrizione all'associazione.

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Nell’autobiografia Fatti veri aveva raccontato l’immenso dolore che aveva segnato la sua vita, la morte del figlio Mattia, scomparso a 43 anni per un tumore. Dalla seconda moglie, Ifigenia Kanarà, aveva avuto Iliade, nata nel 2003. Un anno fa, il 26 marzo 2022, aveva sposato Erika Leonelli, sua ex allieva: le nozze con rito civile si erano svolte nell'Ecomuseo delle erbe palustri di Bagnacavallo, dove erano custoditi i manufatti dal padre di Marescotti. Una cerimonia piuttosto originale, celebrata in dialetto romagnolo; come da tradizione, il presidente del museo aveva regalato alla coppia un dono speciale: una sporta con il pane, che rappresentava il necessario, il sale, l'ingegno, e il vino, "il di più".

Amava la campagna, spiegava che avendo più tempo libero, sarebbe voluto tornare nel suo paese, dove vivevano le sorelle. Ironico e saggio, a partire dagli anni Novanta aveva iniziato un lavoro di recupero del romagnolo, tornando in teatro con i testi di Raffaello Baldini, per poi riscrivere alla sua maniera Dante (Dante, un patàca ispirato alla Divina Commedia) e Ariosto (Bagnacavàl, una contaminazione tra il basso romagnolo e l'Orlando Furioso).

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Raccontava che con la scuola Tam sarebbe rimasto legato comunque alle scene, che voleva godersi la senilità, "una nuova fase della vita, che voglio vivere con felicità". Ricordava quando era andato a recitare in America e in Inghilterra: "Con Hopkins si è creato anche un rapporto d'amicizia. Quando lo incontrai masticavo poco l'inglese, ma riuscimmo comunque a chiacchierare un po'. Lui poi mi ha invitato più volte a colazione e ci siamo rivisti per la presentazione del film (Hannibal) a Roma. Una persona splendida, oltre che uno dei più grandi attori al mondo. In Italia credo di aver conosciuto almeno cento registi". Per una tournée aveva rinunciato al ruolo di Ponzio Pilato nel film La passione di Cristo di Mel Gibson. Era un uomo libero che non aveva rimpianti.