Sandra Milo: "Amavo Fellini, da Mastroianni ero attratta solo spiritualmente. Ricordo quella sua strana richiesta sul set di 8 1/2. Mi viene ancora da ridere..."
di Antonio Iovane , di Antonio IovaneSandra Milo: «Quella famosa richiesta di Marcello Mastroianni sul set di 8 e ½»
Le improvvisazioni di Alberto Sordi sul set de Il marchese del Grillo raccontate dal fido servitore Ricciotto-Giorgio Gobbi. Sandra Milo che ricorda la scena di 8 e 1/2 in cui Marcello Mastroianni le chiede: "Fai la faccia da porca!". Maurizio Scattorin e gli schiaffi presi da Ugo Tognazzi in Amici miei, Giacomo Rizzo e le scene claustrofobiche girate con Nino Manfredi in Pane e cioccolata. E poi ancora le storie di Monica Vitti, Vittorio Gassman, Anna Magnani e Gian Maria Volonté. Il podcast Attorissimi - I miti del cinema italiano, su OnePodcast, racconta i ciak e i segreti di alcuni mostri sacri del nostro cinema attraverso un osservatorio privilegiato: quello degli attori che hanno recitato con loro. Di seguito un estratto della puntata Marcello il latin lov…
Sandra Milo: «Quella famosa richiesta di Marcello Mastroianni sul set di 8 e ½»
Le improvvisazioni di Alberto Sordi sul set de Il marchese del Grillo raccontate dal fido servitore Ricciotto-Giorgio Gobbi. Sandra Milo che ricorda la scena di 8 e 1/2 in cui Marcello Mastroianni le chiede: "Fai la faccia da porca!". Maurizio Scattorin e gli schiaffi presi da Ugo Tognazzi in Amici miei, Giacomo Rizzo e le scene claustrofobiche girate con Nino Manfredi in Pane e cioccolata. E poi ancora le storie di Monica Vitti, Vittorio Gassman, Anna Magnani e Gian Maria Volonté. Il podcast Attorissimi - I miti del cinema italiano, su OnePodcast, racconta i ciak e i segreti di alcuni mostri sacri del nostro cinema attraverso un osservatorio privilegiato: quello degli attori che hanno recitato con loro. Di seguito un estratto della puntata Marcello il latin lover, disponibile su OnePodcast.
Una risata, e un’altra ancora, cristallina, contagiosa, sembra che si spenga e poi invece riprende intensità. Riderà spesso, Sandra Milo, 90 anni appena compiuti, raccontando di 8 e ½ e di Mastroianni e Fellini che a un certo punto dell’intervista diventeranno la stessa persona confondendo lo spaesato cronista. All’epoca del film, siamo nel 1963, l’attrice è reduce da un fiasco clamoroso, quello alla Mostra del Cinema di Venezia di Vanina Vanini di Roberto Rossellini, del 1961, tanto che qualche critico più maligno degli altri oserà ribattezzarla “Canina Canini”. Sandra, che racconta di Mastroianni nella nuova puntata di Attorissimi su OnePodcast, dopo quel flop ha bisogno di un’iniezione di fiducia.
«Quel film fu rovinoso, era stato fischiato e mi costrinse a lasciare la carriera. Ricominciai a fare cinema con Federico Fellini in 8 e ½».
Lei aveva già lavorato con Mastroianni sui set di Adua e le compagne e Fantasmi a Roma, entrambi di Antonio Pietrangeli. Dove lo rivide?
«Lo incontrai alla Titanus, la storica casa di produzione, e fu straordinariamente emozionante, Marcello mi disse: “Bentornata a casa, perché questa è la tua famiglia”».
Quello tra lei e Federico Fellini non era un semplice rapporto di lavoro, eravate anche amanti nonostante Fellini fosse sposato dal 1943 con Giulietta Masina. E questo escludeva qualsiasi possibile coinvolgimento con Mastroianni.
«Io ero innamoratissima di Fellini. E poi Marcello e Federico erano molto amici, si raccontavano tutto, le loro avventure e le loro storie d’amore, quindi Marcello era perfettamente al corrente della storia tra me e Federico. E poi io amavo tantissimo Marcello ma non provavo per lui quel tipo di attrazione che una donna prova per un uomo come lui, bello e affascinante. Ero molto attratta spiritualmente».
In quel film, che racconta la crisi creativa di Fellini stesso, ci sono un po’ di corto circuiti: Mastroianni è l’alter ego di Fellini e va a letto con la sua amante Carla, che nella realtà è lei, ossia la vera amante del regista. In quella scena, non sentiva di trovarsi a letto con Fellini piuttosto che con Mastroianni?
Ride. «Non lo so però non mi sentivo a letto con Mastroianni, è vero, ha ragione».
Sono al punto in cui mi confondo, mentre parlo con Sandra Milo non so più se le sto chiedendo di Fellini o di Mastroianni. Glielo faccio presente e lei ride. La cronometro, ride per sette secondi.
«La capisco, ha ragione, eppure erano molto diversi: Marcello era più leggero, Federico aveva una profondità superiore, però in qualche modo è come se uno avesse quelle parti che mancavano all’altro, si completavano a vicenda».
Vivevano in simbiosi sul set?
«C’era una grande feeling, un rapporto curiosissimo nel senso che nessuno di loro era omosessuale ma in fondo era anche un rapporto quasi d’amore. Era bellissimo stare con loro, sembrava di vedere uscire e entrare uno dentro l’altro, si confondevano e si univano, qualcosa che non mi è mai più capitato di vedere, che non avevo mai conosciuto prima».
Come ricorda Mastroianni?
«Era un ragazzo semplice che sapeva dire cose grandi con molta semplicità. Era un uomo molto intelligente con un grande senso della vita, un grande piacere per le cose buone e semplici, una persona affascinante senza niente di artificioso, era dotato di una grande naturalezza».
E come attore?
«Aveva la capacità di intuire il carattere del personaggio e di rappresentarlo nel modo più semplice e naturale possibile».
Com’era prima di girare le scene?
Ride. «Era meraviglioso. Come sa, lui era molto bello, ma in alcuni film lo volevano bellissimo, in altri meno. Ma Marcello non ci pensava proprio, durante il trucco si addormentava e lasciava fare agli altri. In molti casi gli uomini sono più vanitosi di noi donne, lui invece non se ne curava proprio».
Secondo la vulgata, Mastroianni era un uomo estremamente pigro.
«Si diceva così e lui lo lasciava credere. Ma era tutt’altro, faceva un sacco di cose, se in casa si rompeva qualcosa la portava subito a riparare, quando non lavorava si sentiva male e cercava immediatamente di fare un film. Però dava la sensazione di uno che faceva le cose quasi senza impegno. Non era vero».
In una scena di 8 e ½ Marcello, nell’intimità della camera d’albergo, le formula una richiesta un po’ particolare: “fai la faccia da porca”. Ricorda quando Fellini le spiegò la scena?
Ride. «Io rimasi malissimo perché era una parola che non si usava ed era una parola di quelle terribili, mi vergognavo, poi non sapevo come si facesse la faccia da porca, che faccia è, la faccia da porca? Non capivo e mi ricordo che Federico si arrabbiò molto con me perché disse che un attore non deve avere pudori, dare tutta se stessa al personaggio. Così alla fine feci la famosa faccia da porca. Ogni volta che ci ripenso mi viene da ridere…»
Ride.