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Nanni Moretti e 'Il sol dell'avvenire': "Il nostro è un cinema vivo"

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Il sala dal 20, e poi al Festival di Cannes, il nuovo lavoro del regista con Silvio Orlando, Margherita Buy, Barbora Bobulova
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"Margheritaaaaa!". Si apre con l'urlo di Nanni Moretti, che chiama sul palco del cinema Nuovo Sacher Margherita Buy, l'incontro per parlare di Il sol dell'avvenire, appena presentato ufficialmente alla stampa, una proiezione accompagnata da risate e commozione. Un film "morettiano"  - dal 20 aprile in sala con 01 Distribution -  cinquecento copie, "non sono poche, ma c'è molta attesa, come del resto in Francia", dice il regista, che sarà a metà maggio al festival di Cannes.

Un film, il suo, che è un abbraccio al grande pubblico per la capacità di affiancare il racconto di una crisi personale alle riflessioni sulla storia del nostro Pae…

"Margheritaaaaa!". Si apre con l'urlo di Nanni Moretti, che chiama sul palco del cinema Nuovo Sacher Margherita Buy, l'incontro per parlare di Il sol dell'avvenire, appena presentato ufficialmente alla stampa, una proiezione accompagnata da risate e commozione. Un film "morettiano"  - dal 20 aprile in sala con 01 Distribution -  cinquecento copie, "non sono poche, ma c'è molta attesa, come del resto in Francia", dice il regista, che sarà a metà maggio al festival di Cannes.

Un film, il suo, che è un abbraccio al grande pubblico per la capacità di affiancare il racconto di una crisi personale alle riflessioni sulla storia del nostro Paese, tra (auto) ironia e malinconia. Senza nascondere le proprie fragilità: in una scena in cui il protagonista si ferma a dormire dalla figlia perché la moglie ha deciso di lasciarlo e lui non ne comprende il motivo, Moretti elenca i farmaci quotidiani: anticolesterolo, sonniferi, antidepressivi. Lo "splendido quarantenne"  si riscopre trent'anni dopo -  ne compie settanta ad agosto - più fragile e incapace di comprendere le contraddizioni del presente, restando tuttavia coerente, pronto ad essere in controtendenza rispetto alle mode contemporanee, anche e soprattutto nel cinema. Nel film - prodotto da Fandango, RaiCinema e Le Pacte, Moretti interpreta Giovanni, un regista che gira una pellicola ambientata nel ’56, in cui il giornalista dell'Unità Ennio (Silvio Orlando) e la sarta Vera (Barbora Bobulova) sono una coppia di militanti del PCI che hanno invitato a Roma dall’Ungheria il Circo Budavari, che arriva proprio nei giorni in cui i carrarmati sovietici irrompono a Budapest. I due entrano in crisi ideologica e sentimentale, il primo fedele alle indicazioni del partito che considera quella a Budapest la repressione giusta, l'altra che si schiera con i circensi e con i rivoltosi. Sono in crisi anche nella contemporaneità Giovanni e sua moglie produttrice Paola (Margherita Buy). Lei va in analisi da anni per riuscire a dirgli che vuole separarsi. "Ho iniziato a scrivere il film prima di Tre piani, un film ambientato in una sezione del Pci nel 1956, durante l'invasione sovietica a Budapest. Ma non eravamo convinti. Dopo Tre piani siamo tornati a scrivere ma aggiungendo la storia del regista, ambientata nel presente, del regista che gira il film. La sceneggiatura era pronta già nel giugno del 2022".

Con Margherita Buy e Barbora Bobulova (ansa)

Dalla Vespa al monopattino

A questo si aggiunge il "musical" che è uno dei leit motiv dei suoi film: "Voglio fare il prossimo - racconta all'assistente in una scena -  su una storia d'amore accompagnata dalle belle canzoni italiane". Bravissimi gli attori, Margherita Buy, Silvio Orlando e Barbora Bobulova (ma anche Mathieu Amalric, produttore francese squattrinato e Jerzy Stuhr, maturo nuovo amore della figlia del regista)  affiancati da una schiera di ottimi giovani interpreti, Valentina Romani, Blu Yoshimi, Flavio Furno, Beniamino Marcore. Al posto della storica e famosa Vespa (che è al Museo del cinema) ora c'è un monopattino, un film da girare su una sezione del Pci del Quarticciolo, un produttore francese squattrinato, i difficili rapporti con le piattaforme, il cinema di genere e l'uso facile della violenza.. Ed è un film pieno di personaggi femminili molto belli: "scrivo con sceneggiatrici dai tempi di La stanza del figlio, una presenza positivissima", spiega Moretti, e stavolta firmano il film Valia Santella, Francesca Marciano e Federica Pontremoli, che riflette sul cinema (e ne è anche un omaggio), sul Comunismo delle sezioni anni Cinquanta, sulla fine e sulla rinascita, sulla necessità dell'amore e la possibilià "di sognare cose belle". Un'opera complessa per stili e storie intrecciate e strati,  che arriva però in modo diretto e coinvolgente.

Con Valentina Romani (agf)

 

Contro l'onda, sempre

"Ho sempre reagito andando contro l'onda - spiega Moretti -  a metà degli anni 80 c'erano pochi film italiani radicati sul territorio. C'era molta tendenza a fare film fintamente internazionali, con cast e ambientazioni internazionali. Io ho reagito alla tendenza dominante che per piacere a tutti non piaceva a nessuno, ho reagito con una mia casa di produzione facendo e producendo film italiani. Qualche anno dopo i cinema chiudevano, c'era il trionfo delle videocassette, io ho aperto a Roma il Nuovo Sacher nel novembre del 1991. Poi in Arena cè stato il festival con i registi esordienti. E anche ora in un momento di difficoltà delle sale, anche questa volta ho fatto finta di niente e continuato a pensare, scrivere e girare, questo film per gli spettatori in un cinema. Cerco sempre di non preoccuparmi troppo di quello che sta succedendo intorno". C'è una scena corale molto festosa che restituisce l'idea di film e i personaggi di Moretti che ci hanno accompagnato in questi anni, verso la fine del film: "Con il saluto alla parata finale chiudo questa primissima fase di carriera a cui seguirà anche una seconda parte di un'altra cinquantina d'anni e magari ne seguirà anche una terza. Insomma tutt'altro che un film testamento".

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In monopattino verso Cannes, con Rohwacher e Bellocchio

Il sol dell'avvenire è uno dei tre italiani in concorso al Festival di Cannes. È la nona presenza per Nanni Moretti, amatissimo in Francia, vincitore come regista nel 1994 con Caro diario e Palma d’oro – l'ultima vinta dall'Italia – per La stanza del figlio. Con Il sol dell’avvenire, che uscirà al cinema il prossimo 20 aprile, il cineasta festeggia anche i quarantacinque anni al festival, quando presentò Ecce bombo. "Io vado con il solito spirito, so che anche in Francia il film è molto atteso, pochi giorni fa sono andato a Parigi a controllare i sottotitoli, poster e titolo del film sono diversi, ma ho detto sì e il film uscirà il 28 giugno, lì non hanno, al contrario che in Italia, il tabù dell'estate. Vedere il proprio film a Cannes è bellissimo, sentire piangere e ridere la platea enorme al Palais", ha aggiunto. "Non so nulla degli altri film, ma di Marco Bellocchio non c'è bisogno che parli io. Ho visto al cinema e non in tv il suo Esterno Notte e ho trovato tra gli altri Margherita Buy bravissima, quanto ad Alice Rohrwacher è una regista molto, molto interessante, qui al Sacher ho programmato tutti i suoi film. Mi dispiace che al Festival non ci sia Matteo Garrone, anche se non so nulla del suo film".

Con Mathieu Amalric 

"Poca cura per il cinema italiano, che pure è vivo"

Secondo Moretti, "il cinema italiano sta lì, nei tanti film d'autore che un tempo venivano coccolati e che invece ora molto spesso vengono gettati allo sbaraglio. E così il pubblico non capisce che tipo di film sia. Sembra tutto un po' a casaccio e non è una bella cosa. Ci sono tanti registi, fino a 65 anni e tanti anche sotto, giovani. È un cinema vivo, però quello che ci manca, secondo me, è la cura intorno al cinema inteso sia come fenomeno artistico che industriale, mancano ad esempio delle belle tramissioni di cinema in tv. Poi i film che funzionano ci sono sempre, a volte ci sono anche sorprese piacevoli, sfido chiunque ad aver pronosticato il successo che ha avuto Le otto montagne in sala". E il Moretti esercente come combatte la crisi? "Più che programmare buoni film cosa posso fare? So che dovrei rispondere che bisogna dare al pubblico "una esperienza". Io in questo sono un po' vecchio, penso che programmare buoni film sia la cosa principale. Anche se io al Sacher ho ospitato Gli orsi non esistono, The quiet girl, bellissimi, e mi sono stupito e dispiaciuto della poca risposta del pubblico".

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L'invasione dell'Ucraina e quella battuta tagliata

Qualcosa è cambiato, nel film, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. "La prima stesura è del giugno 2021, l'invasione russa è il 24 febbraio 2022, tanto tempo dopo. Io ho iniziato a girare ai primi di marzo 2022. Forse abbiamo aggiunto una frase a un dialogo del personaggio di Barbora che dice 'noi vi apriremo le nostre case'. Per il resto andavo avanti per il mio film, con la nostra sceneggiatura". Ma, aggiunge, ha tolto la frase quando dice ad Amalric, in piazza Mazzini in monopattino "'sembra un po' la Budapest degli anni 50". Poi aggiungevo "già vedo i carri armati avanzare verso viale Carso", ecco quella mi faceva un po' impressione e l'ho tagliata". C'è infine un piccolo giallo su una scena in cui c'erano dei leoni lasciati in libertà e che è stata tagliata. Domenico Procacci di Fandango: "Avrei potuto essere il produttore che dopo tanti anni, dai tempi dei peplum, riportava i leoni a Roma, invece la scena è stata eliminata".

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