James Gunn: "Guardiani addio, ma salvare la galassia mi ha reso migliore"
di Arianna Finos , di Arianna FinosParigi - James Francis Gunn Jr. di St. Louis, Missouri, dieci anni fa, alle spalle qualche horror e un piccolo film d'affaccio super eroico, lanciava i suoi disadattati Guardiani della galassia al centro dell'universo Marvel. Oggi, la chioma punk sbiancata, consegna l'ultimo capitolo della trilogia, il Vol. 3 (dal 3 maggio in sala) che segna il suo addio agli Avengers e alla Disney: è diventato co-presidente e direttore creativo dei Dc Studios per ridisegnare l'immaginario di Superman e Co. Quello con Marvel è stato un rapporto complicato, Gunn licenziato per dei tweet controversi ripescati dal passato e riassunto grazie al sostegno dei "suoi" attori (Chris Pratt, Zoe Saldana e il marito Marco Perego andavano a cucinargli la cena), che sono pronti a seguirlo ovunque andrà. Lo incontriamo in un hotel parigino.
'I guardiani della galassia Vol. 3', le prime immagini del nuovo capitolo
Cos'…
Parigi - James Francis Gunn Jr. di St. Louis, Missouri, dieci anni fa, alle spalle qualche horror e un piccolo film d'affaccio super eroico, lanciava i suoi disadattati Guardiani della galassia al centro dell'universo Marvel. Oggi, la chioma punk sbiancata, consegna l'ultimo capitolo della trilogia, il Vol. 3 (dal 3 maggio in sala) che segna il suo addio agli Avengers e alla Disney: è diventato co-presidente e direttore creativo dei Dc Studios per ridisegnare l'immaginario di Superman e Co. Quello con Marvel è stato un rapporto complicato, Gunn licenziato per dei tweet controversi ripescati dal passato e riassunto grazie al sostegno dei "suoi" attori (Chris Pratt, Zoe Saldana e il marito Marco Perego andavano a cucinargli la cena), che sono pronti a seguirlo ovunque andrà. Lo incontriamo in un hotel parigino.
'I guardiani della galassia Vol. 3', le prime immagini del nuovo capitolo
Cos'è stata per lei la trilogia?
"Totalizzante. Negli ultimi 11 anni di vita ho passato il 60% del tempo a pensare ai Guardiani. Difficile ora adattare il mio mondo a qualcosa di diverso. Ma è un sollievo aver chiuso il racconto esattamente come volevo, dando a ognuno dei miei outsider la dignità che meritava".
Da cosa è partito per il Vol. 3?
"Fin dall'inizio il segreto di questa serie è stato Rocket, il procione parlante: da dove veniva questo piccoletto innocente, trasformato in qualcosa che non voleva, la creatura più triste del mondo. Questa tristezza è il seme della trilogia. Stavolta ne seguiamo il viaggio".
Si identifica in Rocket?
"Emotivamente sì. È un ragazzino arrabbiato che può essere crudele, ha allontanato tutti e ha paura di essere vulnerabile. È successo a me. Nel corso di questi anni ho iniziato a cercare di essere me stesso, aprirmi agli altri, ma la mia inclinazione naturale è sentirmi isolato da tutti e usare la rabbia, il black humour e altro che allontana gli altri".
Cos'ha perso e cosa ha guadagnato in questi dieci anni?
"Sono cambiato molto. Sono una persona migliore. Anche per la capacità di concentrarmi sul film senza lasciarmi sopraffare dal 'rumore' del resto. Ma ho sempre saputo che il mondo aveva bisogno di un fantasy spaziale diverso da quanto visto prima".
Ora è andato alla Dc.
"Alla Marvel mi hanno fatto lavorare in libertà. Ma voglio provare a raccontare storie differenti, ciascuna in modo diverso, con film connessi tra di loro ma anche con varie identità. È una grande sfida da affrontare, ma divertente".
I film Marvel recenti sono stati accolti meno bene. Il vostro?
"Può succedere che i nuovi film piacciano meno. Noi siamo sempre stati un caso a parte, un'opera spaziale, non proprio un film di supereroi. Chi ama i Guardiani non ne resterà deluso".
Vol. 3 è pieno di citazioni.
"Sono un grande fan del cinema coreano. Adoro la fotografia di Wong Kar-wai, come gira Martin Scorsese. Ma noi abbiamo creato la nostra estetica, usando fotocamere speciali".
Scorsese è critico sui film di supereroi tutti uguali.
"È vero, troppi finiscono per essere solo botte ed effetti. Ma il cinema ha una tradizione di generi diversi, film dai fumetti, western, gangster movie. Ognuno di loro può essere buon cinema, bollarli in basa alla tipologia è ridicolo. Per il futuro, penso che concentrarsi ripetutamente sul dover salvare l'universo sia qualcosa di vecchio. Sappiamo che non morirà, non c'è una vera posta in gioco. Le persone si coinvolgono di più guardando un procione che sta per morire piuttosto che un universo che scompare".
Un film piccolo lo farebbe?
"Non ho tempo e amo i kolossal, la notte prima di dormire coreografo scene d'azione nella mia testa. Mi piacciono l'avventura, le creature magiche e strane, i mostri e tutto il resto. Poi le avvicino alla realtà".
Vol. 3 mostra la tortura e gli esperimenti sugli animali.
"Il mio non è un film esplicitamente politico, parla di empatia e gentilezza verso tutte le creature dell'universo. Aprirsi agli altri, accoglierli, ti rende migliore, egoisticamente parlando. Il dolore e le esperienze negative non possono essere una scusa per chiuderci agli altri. Poi il film si interseca con questioni politiche, alcune delle quali sono ridicole per me: quindici anni fa non avremmo pensato che dire 'non esiste una razza superiore' fosse una cosa politica, ci sembrava impossibile che si potesse sostenere il contrario. C'è chi invece oggi lo fa. Ed è triste".
Rocket è stato immaginato su suo fratello Sean Gunn
"La recitazione, le espressioni, le emozioni di Rocket sono basate su di lui. Mio fratello è la persona che conosco e mi conosce di più al mondo, il mio migliore amico, il ragazzo che è stato l'officiante del mio matrimonio. Faceva i filmini horror con me quando eravamo dei bambini, qualunque cosa faremo sarà insieme".
La musica: c'è la struggente Creep dei Radiohead, inno ai disadattati terrestri e spaziali.
"I miei film mi sembrano sempre canzoni dei Nirvana. Entri lentamente, ti lasci andare e poi vai alla grande con il refrain e le chitarre distorte, per poi tornare. Il ritmo è ciò che conta davvero, fare film per me è come creare musica".