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Essere Michael J. Fox, il coraggio e l'amarezza: "Non arriverò a 80 anni"

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Il Parkinson, diagnosticato nel '91 quando aveva 29 anni, ha stroncato la carriera della star di 'Ritorno al futuro'
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Le immagini dell'intervista concessa alla giornalista della Cbs Jane Pauley, andate in onda nel notiziario Cbs Sunday Morning, possono essere scioccanti. Ma solo per chi non ha seguito le notizie su Michael J. Fox negli ultimi trent'anni. L'attore di Ritorno al futuro aveva solo 29 anni quando, nel 1991, gli è stata diagnosticata una grave forma del morbo di Parkinson. E oggi, a 62 anni ancora da compiere (è nato il 9 giugno del 1961), Fox si confessa alla giornalista senza remore: "Sta bussando alla porta, sarò franco, sta diventando sempre più difficile, ogni giorno è più difficile. Non si muore di Parkinson, si muore con il Parkinson. Non arriverò a 80 anni".

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Le immagini dell'intervista concessa alla giornalista della Cbs Jane Pauley, andate in onda nel notiziario Cbs Sunday Morning, possono essere scioccanti. Ma solo per chi non ha seguito le notizie su Michael J. Fox negli ultimi trent'anni. L'attore di Ritorno al futuro aveva solo 29 anni quando, nel 1991, gli è stata diagnosticata una grave forma del morbo di Parkinson. E oggi, a 62 anni ancora da compiere (è nato il 9 giugno del 1961), Fox si confessa alla giornalista senza remore: "Sta bussando alla porta, sarò franco, sta diventando sempre più difficile, ogni giorno è più difficile. Non si muore di Parkinson, si muore con il Parkinson. Non arriverò a 80 anni".

È molto doloroso dirlo, ma la sensazione è che Fox abbia deciso di uscire allo scoperto perché sente che il tempo rimasto è poco: dal 12 maggio sarà visibile su AppleTv+ il documentario Still: la storia di Michael J. Fox (Still: A Michael J. Fox Movie), diretto da Davis Guggenheim e realizzato in collaborazione con la moglie Tracy Pollan. I ricavati andranno alla sua fondazione, grazie alla quale la ricerca sulla malattia ha fatto innegabili progressi. Nel documentario parla anche delle sue dipendenze dai farmaci, che lo hanno reso instabile quando ancora nessuno sapeva della malattia. Dal ’91 al ’98 l’attore ha lottato contro il Parkinson all’insaputa dell’industria: a Hollywood si parlava di lui come dell’ennesimo, inaffidabile enfant prodige che si era perso per strada, e invece la strada si era fatta impervia a causa del morbo.

È da quando ha avuto la terribile diagnosi che Fox combatte con la malattia, e dal 1998 (anno in cui dovette sostenere una delicata operazione chirurgica) ha reso pubblica la propria storia, senza nascondersi: parlarne è fondamentale, e può essere di conforto a molte persone. E pensare che nel '91, alla soglia dei trent'anni, Michael J. Fox aveva il mondo in mano. Erano appena usciti i capitoli 2 e 3 di Ritorno al futuro, dopo l'immenso successo del capitolo 1 nel 1985. Ritorno al futuro non era nato come un franchise, e infatti era perfettamente compiuto e autosufficiente. La scritta "To be continued" che oggi leggete alla fine del primo film fu aggiunta sulle copie in Vhs (ve lo ricordate, il Vhs?) distribuite dopo il clamoroso esito del film in sala, quando il regista Bob Zemeckis e il suo fido sceneggiatore Bob Gale (un genio) decisero di scrivere i capitoli successivi: si narra che Fox, ignaro di tutto, abbia visto la scritta rivedendo il film a casa sua e abbia immediatamente chiamato il suo agente per essere sicuro che non volessero cambiare attore. Invece, come era ovvio, sia lui sia Emmett "Doc" Brown - il formidabile Christopher Lloyd - erano a bordo.

Ma non tutto fu così semplice: Crispin Glover, che nel primo film interpretava il padre di Marty McFly, rifiutò di girare i seguiti e il suo personaggio, come accade nelle migliori famiglie (e nelle migliori serie), fu ucciso. Invece Claudia Wells, che nel primo film era Jennifer - la fidanzatina di Marty - dovette rinunciare al ruolo per un motivo doloroso: aveva smesso di recitare perché sua madre si era gravemente ammalata di cancro, e fu rimpiazzata da Elizabeth Shue, costringendo Zemeckis a rigirare tutte le scene con Jennifer che si dovevano "rivedere" nel seguito.

I capitoli 2 e 3 furono girati contemporaneamente, ufficialmente per "catturare" Fox nel pieno della gioventù. In realtà, si è saputo successivamente che la lavorazione dei due film fu accelerata proprio perché l'attore cominciava a manifestare i primissimi sintomi della malattia poi diagnosticata solo nel 1991. A margine, leviamoci la soddisfazione di ribadire che il capitolo 2 è il più bello della trilogia, un autentico capolavoro sul tema degli universi paralleli che dovrebbe far vergognare a morte tutti coloro che hanno votato Everything everywhere all at once come miglior film agli Oscar: il tema è lo stesso, ma Ritorno al futuro II è cento volte migliore. Il capitolo III, dove Marty e Doc finiscono nel Far West, è molto grazioso ma meno originale: certo, l'inquadratura in cui la DeLorean prende la rincorsa nel solito parcheggio e si ritrova nel passato, inseguita da un'orda di indiani usciti da un western di John Ford, vale il prezzo del biglietto.

(afp)

Fox era stato pagato 250.000 dollari per il suo lavoro nel primo film: per il secondo e il terzo prese 5 milioni di dollari. Un bel salto, nel giro di tre anni, ma purtroppo non poté goderselo a lungo. Nel frattempo, nel 1988, si era sposato con Tracy Pollan, tuttora sua moglie (hanno quattro figli). Si erano conosciuti sul set di Le mille luci di New York, uno dei film "seri" con i quali Fox si stava costruendo una credibilità da attore adulto. Un ruolo come quello di Marty McFly può inscatolarti per tutta la vita nel cliché dell'attore-adolescente innamorato dello skateboard e del rock'n'roll. Tra l'altro Fox aveva (ha) un doppio problema, alla faccia da ragazzino si aggiunge un fisico non da supereroe, essendo alto 1,63.

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Nel 1989, lo stesso anno in cui uscì Ritorno al futuro II, partecipò a Vittime di guerra, un crudo film sul Vietnam diretto da Brian De Palma. Essendo un ottimo attore, ce l'avrebbe fatta. Ma purtroppo la malattia gli ha tarpato le ali. Fox ha lavorato molto dal 1991 in poi, comparendo anche in film importanti (come Mars Attacks! di Tim Burton e Il presidente di Rob Reiner), ma quasi mai in ruoli da protagonista. Il Parkinson ha sicuramente stroncato una carriera importante, ma non ha stroncato il coraggio di Fox e la voglia di aiutare - attraverso la citata fondazione - tutti quelli che sono nella sua stessa, dolorosa condizione.