Gli occhi di Fabrizio Gifuni si rabbuiano: "Semplicemente non condivido nulla di quelle parole". C'è una reazione forte nel cinema italiano, chiamato al Quirinale nel giorno dei David di Donatello, alle dichiarazioni di Luca Barbareschi, secondo il quale le attrici denunciano molestie per farsi pubblicità. Dopo la risposta della presidente di Amleta Cinzia Spanò ("Barbareschi è ignobile, le duecentoventitré denunce sono reali"), l'associazione Campo Innocente ha protestato davanti al Teatro Eliseo. Cinque anni dopo il MeToo, con la nascita di collettivi come Dissenso comune e Amleta, la situazione in Italia per Gifuni è cambiata: "Credo che le cose si siano messe nella direzione giusta - dice - c'è finalmente un movimento sano. La strada da percorrere è lunga, però per la prima volta in questi anni mi sembra si stia muovendo qualcosa di collettivo, che ci riguarda tutti. Credo perci&ogr…
Gli occhi di Fabrizio Gifuni si rabbuiano: "Semplicemente non condivido nulla di quelle parole". C'è una reazione forte nel cinema italiano, chiamato al Quirinale nel giorno dei David di Donatello, alle dichiarazioni di Luca Barbareschi, secondo il quale le attrici denunciano molestie per farsi pubblicità. Dopo la risposta della presidente di Amleta Cinzia Spanò ("Barbareschi è ignobile, le duecentoventitré denunce sono reali"), l'associazione Campo Innocente ha protestato davanti al Teatro Eliseo. Cinque anni dopo il MeToo, con la nascita di collettivi come Dissenso comune e Amleta, la situazione in Italia per Gifuni è cambiata: "Credo che le cose si siano messe nella direzione giusta - dice - c'è finalmente un movimento sano. La strada da percorrere è lunga, però per la prima volta in questi anni mi sembra si stia muovendo qualcosa di collettivo, che ci riguarda tutti. Credo perciò che le parole di Barbareschi lascino il tempo che trovano".
"Penso che Amleta abbia fatto un lavoro fondamentale - osserva Roberto Andò - queste denunce sono il segno di una traccia, una testimonianza importante che però non va di pari passo con un cambiamento di mentalità altrettanto deciso. C'è ancora molto da fare". Con lui c'è la figlia Giulia, attrice: "Sono d'accordo, tutto questo lo sento sulla mia pelle. Sono fortunata perché vivo in un momento in cui le cose possono cambiare". Per Mario Martone "è stato passato un guado, esiste un prima e un dopo. C'è un prima in cui, probabilmente, alcuni elementi della cultura maschile patriarcale potevano ancora giustificare delle cose, ma oggi siamo al di là di questo. Un provino è un provino, che ci sia un uomo, una donna, nessuno che fa un provino deve abusare di un potere. Non voglio fare polemica con Barbareschi, tanto meno in questa giornata. Diciamo che ognuno si posiziona come vuole, al di qua o al di là del guado. Il mondo cambia". Ne è convinto anche Riccardo Milani, "ci si è accorti tutti di distorsioni e comportamenti gravi. Le donne sono andate avanti, la società stessa è molto più avanti di noi". Per il regista Vincenzo Pirrotta "dire che non ci sono più le molestie sarebbe una falsità. Nel Paese c'è una mentalità maschilista o che non accetta la diversità".
"Le cose stanno cambiando - commenta Alex Infascelli - c'è stato un ribaltamento iniziale violento, perché siamo comunque animali. Penso che la battaglia andrebbe giocata non sul potere sessuale e di genere, ma sulla dignità di tutti noi che facciamo questo lavoro che a volte ci porta, mancando, a fare delle cose sbagliate". Per Barbara Ronchi il comportamento di Barbareschi "è stato indelicato e anche con la sua storia personale non credo sia adatto a parlare di chi ha subito dei traumi, solo le persone interessate possono parlarne con cognizione di causa". Durissimo il giudizio della regista Giulia Steigerwalt: "È un momento di grandissima bassezza. In Italia se una donna subisce violenza o molestie ha solo sei mesi per denunciare, neanche il tempo di superare psicologicamente il trauma. Tutti sappiamo quel che avveniva prima, in Italia non è neanche uscita la punta dell'iceberg, a differenza degli Usa nessuno è stato condannato, tutti lavorano felici. Siamo l'unico Paese in cui c'è chi si permette di dire che le donne denunciano per notorietà. C'è una cultura generale che dà per scontato che chi denuncia sia in qualche modo colpevole. È difficile fare i nomi quando rischi una querela per diffamazione e non hai modo di andare a processo. Ma bisognerebbe che certe persone avessero la decenza di stare zitte".