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Dario Argento, a Londra un mese di film. "Ho ancora le stesse paure e le porto sullo schermo. Le piattaforme? La morte del cinema"

Incontro con il maestro del brivido al quale il British Film Institute dedica un'ampia retrospettiva. "Ma io non riguardo mai i miei lavori, mi sembra che non li abbia girati io. Asia? Il mio orgoglio, ha un grande carattere"
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LONDRA - Dario Argento, 82 anni, uno dei più grandi registi italiani viventi, maestro indiscusso dell'horror e della paura, dunque in questi giorni sarà a Londra? "Sì, ma con una stampella".

Urca, cos'è successo?
"Sono caduto e mi sono rotto il femore, lo scorso dicembre. Ma sto recuperando. E il 12 maggio, dopo aver fatto il pieno per la rassegna di Alan Jones con il mio ultimo film Occhiali neri, sarò all'istituto di Southbank per incontrare il pubblico della rassegna a me dedicata".

Già. Dario Argento: Doors into Darkness, maxi retrospettiva con il British Film Institute di un mese a Londra (1-23 maggio) che offre la programmazione delle versioni restaurate in 4K di 17 suoi film dai laboratori di Cinecittà, tra cui L'uccello dalle piume di cristallo, lo straordinario debutto del 1970, Il gatto a nove code, il capolavoro-manifesto Profondo rosso (1975), ovviamente Suspiria (1977), l…

LONDRA - Dario Argento, 82 anni, uno dei più grandi registi italiani viventi, maestro indiscusso dell'horror e della paura, dunque in questi giorni sarà a Londra? "Sì, ma con una stampella".

Urca, cos'è successo?
"Sono caduto e mi sono rotto il femore, lo scorso dicembre. Ma sto recuperando. E il 12 maggio, dopo aver fatto il pieno per la rassegna di Alan Jones con il mio ultimo film Occhiali neri, sarò all'istituto di Southbank per incontrare il pubblico della rassegna a me dedicata".

Già. Dario Argento: Doors into Darkness, maxi retrospettiva con il British Film Institute di un mese a Londra (1-23 maggio) che offre la programmazione delle versioni restaurate in 4K di 17 suoi film dai laboratori di Cinecittà, tra cui L'uccello dalle piume di cristallo, lo straordinario debutto del 1970, Il gatto a nove code, il capolavoro-manifesto Profondo rosso (1975), ovviamente Suspiria (1977), l'agghiacciante meta-giallo Tenebre (1982)...
"Sì, abbiamo già fatto qualcosa di simile al Lincoln Centre a New York e alla Cinémathèque Français a Parigi, ed è stato un grande successo. In queste nuove versioni c'è più nitidezza nella proiezione, il sonoro migliorato, è un'esperienza ancora più coinvolgente".

Simili retrospettive le hanno fatto capire qualche lato mai approfondito delle sue opere?
"Ma io non li riguardo mai i miei film!".

Ah no?
"No. Appena arrivano in sala, amen. Anzi, no, una volta è successo".

Cosa?
"Anni fa, a una rassegna di Los Angeles, ho rivisto Suspiria con il pubblico...".

E...
"Sa cosa ho provato? Totale distacco. Come se non lo avessi girato io. Forse era passato troppo tempo. Eppure con Suspiria e Profondo rosso forse mi sono più impegnato di altre volte. Ma non rifarei mai remake, non mi piace".

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A proposito di Inghilterra, a inizio carriera qualcuno la bollò come l'Hitchcock italiano.
"Adoravo Hitchcock, uno dei più grandi di sempre. Ma era una etichetta sbagliata. I miei film non c'entrano niente con lui: il racconto delle storie, la tecnica... tutto un altro mondo".

Hitchcock chiamava i suoi attori 'bestie', 'bambini cretini', era oppressivo. Lei con i suoi attori come si comporta?
"Gli parlo la sera prima, gli spiego come la scena. Ma poi gli dico: 'Quando arrivi in hotel pensa ad aggiungere qualcosa di tuo per renderla il più realista possibile. Non fare il pappagallo ed eseguire esattamente ciò che ti dico io'".

Il suo prossimo film?
"Un noir francese. Sarebbe già dovuto partire, ma appunto mi sono rotto il femore. Riprenderemo a novembre".

La Francia, Parigi, il suo vero altrove...
"Beh, lì ho studiato e soprattutto ho scoperto il cinema, vedendo film senza sosta, alla Cinémathèque, le pellicole mute e la meravigliosa nouvelle vague, con quel suo modo di raccontare... E poi, solo due anni fa, a Parigi ero l'attore protagonista di Vortex di Gaspar Noé".

È cambiato oggi il suo processo di ispirazione?
"No. Mi ispiro dalla mie profondità, come sempre".

Ha sogni e incubi anche a quest'età?
"Certo. Difatti mi ispiro a sogni e pensieri. E la paura è sempre la stessa. Sono seguace della psicoanalisi e degli insegnamenti di Sigmund Freud. Episodi mi appaiono nella mente, magari mentre guido, mi fermo, segno tutto, e li faccio diventare film".

Qual è la sua più grande paura oggi?
"La guerra".

Con quale regista è stato più in sintonia?
"George Romero. Ero il mio migliore amico, ci siamo frequentati per molti anni, abbiamo fatto due film insieme. Andavo a trovarlo a Pittsburgh o a Sanibel Island, in Florida, dove aveva una villa. Lui veniva in Italia e io lo ospitavo a Roma antica, che amava moltissimo. La sua morte, qualche anno fa, per me è stata una bruttissima notizia. Ci scambiavamo idee e pensieri".

Anche consigli sui film?
"No, quelli no! I film sono personali. Nessuno si permetteva di sindacare nulla sulle opere dell'altro".

Ma negli anni, ha avuto la percezione che amici e conoscenti avessero paura di lei a causa dei suoi film, come capitò a Anthony Hopkins dopo Il silenzio degli innocenti?
"No. Anche perché, al confronto, nonostante l'horror e la paura, i miei film non hanno mai rinunciato a essere vivaci, ironici e pieni di vita, nonostante la morte. Hanno sempre avuto recondita freschezza, che è stato un po' il mio segreto".

C'è anche 'Suspiria' tra i film della retrospettiva in programma a Londra 

Che cos'è per lei l'amore oggi?
"Sempre un'attrazione fisica e psicologica. Fino a quando diventa un non senso, un niente, appena si scopre che l'amore idealizzato non esiste".

Nel suo ultimo film, Occhiali neri, è tornato a girare con sua figlia Asia. Più facile o difficile essere parenti stretti sul set?
"Più facile. Asia mi ha seguito sin da piccolissima sui set. Tra noi c'è sempre stata sintonia. Tutto è più semplice così. E sono molto orgoglioso di lei, a maggior ragione dopo il caso #MeToo che ha contribuito a scatenare: Asia ha un grande carattere, forza di volontà eccezionale, e difatti è un'attrice conosciuta in tutto il mondo. È in gamba, veramente".

Asia Argento nel film 'La sindrome di Stendhal' (1996) 
Perché oggi il cinema italiano è in declino?
"È modesto. Forse perché oramai i film costano troppo, quindi ci si arrangia con commedie o storie televisive. Non vedo ancora una rinascita del cinema italiano".

Netflix è causa del problema?
"Fa male non solo al cinema italiano ma a quello internazionale. Le sue produzioni sono film di fattura grezza, abbastanza rozza, spesso girati velocemente, Ma l'abbonamento costa poco e quindi ha pubblico... Mentre molte sale cinematografiche hanno chiuso, in tutto al mondo, o sono diventate supermercati o negozi, come al centro di Roma".

E come faremo senza l'esperienza collettiva e dialogica del cinema?
"Si perde quello che diceva Freud. Il cinema è una seduta psicoanalitica: si sta al buio, con se stessi, da soli, in contatto con la storia sullo schermo, concentrati. Il film su un computer è un'esperienza povera".