Chiara Mastroianni, madrina del Festival di Cannes: "L'ultima volta qui con papà Marcello, che mi faceva coprire come fossi una bambina"
dalla nostra inviata Arianna FinosChiara Mastroianni è la madrina di Cannes 76, protagonista anche del film Eureka, al fianco di Viggo Mortensen. La incontriamo di fronte al mare, a pochi passi dal manifesto gigante che ritrae sua madre Catherine Deneuve, in bianco e nero, sul set del film La chamade, 1968. L’attrice, cinquant'anni, indossa jeans, camicia bianca e una giacca da uomo. Si accende una sigaretta, di profilo, con la stessa elegante noncuranza del padre Marcello e la somiglianza toglie il fiato.
Che effetto le fa tornare alla Croisette, stavolta da madrina?
“L’invito mi ha sorpreso, anche perché non si può dire che io brilli nel parlare in pubblico. Ma ero molto felice. Ho avuto la possibilità sin dal mio primo film di partecipare in concorso, poi in giuria e poi di svolgere diversi incarichi: sono felice di esplorare questa nuova funzione. Sono curiosa, felice, onorata. E spero di non far rimpiangere di chi mi ha fatto la proposta”.
La cerimon…
Chiara Mastroianni è la madrina di Cannes 76, protagonista anche del film Eureka, al fianco di Viggo Mortensen. La incontriamo di fronte al mare, a pochi passi dal manifesto gigante che ritrae sua madre Catherine Deneuve, in bianco e nero, sul set del film La chamade, 1968. L’attrice, cinquant'anni, indossa jeans, camicia bianca e una giacca da uomo. Si accende una sigaretta, di profilo, con la stessa elegante noncuranza del padre Marcello e la somiglianza toglie il fiato.
Che effetto le fa tornare alla Croisette, stavolta da madrina?
“L’invito mi ha sorpreso, anche perché non si può dire che io brilli nel parlare in pubblico. Ma ero molto felice. Ho avuto la possibilità sin dal mio primo film di partecipare in concorso, poi in giuria e poi di svolgere diversi incarichi: sono felice di esplorare questa nuova funzione. Sono curiosa, felice, onorata. E spero di non far rimpiangere di chi mi ha fatto la proposta”.
La cerimonia abbraccia un pubblico internazionale e televisivo.
“Sì, gli spettatori prima di tutti. Cercherò di prepararmi qualcosa di profondo ma anche divertente. Magari susciterà qualche risata involontaria, perché è vero che mi sento più vicino a Pierre Richard ne La capra che a Rita Hayworth in La signora di Shanghai. Sono una persona piuttosto maldestra nella vita e spesso mi rompo la faccia. Spero che ciò non accada, ovviamente, ma se farò ridere a mia insaputa, beh, la cosa non mi creerà problemi”.
La prima volta venne qui con sua madre..
"Era il mio primo film e rimasi davvero colpita, inoltre sono sempre stata fan dei mercatini di Cannes. È stato un buon inizio quello, e poi questo luogo si è popolato di bei ricordi, film e registi che amo, Arnaud Desplechin, Raoul Ruiz, Xavier Beauvois, Manoel de Oliveira. E non ci si abitua mai, è sempre una emozione grande, con tutta l’ansia e la paura del palco. Ma che ci possono fare? È la mia natura, non cambierà".
Il ricordo più forte a Cannes con suo padre?
"Quando sono venuta a presentare Tre vite e una sola morte di Raul Ruiz, in cui recitavamo entrambi. Sono stati gli ultimi mesi di vita mio padre, questo ha aggiunto ancora più emozione. Ma la contempo è un ricordo divertente perché avevo ventitrè anni e mio padre aveva una sola ossessione, "Copriti, ti prenderai un raffreddore", per lui ero ancora una bambina. E lui insisteva che mi mettessi un golfino sul mio bellissimo vestito, io non avevo alcuna intenzione di rovinare la scollatura. Anche perché me lo aveva già fatto da bambina. Andavamo spesso al Carnevale di Venezia e un anno mi noleggiarono un bellissimo vistito da marchesa. Papà mi fece mettere sotto il costume un orrendo dolcevita, che usciva dalla scollatura. Mi arrabbiai moltissimo. Mi hanno sempre coperta con cappucci, cappotti. Da bambina ho fatto una figurazione in un film di Claude Lelouch. E lui mi constrinse a indossare un passamontagna, che rabbia. Per fortuna dei bambini oggi non esistono quasi più, perché erano un po’ umilianti, vero?”.
Come fu essere in giuria con Scorsese?
“Incredibile, fu un presidente appassionato, poco egocentrico, generoso. Ricordo il primo incontro: 'Questo è un festival, vorrei che potessimo premiare il maggior numero possibile di film'. Ed è stato stupendo sentirlo parlare di cinema per tanti giorni. Ci chiedeva di partecipare. Io avevo ventisei anni, ma lui ci ha trattato tutti allo stesso modo. E poi ho vinto qui con L'hotel degli amori smarriti, il mio primo premio come attrice. Uno choch, positivo, mi ha dato forza".
Con Christophe Honoré girerà il settimo film
“Ci addentreremo in qualcosa che, forse, sarà un po' nello spirito di L'hotel degli amori smarriti, nel senso che ci sono momenti con un po’ di magia, di sogno ad occhi aperti. Saremo più propensi a qualcosa di onirico, meno al realismo di altri film che abbiamo fatto insieme. Un film corale. Non abbiamo ancora il titolo".
Porta anche un film da attrice, 'Eureka'. E qui l’accoglienza può essere esaltante ma anche dura.
“A volte nello stesso momento. Ricordo che quando sono venuta per il film di Xavier Beauvois, intitolato N'oublie pas que tu vas mourir, fummo fischiati ma al tempo stesso vincemmo un premio. È come la vita, devi accettare il bene e il male. Rischi, ma la porta in gioco è alta. Preferisco rischiare e giocare fino alla fine”.
Come è arrivata al film di Lisandro Alonso?
"L'ho conosciuto grazie al premio che ho vinto a Cannes, perché era nella giuria di Un Certain Regard quell'anno, e così dopo, alla fine della cerimonia, l'ho incontrato e qualche mese dopo mi ha inviato la sceneggiatura dicendo che avrebbe voluto che lavorassimo insieme. Ho un ruolo piccolo, è un film di Viggo Mortensen, è una specie di viaggio attraverso l'umanità dall'Ottocento fino a oggi. Ma attenzione, questa non è affatto un film di narrazione classica".
Quest'anno ci sono tre autori italiani in concorso.
"Sono felice di questo grande ritorno del cinema italiano, con tre registi molto bravi. Sono una fan di tutti e tre, spero di riuscire a vederli tutti, Bellocchio, Moretti, Rohrwacher. Trovo rassicurante quando gli artisti ritornano a portare nuovi film. E non solo perché siamo cresciuti con loro ma perché hanno ancora molto da raccontare. Sono curiosa e felice di scoprirli”.
Che ricordi ha di set italiani?
“Il primo ricordo forte è a sei anni, sul set di La città delle donne. Qualcosa che non aveva precedenti all’epoca, ero bambina e giravo tra quelle ambientazioni incredibili, Fellini costruiva questi set giganteschi, era piano di magia, come andare sulle giostre. Laboratori di produzione, di parrucche. Ero tornata tempo dopo e avevo visto che avevano venduto parte del terreno per un supermercato, ora so che invece è tornata gloriosa e in attività, voglio rivederla”.
A Cannes ci sono tre generazioni di donne: sua madre nel poster, lei madrina e sua figlia Anne Biolay nel film 'Rosalie'
"È commovente. È il suo primo film per il cinema. Lei ha vent'anni. La stessa età che avevo io quando sono venuta qui per la prima volta. Quindi è divertente, la trasmissione del sapere è importante, vale per molti mestieri. Capisco che all'esterno sia intrigante, ma per noi è naturale".
Come vede l’aspetto più glamour e glitterato del Festival?
“È la punta dell'iceberg. Il festival è molto più di questo. È molto più profondo di così. Il festival è ovviamente più incentrato sui media, sull'arrivo di Indiana Jones o altro, perché è roba più facile. Ma abbiamo ancora un festival con un'incredibile selezione di film che potremmo non avere l'opportunità di vedere in altre circostanze. Cannes non è una bolla, un luogo in cui attraverso l’arte puoi capire che cosa succede in luoghi apparentemente lontani, e riconnetterti al mondo”.