Iris Knobloch, la nuova presidente a Cannes: "Una grande opportunità ma ci sono voluti 75 anni per avere una donna ai vertici del festival"
dalla nostra inviata Anais GinoriCannes - Iris Knobloch debutta nel nuovo tandem paritario ai vertici del Festival di Cannes insieme al direttore Thierry Frémaux. Nata in Germania sessant'anni fa, già dirigente di Warner Bros, conosce bene la Croisette. "Sono venticinque anni che vengo al festival. Ma questa volta è un'altra prospettiva. L'idea di stare in cima al montée des marches è per me una grande emozione" racconta Knobloch in un salone del Palais, circondata da molte giornaliste. "Siete minoranza" scherza madame la présidente, rivolgendosi ai pochi cronisti. "Non preoccupatevi, vi proteggeremo" aggiunge, ridendo spesso nel corso dell'intervista.
Quando si è innamorata del cinema?
"Ho attraversato varie fasi. Quella più intima, quando ero bambina a Monaco, in Germania, e andavamo al cinema in famiglia almeno due o tre volte alla settimana. I miei genitori erano sopravvissuti dell'Olocausto, per…
Cannes - Iris Knobloch debutta nel nuovo tandem paritario ai vertici del Festival di Cannes insieme al direttore Thierry Frémaux. Nata in Germania sessant'anni fa, già dirigente di Warner Bros, conosce bene la Croisette. "Sono venticinque anni che vengo al festival. Ma questa volta è un'altra prospettiva. L'idea di stare in cima al montée des marches è per me una grande emozione" racconta Knobloch in un salone del Palais, circondata da molte giornaliste. "Siete minoranza" scherza madame la présidente, rivolgendosi ai pochi cronisti. "Non preoccupatevi, vi proteggeremo" aggiunge, ridendo spesso nel corso dell'intervista.
Quando si è innamorata del cinema?
"Ho attraversato varie fasi. Quella più intima, quando ero bambina a Monaco, in Germania, e andavamo al cinema in famiglia almeno due o tre volte alla settimana. I miei genitori erano sopravvissuti dell'Olocausto, per loro era un modo di recuperare una giovinezza mai vissuta. La seconda fase è stato il mio lavoro per venticinque anni alla Warner Bros. Ora c'è questa terza fase, inaspettata, alla presidenza di Cannes. Ed è meraviglioso perché la vedo come un'opportunità di restituire il tanto che ho imparato lavorando per Hollywood".
È un'opportunità anche essere la prima donna presidente.
"Nessuno faceva commenti sullo smoking che indossava il presidente, mentre so che i miei abiti saranno molto scrutati. Ma anche questa la prendo come un'opportunità. Detto questo, penso sia abbastanza strano che ci siano voluti 75 anni. E spero che serva da ispirazione alle donne. I miei genitori mi hanno insegnato che tutto è possibile. Mia madre diceva: ricordati sempre che sei una principessa. Spesso noi donne abbiamo tendenza a mettere in dubbio le nostre competenze, la nostra legittimità. Invece non dobbiamo avere paura di impegnarci per realizzare i nostri sogni".
Come vuole usare questo simbolo?
"Per fare in modo che il festival continui a puntare i riflettori sulla nuova generazione di cineasti. Sono felice che quest'anno in competizione siano rappresentati per la prima volta Paesi come la Mongolia, il Sudan, il Senegal. Quando il team del festival ha annunciato alla giovane franco-senegalese Ramata-Toulaye Sy che il suo lungometraggio era in concorso lei ha urlato di gioia. Sono cose che fanno la differenza. I nuovi talenti portano la diversità, non solo di genere".
Ogni anno si contano le registe in concorso, quest'anno sono sette.
"Quando il comitato di selezione vede i film non deve chiedersi da quale Paese provenga o se sia stato realizzato da un uomo o da una donna. Il festival si basa sull'eccellenza delle opere. Quindi penso che l'unico modo per promuovere la parità sia quello di far girare più film di donne. Il modo giusto di affrontare la questione è dare più opportunità alle donne all'inizio del processo di produzione e su questo c'è uno sforzo collettivo ancora da fare".
Come vive la concorrenza tra Cannes e il festival di Venezia?
"Non mi sembra ci sia una concorrenza con Venezia. Possiamo convivere anche perché sfruttiamo diverse finestre di uscita dei film. Cannes rimane il più grande festival per via della sua lunga storia, per la difesa di alcuni valori che non ha mai abbandonato. Per fare un esempio, abbiamo continuato a difendere le sale cinematografiche mentre altri non lo facevano. Abbiamo dimostrato un rigore che ora ci garantisce la fiducia da parte di registi, distributori e studios".
L'attrice tedesca Sandra Hüller avrà due film a Cannes. Guarda con particolare attenzione ai film che arrivano dalla Germania?
"Ovviamente ne sono molto felice, anche se non dipende da me. È il comitato di selezione che fa le sue scelte. Penso che sia magnifico che Wim Wenders torni dopo tanto tempo. Abbiamo anche molti film italiani, e ne sono felice. È un meraviglioso mix di cinema europeo. Con un posto importante, come merita accanto al cinema americano".
Qual è la sua posizione sulle piattaforme di streaming?
"È ormai un dibattito vecchio. Il cinema è tornato in sala, e così il pubblico. E le piattaforme hanno capito che è un tipo di esperienza completamente diversa. Guardate Amazon e Apple che dedicano investimenti significativi per produrre film distribuiti nelle sale prima di passare allo streaming. Sono davvero convinta che il cinema sia eterno".
In alcuni Paesi europei le cifre degli spettatori in sala non sono così positive, soprattutto per i film indipendenti.
"Il festival di Cannes, come tutti gli altri festival, gioca un ruolo importante per accendere i riflettori su film che la gente non andrebbe necessariamente a vedere. Lavoro da tempo in questo settore, posso garantirvi che ci sono dei cicli. Scommetto che anche negli altri Paesi europei il pubblico a un certo punto tornerà all'esperienza della sala cinematografica. Vedrete, ne riparleremo l'anno prossimo".
Nel mondo post MeToo molti film vengono guardati in modo diverso. La spaventa?
"Il comitato di selezione decide in base alla qualità artistica, ma poi il festival deve essere il luogo di discussione, di dibattito, può aprire conversazioni. Non mi spaventa, anzi è sano".
Vale anche per le proteste delle giovani femministe?
"Non mi definisco femminista ma promuovere le donne è sempre stato importante per me. Se alcune donne vogliono protestare, non ho nulla in contrario. È anche attraverso questo dibattito, in cui ognuno fa valere le sue ragioni, che il mondo progredirà".
Cosa pensa della controversia su Johnny Depp?
"Johnny Depp è stato giudicato da autorità molto competenti. Non c'è un motivo legale per cui Depp non avrebbe dovuto essere presente al festival. Poi ripeto: il film è stato selezionato per la sua qualità. Non spetta al festival fare altre considerazioni".
E le polemiche a proposito del film di Catherine Corsini?
"Abbiamo controllato. Non c'è nessuna denuncia giudiziaria presentata contro questo film. Ci sono molte accuse che circolano, ma la situazione oggettiva è questa".
Come lavora con Thierry Frémaux, direttore del festival da sedici anni?
"Siamo complementari sulla base dei nostri percorsi e di quello che possiamo dare al festival. È quel tipo di unione in cui uno più uno è uguale a tre".