Amore, streghe, jihad: il Festival di Cannes spalanca le porte agli autori africani
di Leonardo MartinelliNon solo grosse produzioni americane o cinema d’autore europeo: quest’anno a Cannes è presente anche quello africano, dal Maghreb fino ai Paesi subsahariani. Sono sei registi, giovani o relativamente giovani, per la metà donne. In molti casi sono passati dalla Femis, la prestigiosa scuola di cinema parigina, e vivono tra l’Europa e l’Africa. Ma le loro storie sono rigorosamente il racconto dei Paesi d’origine e di una nuova contemporaneità.
La franco-senegalese Ramata-Toulaye Sy e la tunisina Kaouther Ben Hania sono in lizza per la Palma d’Oro, mentre fanno parte della rassegna “Un certain regard” la marocchina Asmae El Moudir, il sudanese Mohamed Kordofani, il marocchino Kamal Lazraq e Baloji, nato a Lumubashi, nella Repubblica democratica del Congo, anche se oggi vive in Belgio. Non solo: africane sono pure due membri della giuria: Rungano Nyoni, regista originaria dello Zambia (ma ha poi vissuto nel Galles …
Non solo grosse produzioni americane o cinema d’autore europeo: quest’anno a Cannes è presente anche quello africano, dal Maghreb fino ai Paesi subsahariani. Sono sei registi, giovani o relativamente giovani, per la metà donne. In molti casi sono passati dalla Femis, la prestigiosa scuola di cinema parigina, e vivono tra l’Europa e l’Africa. Ma le loro storie sono rigorosamente il racconto dei Paesi d’origine e di una nuova contemporaneità.
La franco-senegalese Ramata-Toulaye Sy e la tunisina Kaouther Ben Hania sono in lizza per la Palma d’Oro, mentre fanno parte della rassegna “Un certain regard” la marocchina Asmae El Moudir, il sudanese Mohamed Kordofani, il marocchino Kamal Lazraq e Baloji, nato a Lumubashi, nella Repubblica democratica del Congo, anche se oggi vive in Belgio. Non solo: africane sono pure due membri della giuria: Rungano Nyoni, regista originaria dello Zambia (ma ha poi vissuto nel Galles e oggi in Portogallo,) e la marocchina Maryam Touzani, sceneggiatrice (ha collaborato con il marito Nabil Ayouch per Much Love) e regista di Il caftano blu, in rassegna a “Un certain regard” l’anno scorso e ormai un successo internazionale.
Banel & Adama, un Romeo e Giulietta nel Senegal profondo
Ramata-Toulaye Sy, 36 anni, riesce a strappare un posto nella selezione ufficiale con il suo primo lungometraggio (caso unico in questo festival di Cannes). Il suo primo corto, “Astel” (2021), era stato girato nel Fouta Toro, nell’estremo Nord del Senegal, da dove provengono i suoi genitori. E così la storia del suo nuovo film, quella di una coppia che vive una sorta di amore perfetto in queste terre spedute. Ma i due giovani dovranno confrontarsi con le rigide convenzioni della propria comunità: la donna (emancipata, radicale e appassionata) è portatrice di modernità. L’opera è intrisa di realismo magico. Il film è stato girato interamente in pulaar, la lingua locale.
Les filles d'Olfa, jihad al femminile
La mère de tous les mensonges, ovvero il non detto di una famiglia marocchina
“La madre di tutte le menzogne” è una storia in parte autobiografica della regista Asmae El Moudir, che ritorna nel suo quartiere di Casablanca, sospesa fra le vicende personali e quelle di un Paese intero (il film racconta anche le rivolte del pane che scoppiarono in Marocco nel 1981).
Goodbye Julia, nel Sudan diviso
Les Meutes, nella Casablanca violenta
Il titolo può essere tradotto come “branchi”. Hassan e il figlio Issam vivono in un quartiere popolare di Casablanca, metropoli dall’allure di “Blade Runner”. Vengono coinvolti nel sequestro di una persona, in un contesto sociale di marginali. Anche per Kamal Lazraq si tratta del primo lungometraggio.
Augure, storia surreale di stregoneria