A Cannes un film sul mistero Goldman, il manipolatore che avrebbe voluto essere un eroe
dalla nostra inviata Anais GinoriCANNES - È uno dei grandi misteri giudiziari francesi degli anni Settanta: l’intellettuale ebreo di sinistra Pierre Goldman era colpevole o innocente di un duplice omicidio? Il suo nome dice poco all'estero, ma per una generazione di attivisti della gauche di quell’epoca, Goldman era diventato un'icona e il suo processo-show un'occasione di mobilitazione e dibattiti infiammati, com'è successo anche in Italia per tanti protagonisti dell'estrema sinistra rivoluzionaria. In Le procès Goldman, presentato in apertura della Quinzaine des Cinéastes, il regista Cédric Kahn offre agli spettatori un'immersione nel processo del 1975 per far riscoprire allo spettatore la personalità enigmatica e affascinante di un intellettuale brillante e manipolatore, che avrebbe voluto, come suo padre, essere un eroe della resistenza ebraica durante l'Occupazione.
“Anche io sono rimasto affascinato dalle capacit&…
CANNES - È uno dei grandi misteri giudiziari francesi degli anni Settanta: l’intellettuale ebreo di sinistra Pierre Goldman era colpevole o innocente di un duplice omicidio? Il suo nome dice poco all'estero, ma per una generazione di attivisti della gauche di quell’epoca, Goldman era diventato un'icona e il suo processo-show un'occasione di mobilitazione e dibattiti infiammati, com'è successo anche in Italia per tanti protagonisti dell'estrema sinistra rivoluzionaria. In Le procès Goldman, presentato in apertura della Quinzaine des Cinéastes, il regista Cédric Kahn offre agli spettatori un'immersione nel processo del 1975 per far riscoprire allo spettatore la personalità enigmatica e affascinante di un intellettuale brillante e manipolatore, che avrebbe voluto, come suo padre, essere un eroe della resistenza ebraica durante l'Occupazione.
“Anche io sono rimasto affascinato dalle capacità intellettuali e retoriche di Goldman leggendo il suo libro” racconta Kahn, riferendosi al libro scritto in carcere Souvenirs obscurs d'un juif polonais né en France (Oscuri ricordi di un ebreo polacco nato in Francia), nel quale difendeva la sua innocenza in vista del processo di appello. Goldman, che appoggiava varie guerriglie del Sudamerica, aveva ammesso rapine a mano armata ma negava di essere colpevole dell'omicidio di due farmaciste. “Come avrei potuto sparare contro due persone inermi che non mi avevano fatto nulla?” urla l'imputato nel film, interpretato dall'attore belga Arieh Worthalter.
Le pellicola ripropone il fervore ideologico di un'epoca, le polemiche sulla “polizia fascista, giustizia complice”, come si sente nei cori in aula per difendere Goldman. “C'è un'eco al presente, anche oggi nelle manifestazioni in Francia si accusano le forze dell'ordine ma nessuno ricorda che ci sono violenze anche da parte di alcuni manifestanti” osserva Kahn, mai compiacente nel ritratto dell'imputato, mettendo in luce le sue tante contraddizioni. “Cédric Kahn riesce a catturare le passioni politiche francesi in un unico sguardo” ha scritto le Monde mentre per les Echos il film “si impone come il primo grande successo del festival di Cannes 2023” .
Inevitabile per uno spettatore italiano pensare ai dibattiti durante gli anni di Piombo, sull'uso della lotta armata e della violenza politica, e alla mancata estradizione di tanti ex brigatisti da parte della Francia. “Non ho seguito queste vicende italiane - commenta il regista cinquantenne - ma posso solo dire che rifiuto di giustificare la violenza, quale che sia, perché è una trappola, l'inizio di un ingranaggio difficile da fermare”. E' un film teatrale, sulla parola che è alla base della ricerca della verità, con i vari punti di vista che si susseguono in aula, e l’eloquenza dell'avvocato della difesa Georges Kiejman (grande intrepretazione di Arthur Hariri) con le stesse origini ebree polacche del suo cliente con il quale però ha avuto una relazione tormentata.
“Sono due identità ebree molto diverse - osserva il regista - Kiejman è nella resilienza e nel rispetto delle istituzioni, mentre Goldman ha introiettato il senso della tragedia della Shoah e si sogna come 'ebreo guerriero'”. Al processo del 1975 erano presenti tra il pubblico l'attrice Simone Signoret, lo scrittore Régis Debray, e folle di giovani attivisti che difendevano l'innocenza di Goldman, poi assolto. “I dubbi sulla sua innocenza sono rimasti” conclude il regista che mantiene una distanza con l'imputato, per alcuni semplice bandito, per altri vero rivoluzionario. Kahn restituisce la complessità del personaggio e lascia intatto il mistero Goldman, ucciso qualche anno dopo l'assoluzione in condizioni mai chiarite.