Alice Rohrwacher a Cannes: "Il mio limbo tra terra e poesia"
dalla nostra inviata Arianna FinosCannes - Sotto i paesaggi urbani disastrati e le campagne abbandonate del nostro Paese c'è un mondo nascosto pieno di tesori d'arte, il passato di una civiltà che sapeva vivere in armonia con la natura, vedere l'invisibile. Alice Rohrwacher porta in concorso al Festival, con La chimera, il suo cinema fatto di poesia, libertà di sguardo, coerenza. Ambientato negli anni Ottanta nel mondo clandestino dei tombaroli, racconta di un archeologo inglese (Josh O'Connor, il principe Carlo di The Crown), una sorta di rabdomante capace di individuare tombe etrusche, alla ricerca di una porta per l'aldilà e di Beniamina, l'amore perduto che finge di cercare per conto della madre (Isabella Rossellini). Lo segue una banda di tombaroli avidi, pronti a piazzare i "cocci" nel mercato dei ricettatori.
Alice racconta la genesi del film: "Fin d…
Cannes - Sotto i paesaggi urbani disastrati e le campagne abbandonate del nostro Paese c'è un mondo nascosto pieno di tesori d'arte, il passato di una civiltà che sapeva vivere in armonia con la natura, vedere l'invisibile. Alice Rohrwacher porta in concorso al Festival, con La chimera, il suo cinema fatto di poesia, libertà di sguardo, coerenza. Ambientato negli anni Ottanta nel mondo clandestino dei tombaroli, racconta di un archeologo inglese (Josh O'Connor, il principe Carlo di The Crown), una sorta di rabdomante capace di individuare tombe etrusche, alla ricerca di una porta per l'aldilà e di Beniamina, l'amore perduto che finge di cercare per conto della madre (Isabella Rossellini). Lo segue una banda di tombaroli avidi, pronti a piazzare i "cocci" nel mercato dei ricettatori.
Alice racconta la genesi del film: "Fin da piccola sentivamo raccontare di questi 'maledetti' tombaroli che andavano in giro di notte, mi impressionava non tanto che agissero contro la legge dei vivi ma che lo facessero contro la legge dei morti, la legge della notte. Dopo duemila anni non vedono forse più la sacralità di quegli oggetti. Si sono staccati dal passato, spezzato il legame con la natura". Il film si interroga sul rapporto che abbiamo con le altre dimensioni dell'essere. "Detto così sembra un film mistico - sorride Rohrwacher - invece è avventuroso, goliardico. Si parla delle peripezie di un gruppo di tombaroli, pieno di vitalità. Ma dietro al viaggio dei tanti personaggi c'è un'altra forza. Speriamo che guardando il film il pubblico possa alzare gli occhi al volo degli uccelli e chiedersi il significato di questa geografia misteriosa".
La geografia di La chimera (uscirà in autunno con 01) si muove tra Lazio, Umbria, Toscana, la regista prosegue il lavoro sul territorio, ma ha scelto un cast internazionale: "Abbiamo bisogno dello sguardo dello straniero, l'Italia è storicamente terra degli stranieri e mi sembrava importante che il protagonista lo fosse, in omaggio al mito del Grand Tour, della fascinazione del Nord Europa per il Mediterraneo e la sua antichità. Josh e la brasiliana Carol Duarte sono due funamboli, esuli, scappati di casa".
La chimera segna la quarta volta della regista a Cannes (da Corpo celeste nel 2011) "ma l'emozione è sempre la stessa, è un luogo magico, in cui presento al pubblico questo film così a lungo nascosto". Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, la definisce "la punta di diamante" della squadra italiana in concorso, con Moretti e Bellocchio: "Essere con loro significa tanto, sono maestri di libertà, con Ken Loach e Aki Kaurismaki, che mi hanno spronato a guardare con i miei occhi". Inevitabile pensare a un cinema libero contrapposto alla narrazione seriale delle piattaforme, sempre più meccanica: "Banalmente quando si scrive una serie si parla di 'gancio', l'esca per lo spettatore che deve avere il desiderio immediato andare avanti. Il cinema non ha esche, deve rendere liberi, non incatenati. Usciamo da un film e possiamo farlo vivere in noi, liberare il pensiero e l'immaginazione".
La regista è reduce del viaggio agli Oscar, candidata per il corto Le pupille. Allora le era mancata la presenza della sorella Alba, qui di nuovo al suo fianco - nel film fa un cameo da non svelare: "Essere con Alba, Isabella Rossellini, O'Connor, Duarte, la mia famiglia, i vicini di casa, la banda dei tombaroli, la troupe, mi emoziona. Alba però conosce la mia anima, la nostra connessione è profonda". La chimera personale di Alice è "il desiderio che ognuno di noi possa diventare consapevole che viviamo in un pianeta incredibile, un paradiso che continuiamo a trasformare in un luogo infernale". Quella cinematografica "è il desiderio di raggiungere, in ogni film, qualcosa che sfugge sempre. Chiedersi cosa ci rende umani e ci unisce, nonostante le nostre diversità".