'Indiana Jones e il quadrante del destino'. Harrison Ford: "Questo film è il mio splendido addio a Indy"
di Arianna Finos"Questo film è il mio splendido addio a Indy". Nessun dubbio sul fatto che sia l'archeologo con frusta e cappello il personaggio che Harrison Ford ha più amato nella sua carriera. E mai si era visto l'attore così commosso, partecipe, orgoglioso dell'ultima avventura, firmata da James Mangold, presentata in anteprima al Festival di Cannes.
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Eroi del grande schermo, da Han Solo a Deckard
Negli ultimi anni sono stati diversi i saluti a eroi che il divo ha incarnato in film culto, da Han Solo di Guerre stellari a Deckard di Blade Runner. Ma Indy è un personaggio speciale. "Quella con Indiana è stata un'esperienza singolare che in qualche modo non si colloca nella stessa categoria con altri film. Mi fa piacere perché sento che abbiamo fatto un film davvero soddisfacente per il pubblico. Abbiamo preso in considerazione rischi e timori, il nostro interesse per il personaggio e abbiamo cercato di dare forma a una storia che li riportasse indietro una stor…
"Questo film è il mio splendido addio a Indy". Nessun dubbio sul fatto che sia l'archeologo con frusta e cappello il personaggio che Harrison Ford ha più amato nella sua carriera. E mai si era visto l'attore così commosso, partecipe, orgoglioso dell'ultima avventura, firmata da James Mangold, presentata in anteprima al Festival di Cannes.
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Eroi del grande schermo, da Han Solo a Deckard
Negli ultimi anni sono stati diversi i saluti a eroi che il divo ha incarnato in film culto, da Han Solo di Guerre stellari a Deckard di Blade Runner. Ma Indy è un personaggio speciale. "Quella con Indiana è stata un'esperienza singolare che in qualche modo non si colloca nella stessa categoria con altri film. Mi fa piacere perché sento che abbiamo fatto un film davvero soddisfacente per il pubblico. Abbiamo preso in considerazione rischi e timori, il nostro interesse per il personaggio e abbiamo cercato di dare forma a una storia che li riportasse indietro una storia interessante. E penso che, viste le persone che abbiamo coinvolto, il carattere e la natura della storia che Jim ha creato per noi, questo film sia uno splendido addio".
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Un progetto perseguito nel tempo
È il primo e unico film della serie non diretto da Steven Spielberg né con una storia scritta da George Lucas, che però figurano come produttori esecutivi. Nel 1969, l'archeologo e avventuriero statunitense vive sullo sfondo della corsa allo spazio. Jones è a disagio per il fatto che il governo degli Stati Uniti d'America abbia reclutato ex nazisti per aiutare a battere l'Unione Sovietica nella corsa allo spazio. La sua figlioccia, Helena, lo accompagna nel suo viaggio. Nel frattempo, Jürgen Voller, un membro della Nasa ed ex nazista coinvolto nel programma di allunaggio, desidera rendere il mondo un posto migliore secondo i suoi progetti. "Ho sempre voluto completare la storia vedendolo verso la fine della sua carriera. Verso la fine della sua vita. Avevamo un'ottima sceneggiatura ideata James Mangold e questo ci ha incoraggiato a continuare con il progetto. Ero molto emozionato quando ho letto il copione e ho capito che non c'erano più ostacoli per raccontare semplicemente un altro capitolo della sua storia. Per quanto mi riguarda, ero ambizioso".
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Jones e la debolezza del tempo
"Penso che i punti di forza di Indiana Jones siano tanti, e li abbiamo dimostrati nel corso di quattro film. Ora stiamo entrando in una nuova fase della sua vita. E lo vediamo dopo quindici anni di assenza. È un po' invecchiato. Sta andando in pensione. Lo incontriamo il giorno del suo ritiro dalla vita accademica, un lavoro che non lo ha ispirato. Quindi penso che lo incontriamo in un momento in cui è a un livello basso, come non lo abbiamo mai visto prima. E penso che questa situazione funzioni bene perché introduce l’arrivo del nuovo personaggio, Helena, intepretata da Phoebe Waller-Bridge, che stimola la trama. Quindi suppongo che il suo punto debole sia la perdita del tempo, il tempo che passato".
Le cose da Indiana
"Quello che ho imparato in questi quarant’anni? Ho sentito che non solo ho conosciuto nel profondo questo personaggio, ma grazie a lui ho imparato a conoscere un po' di più il mio lavoro, forse solo un po'. Il personaggio significa per me quello che significa per il pubblico, perché questo è il servizio e questo è il contratto tra noi. Sono obbligato a volerlo, sono obbligato solo a dare il meglio di me. Per me si tratta di un rapporto forte e personale con il pubblico che ha avuto calore verso Indiana e nei miei confronti. Significa moltissimo che alla gente piaccia questo film e spero con tutto il cuore che in molti lo apprezzeranno".