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Jean-Pierre Léaud senza soldi e depresso: il cinema si mobilita per l'attore feticcio di Truffaut

Una catena solidale partita dalla Cinémathèque française ha permesso di raccogliere 20 mila euro in tre giorni per aiutare l'interprete 79enne di tanti film della Nouvella vague
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Jean-Pierre Léaud è stato il volto della Nouvelle Vague, ha lavorato con i grandi maestri ma è ricordato soprattutto per il lungo e profondo soldalizio con François Truffaut, diventando per lui Antoine Doinel, protagonista di cinque film a cominciare dal celeberrimo I 400 colpi quando aveva appena 14 anni. E sono stati gli amici del regista francese, scomparso nel 1984, ad andare in soccorso all'attore che sta passando un momento difficile. "Sto molto meglio" ha fatto sapere Léaud ringraziando le persone che si sono preoccupate per lui e hanno raccolto oltre 20 mila euro in tre giorni.

L'attore quattordicenne ne 'I 400 colpi' di Truffaut 
Tutto è cominciato dalla telefonata di un parente all'ex presidente della Cinémathèque française, Serge Toubiana, preoccupato per le condizioni di Léaud che si trova in …

Jean-Pierre Léaud è stato il volto della Nouvelle Vague, ha lavorato con i grandi maestri ma è ricordato soprattutto per il lungo e profondo soldalizio con François Truffaut, diventando per lui Antoine Doinel, protagonista di cinque film a cominciare dal celeberrimo I 400 colpi quando aveva appena 14 anni. E sono stati gli amici del regista francese, scomparso nel 1984, ad andare in soccorso all'attore che sta passando un momento difficile. "Sto molto meglio" ha fatto sapere Léaud ringraziando le persone che si sono preoccupate per lui e hanno raccolto oltre 20 mila euro in tre giorni.

L'attore quattordicenne ne 'I 400 colpi' di Truffaut 
Tutto è cominciato dalla telefonata di un parente all'ex presidente della Cinémathèque française, Serge Toubiana, preoccupato per le condizioni di Léaud che si trova in una difficile situazione psicologica, fisica e finanziaria, peggiorata dopo la scomparsa, lo scorso settembre, di Jean Luc Godard. Toubiana si è quindi rivolto ai suoi conoscenti e su iniziativa del capo dell'Associazione degli amici di François Truffaut, Armand Hennon, è stata aperta una raccolta fondi che, accompagnata da numerosi messaggi di affetto e commozione sui social, ha messo insieme una somma considerevole.

Jean-Pierre Léaud alla 69esima edizione del Festival di Cannes dove ha ricevuto la Palma d'oro alla carriera 

"Esprimo la mia profonda gratitudine e la mia commozione per i tanti messaggi di affetto ricevuti da tutti i continenti"; ha fatto sapere l'attore tramite il suo agente. "Le testimonianze della vostra generosità, che ricevo come tanti segni di amicizia, mi saranno di grande aiuto nella mia vita quotidiana", ha aggiunto. "Sebbene profondamente colpito dalla scomparsa di Jean-Luc Godard, con cui qualche mese fa parlavamo ancora di un progetto futuro, vorrei comunque rassicurare i miei amici: grazie a loro sto molto meglio e ho intenzione di ritrovare molto presto la strada per le riprese" ha concluso.

Léaud negli anni ha diradato sempre più le sue apparizioni, l'ultima è stata nel 2019 in un breve cameo nel film C'è tempo di Walter Veltroni, che ha inserito un breve omaggio a I 400 colpi e al cinema di Truffaut. "Avevo deciso di dedicare il film a lui e al maestro, che sono tra le mie grandi passioni" ricorda Veltroni. "Avevo quindi intenzione di cercarlo ma non era impresa facile, mi dicevano che fosse molto riservato e con un pessimo carattere. Sono riuscito a parlargli, gli ho raccontato il film e lui ha accettato". L'attore francese interpreta se stesso nel film, e incontra i due protagonisti, Stefano Fresi e il piccolo Giovanni Fuoco. "Sul set si è rivelato tutto il contrario, è stato dolce e gentile, mostrando grande umilità davanti a una troupe che l'ha accolto con emozione trattandosi di un icona del miglior cinema possibile".

Già qualche anno fa l'attore non era nella sua forma migliore ma quella giornata di riprese è stata indimenticabile per Veltroni: "Léaud fisicamente non era al 100 per 100 ma, come raccontava Federico Fellini di Totò, quando si accendevano le luci dava il meglio di sé. È stato perfetto".