✕

La sfida in rosa di Margot Robbie: “Vogliamo cancellare i pregiudizi su Barbie”

(reuters)
Fan in attesa sin dalle prime ore del mattino per la premiere europea del film diretto da Greta Gerwing
2 minuti di lettura

Londra — Dalle tre di notte un serpentone di fan ha avvolto le vie intorno a Leicester Square, una sorpresa persino per una piazza abituata ai grandi eventi. In fila tanti Ken e Barbie, cappelli da cowboy, parrucche bionde, abiti e accessori, altrettanti ce ne sono sul tappeto rosa: gli attori scritturati come abitanti di Barbieland, la città giocattolo ricostruita nei Leavesden studios, un’ora da Londra. L’anteprima europea di Barbie, l’avventura cinematografica firmata da Greta Gerwig che Warner porta in sala il 20 luglio, rischia di essere un evento irripetibile per lo sciopero degli attori americani che potrebbe scattare a mezzanotte.

Barbie, il trailer del film con Margot Robbie e Ryan Gosling

Anche per questo, forse, si festeggia come se non ci fosse un domani in un tripudio di sfumature di rosa, majorette con la bandiera britannica in versione pink e sfondi di spiaggia, canzoni, caramelle, popcorn dolci. Margot Robbie, non solo …

Londra — Dalle tre di notte un serpentone di fan ha avvolto le vie intorno a Leicester Square, una sorpresa persino per una piazza abituata ai grandi eventi. In fila tanti Ken e Barbie, cappelli da cowboy, parrucche bionde, abiti e accessori, altrettanti ce ne sono sul tappeto rosa: gli attori scritturati come abitanti di Barbieland, la città giocattolo ricostruita nei Leavesden studios, un’ora da Londra. L’anteprima europea di Barbie, l’avventura cinematografica firmata da Greta Gerwig che Warner porta in sala il 20 luglio, rischia di essere un evento irripetibile per lo sciopero degli attori americani che potrebbe scattare a mezzanotte.

Barbie, il trailer del film con Margot Robbie e Ryan Gosling

Anche per questo, forse, si festeggia come se non ci fosse un domani in un tripudio di sfumature di rosa, majorette con la bandiera britannica in versione pink e sfondi di spiaggia, canzoni, caramelle, popcorn dolci. Margot Robbie, non solo la Barbie “Standard” in crisi esistenziale del film, ma anche l’artefice produttiva dell’operazione pop che sta inglobando l’estate, racconta sul tappeto, abito rosa confetto, spalle nude, guanti bianchi: «Più che incarnare un’icona, la difficoltà era mantenere felici due grandi aziende, Warner e Mattel, che avevano tanti motivi per essere nervosi, e che però alla fine ci hanno lasciato totale libertà. La sfida verso il pubblico era invece spiazzare i preconcetti, positivi o negativi, su Barbie».

(reuters)

Lo conferma Greta Gerwig (Piccole donne, Lady Bird): «Ho immaginato il film durante il Covid, come qualcosa di anarchico. Scrivendolo con Noah Baumbach siamo partiti affrontando tutto ciò che sembrava impossibile: Barbie ha più di sessant’anni, è stata al centro di tante discussioni, invece di ignorarlo abbiamo sviscerato tutte le sue complessità». Dopo un prologo citazionista – 2001 – Odissea nello spazio, con ragazzine a distruggere le teste di coccio di bambolotti e l’arrivo del monolite Barbie in costume da bagno - il film racconta la quotidianità perfetta di una Barbie tra altre mille, interrotta da segnali inquietanti e dubbi esistenziali. Cercare sé stessa andando nel mondo reale, abbandonando plastica e i pastelli di Barbieland per quelli di Los Angeles, significa per la bambola fare i conti con una società maschilista. E se la scoperta sgomenta la bambola cresciuta in una città in cui tutto gira intorno a lei, completamente opposta la reazione di Ken, che per la prima volta si sente trattato con rispetto e decide di documentarsi sul patriarcato e riportare il modello sociale a Barbieland, contagiando, come un morbo gli abitanti primi di anticorpi. Lo scontro nella polis plasticosa, sociale e costituzionale, tra i Ken e le Barbi ricorda Lisistrata, anche se i protagonisti non sono dotati di organi sessuali. Margot Robbie è una Barbie perfetta, con quella scheggia atomica di follia che l’attrice si porta da Harley Quinn, ma stavolta senza malizia. Ma per la sua appendice Ryan Gosling/Ken, che si mette in gioco con autoironia, si parla già di Oscar: quello del pupazzo senza identità è un viaggio verso la consapevolezza, la scoperta di essere abbastanza e a un certo punto sulla t-shirt del modaiolo Ken compare la scritta “Kenough”.

I tanti temi - il femminismo, l’integrazione, il rispetto, il diritto di essere sé stessi - sono raccontati con leggerezza e ironia. Il cuore del film è un rapporto al femminile, tra madre e figlia, ragazzina e bambola, bambola e creatrice: Ruth Handler, che nel ’56 s’imbatte nella tedesca Lilli, trenta centimetri di sogno sessuale immaginato per il tedesco medio, e la trasforma nel sogno hollywoodiano delle ragazzine americane che non guardano più a Biancaneve ma a Rita Hayworth, non sognano più di accudire bambolotti ma, come Barbie, di “essere quello che vuoi”.

Leggi i commenti