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Hollywood, lo sciopero degli attori continua: “Ne va del nostro futuro, così non riusciamo a pagarci neanche l’assicurazione sanitaria”

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Le proteste proclamate il 14 luglio non accennano a fermarsi nonostante gli inviti a riprendere la trattativa. E le grandi star continuano ad impegnarsi in prima persona
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LOS ANGELES - “Show us the money!”. Afa estiva, t-shirt blu e nere guizzanti di muscoli, un tripudio di scampanellii. I ribelli e le ribelli di Hollywood tengono alti i cartelli sotto una fila di alberi di ficus, potati a regola d’arte su Barham Boulevard, lungo un tratto di marciapiede fuori dagli Universal Studios. Gli scioperanti marcano il passo, proprio come nell’avventura urbana del team Zebra Force di Joe Tornatore. Dopo il fallimento delle trattative con l’AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), che rappresenta i dirigenti degli studi cinematografici, la fame di giustizia è tanta. Il sindacato degli attori SAG-AFTRA, nato dalla fusione tra la Screen Actors Guild e l’American Federation of Television and Radio Artists, si è unito alla Writers Guild of America nella lotta per un accordo equo il 14 luglio. È la prima volta che entrambi i sindacati sono in sciopero contemporaneamente dal 1960, quando Ronald Reagan era presidente del SAG. E a tre mesi dallo sto…

LOS ANGELES - “Show us the money!”. Afa estiva, t-shirt blu e nere guizzanti di muscoli, un tripudio di scampanellii. I ribelli e le ribelli di Hollywood tengono alti i cartelli sotto una fila di alberi di ficus, potati a regola d’arte su Barham Boulevard, lungo un tratto di marciapiede fuori dagli Universal Studios. Gli scioperanti marcano il passo, proprio come nell’avventura urbana del team Zebra Force di Joe Tornatore. Dopo il fallimento delle trattative con l’AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), che rappresenta i dirigenti degli studi cinematografici, la fame di giustizia è tanta. Il sindacato degli attori SAG-AFTRA, nato dalla fusione tra la Screen Actors Guild e l’American Federation of Television and Radio Artists, si è unito alla Writers Guild of America nella lotta per un accordo equo il 14 luglio. È la prima volta che entrambi i sindacati sono in sciopero contemporaneamente dal 1960, quando Ronald Reagan era presidente del SAG. E a tre mesi dallo stop - WGA ha iniziato il 2 maggio - il sindacato degli scrittori potrebbe riprendere le negoziazioni a partire dalla prossima settimana. Il vertice aprirebbe un orizzonte di speranza su tre fronti: una quota maggiore dei ricavi dello streaming, protezioni dall’intelligenza artificiale e aumenti salariali minimi. La sindaca di Los Angeles, Karen Bass, ha chiesto alle associazioni sindacali e agli studios di raggiungere un accordo “immediatamente”, perché “Los Angeles deve tornare in pista”.

“Sono un membro SAG da nove anni” ci dice l’attore Eduardo Muniz, originario del Brasile, mentre marcia e applaude. “Picchetto tre volte a settimana e organizzo raduni per coinvolgere l’intera comunità. Questo movimento non è solo un atto civile per la nostra generazione, ma per quelle a venire. È una lotta contro la disuguaglianza sociale che infesta l’industria dell’intrattenimento”. Per parecchi attori, trovare un secondo lavoro è diventato obbligatorio per la sopravvivenza. “I servizi di streaming hanno preso il sopravvento nell’industria, generando una disparità senza precedenti nel rapporto artisti-studios” fa sapere l’attore Joe Willand (General Hospital). “Piattaforme di streaming come Netflix, Hulu, Amazon Prime e Disney Plus hanno registrato una crescita significativa, mentre i pagamenti per gli attori sono rimasti modesti. In passato, i diritti residuali, cioè i pagamenti che gli interpreti ricevono per le repliche di film o programmi TV, contribuivano di fatto al nostro benessere finanziario. Nei contratti con i servizi di streaming, invece, i pagamenti sono di gran lunga inferiori, persino per produzioni di successo internazionale. Chiediamo, quindi, totale trasparenza sulle visualizzazioni e sui residuals correlati. Attori di fama possono negoziare condizioni più vantaggiose, mentre quelli meno noti non hanno la stessa possibilità di ottenere retribuzioni adeguate”.

(afp)

Forte di 160mila membri, il sindacato degli attori ha reso pubblici alcuni dati spregiudicati: appena il 7 per cento degli attori di SAG-AFTRA guadagna 80mila dollari, o poco più, nell’arco di dodici mesi di ingaggi, e solo il 14 per cento percepisce 26.470 all’anno per poter accedere alla copertura del piano sanitario. Il fondo degli attori ha raccolto 6,3 milioni con l’aiuto di donors come Shonda Rhimes e Steven Spielberg, ma i fondi potrebbero esaurirsi man mano che le richieste aumentano a causa dello sciopero. Muniz, che alterna picchetti di fronte a Fox, Amazon e Sony a lunghi viaggi per portare i figli al campo estivo, precisa: “Non stiamo cercando di comprare un attico. Vogliamo garanzie. Si sono uniti a noi alcuni attori di prima fascia tra i manifestanti. Un paio di giorni fa, alla Disney, ho picchettato al fianco di Sean Penn, agguerritissimo. Per 2mila dollari in meno di guadagno, non ho potuto accedere all’assicurazione sanitaria del SAG, che richiede un reddito annuo di 26mila dollari derivante da lavori prettamente SAG. Per non parlare dei compensi residui: ho lavorato con ABC in Grey’s Anatomy. In passato, trasmettevano la serie in Italia, Brasile, Giappone, e il ricavo era onesto. Da quando è in streaming su Hulu, mi arriva sì e no qualche centesimo. Mi sento preso in giro. I contratti sono vecchi di vent’anni e sono progettati per essere modificati, cambiati e emendati”.

Sara Sevigny, attrice SAG-AFTRA apparsa nella serie Empire, ha usato i suoi residui risparmiati nel tempo per garantirsi un’assicurazione sanitaria, ma quest’anno i residuals sono scesi visibilmente. “Noi attrici dobbiamo costantemente cercare tutti i mezzi per riuscire in uno scopo: ottenere ciò che dovrebbe esserci garantito, un lavoro. Picchetterò fino a quando la situazione non cambierà. Oggi, trenta gradi, è la mia prima protesta sotto NBCUniversal (allo studio è stato contestato l’aver sfoltito gli alberi sul viale per togliere ombra agli scioperanti, ndr.). Un’emozione incredibile, urlare la parola ‘Power!’ per le strade di Universal City. Questo non è un party però. È una lotta collettiva. E siete tutti invitati”. A far parte del SAG sono attori di film e programmi TV, nonché interpreti di videogiochi, presentatori radio e influencer di YouTube. Tecnicamente il sindacato copre solo gli Stati Uniti, ma la sua Global Rule One prevede che i membri dicano di no a qualunque produzione in qualsiasi parte del mondo.

“Stiamo vivendo un momento di grande risveglio per il movimento sindacale e per l’industria dell’intrattenimento” spiega l’attore Daniel Sauli (The Deuce, House of Cards, I Sopranos). “Ecco perché mi infastidisce leggere di una star come Dwayne ‘The Rock’ Johnson che effettua una donazione di sette cifre, definita una ‘pietra miliare’, a un fondo di soccorso per attori, proprio in mezzo allo sciopero. Per lui, quella donazione è un importo irrisorio: ci potrebbe coprire le spese annuali di mantenimento dei suoi cani. Non sarebbe più opportuno che The Rock rinunciasse ad una porzione del proprio stipendio? Perché le celebrità non mettono a disposizione una fetta delle loro risorse per agevolare una parte della produzione?”. E prosegue: “Sarebbe un bel gesto se quegli aiuti finanziari allungassero i tempi di una produzione cinematografica per diminuire l’intensità del periodo lavorativo dei below-the-line workers, spesso impiegati in ruoli operativi e senza autorità decisionale. Forse, allora, le giornate di lavoro per la troupe diventerebbero davvero un po' più brevi, e le persone che lavorano dietro le quinte vivrebbero una giornata lavorativa civile e decente, incentivate a rimanere nell’industria e a sentirsi garantite. Incoraggiate a trasmettere la passione per le arti e per il mestiere ai loro figli”.

(afp)

Il filmmaker Matthew Ross (regista di vari episodi di Wu-Tang: An American Saga per Hulu), da New York, si mobilita con una visione più ampia: “Se il mondo tecnologico trova la sua rappresentazione nelle criptovalute, allora l’industria cinematografica di Hollywood è paragonabile a una valuta forte - lo è stato in passato - adottando un modello di business incentrato sul profitto. Le tech companies non aderiscono necessariamente a questa direzione in modo costante. Quando si analizzano realtà come Amazon, Apple e Netflix, emerge chiaramente che ciascuna di esse segue le proprie regole, coltiva una cultura aziendale distinta e adotta un approccio al lavoro che si discosta dalle tradizioni radicate nell’ambito cinematografico di Hollywood. Lo sciopero sta diventando il banco di prova della morale nell’ambito del capitalismo aziendale in America e di come quest’ultimo valorizzi, o meno, l’umanità della propria forza lavoro”.

Uno dei principali punti di disaccordo è anche il nodo sulle immagini generate dall’intelligenza artificiale; non sembrano abbastanza sofisticate da poter sostituire del tutto la produzione cinematografica classica, ma la rapidità dell’apprendimento automatico ha preoccupato tutti. L’AMPTP ha avanzato una proposta secondo la quale gli attori-comparse potrebbero essere sottoposti a scansione, ricevere soltanto una giornata di compenso, e vedere utilizzate le proprie immagini in modo perpetuo su qualsiasi progetto. Commenta così Ross: “Sapete chi sarà il più colpito dall’intelligenza artificiale? I produttori esecutivi. È il mestiere più basato sugli algoritmi di tutti. Un’altra questione da porsi è se ci troviamo di fronte ad una pausa o no. Una volta che questi scioperi terminano, si preme il tasto play e le cose tornano come prima, forse con una domanda più alta di produzione? Oppure, a causa di un ecosistema così delicato, i progetti pronti a decollare prima dello sciopero scompariranno per sempre? Potrebbe attenderci un panorama indefinito e molto poco incline ai nuovi contenuti. E per ‘nuovi contenuti’ intendo contenuti originali. I Breaking Bad, i Mad Men, i Sopranos. Programmi originali. Dove sono finiti? Spettacoli creati da zero da nuovi autori, non basati su un franchise, che non appartengono ad un ‘universo’. E l'unico modo affinché ciò accada è che nuove voci siano finalmente ammesse al banco di Hollywood, e ascoltate”.

Per Rodrigo Salem, reporter per Folha de S. Paulo e membro della Hollywood Critics Association, lo sciopero non sembra avere una fine in vista: “Gli studios sono lontani da un vero e proprio accordo. Le proteste continueranno. Sono andato a picchettaggiare con amici attori e sceneggiatori fuori dagli Amazon Studios a Culver City. Tutto è molto ben organizzato e pacifico. Molte auto rallentano e suonano il clacson in segno di sostegno agli scioperanti. Si vedono attori famosi e creatori di serie di successo condividere quei marciapiedi con volti sconosciuti e artisti in difficoltà. Tutti lottano per un obiettivo comune. Questo senso di unione e solidarietà è qualcosa di raro negli Stati Uniti, dove vigono regole del lavoro molto diverse dall’Italia”.

SAG-AFTRA ha da poco concesso il permesso a progetti indipendenti (film e serie) di continuare la produzione nonostante gli scioperi. Tra le star coinvolte, Anne Hathaway, Kevin Costner, Mel Gibson, Glenn Close e Jenna Ortega. Si contano 45 film e programmi TV indipendenti esenti dallo sciopero. La stand-up comedian Sarah Silverman non si è fatta attendere e ha guidato l’attacco contro gli accordi provvisori: “Sono fottutamente arrabbiata” ha detto Silverman. “Mi è stato offerto un film indipendente, ho detto di no, così come hanno fatto un sacco di miei amici. Stiamo tutti facendo sacrifici. Persone, scrittori, attori, membri della troupe sacrificano il loro sostentamento per questa causa. Si chiama forza sindacale. Dovremmo essere uniti. Questi film indipendenti ovviamente finiranno in streaming e lo streaming è una delle ragioni per cui protestiamo. Lo sciopero finisce solo quando ci si siede al tavolo e si raggiunge un accordo!”. Per il momento, la sola ad ascoltarla è stata l’attrice premio Oscar Viola Davis, annunciando di mettere in pausa le riprese del film indie G20, in cui interpreta una presidente degli Stati Uniti che difende il mondo dai terroristi. “Gli occhi del mondo, e soprattutto del mondo del lavoro, sono puntati su di noi” aveva dichiarato l’attrice Fran Drescher, leader del sindacato degli attori del cinema e della tv, paralizzando Hollywood. “Quello che sta accadendo a noi, accade in tutti i campi del lavoro. Tutti i sindacati del mondo sono al nostro fianco”.

“Lo sciopero SAG-AFTRA è un’opportunità per riaffermare il ruolo centrale dell’arte e degli artisti” commenta l’attore e sceneggiatore Alessandro Magania. “Gli artisti si adattano alle trasformazioni, ma è essenziale garantire loro dignità, finanziamenti e un approccio tecnologico - dallo streaming all’intelligenza artificiale - che ne riconosca il valore e non li lasci indietro”. Conclude il regista italo-americano Michele Civetta, reduce dalla distribuzione di The Gateway (con Lionsgate, un altro studio coinvolto in produzioni che hanno ottenuto accordi provvisori e che non fa parte dell’AMPTP): “Stiamo assistendo a un progressivo declino della classe creativa, causato da royalties inadeguate e dalla crescente minaccia rappresentata dall’intelligenza artificiale. Una creatività guidata dagli algoritmi rischia di erodere lo spirito indipendente del cinema, trasformandolo in un prodotto iper-corporate sotto il controllo di una élite che tocca l’1 per cento della popolazione abbiente. Attraverso i sacrifici intrapresi da coloro che partecipano a questo sciopero, l’auspicio è che possa emergere un nuovo equilibrio, favorevole alla prosperità di tutti coloro che operano nell’ambito dell’arte e della cultura”.

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