Sarà una mostra dimessa, adatta del resto ai tempi grami del cinema, e all’eventuale veloce scambio di presidente della Biennale (e c’è una folla che si sta leccando i baffi, certa, data la sua fascistità, di poter benissimo sostituire l’ottimo e geniale Roberto Cicutto)? Sarà un momento di massima confusione, lacrimoso, pieno di rimpianti e, tanto per andare sino in fondo, soprattutto privato della sua bellezza tradizionale, poche grandi dive a firmare autografi, qualche luttuoso fotografo a immortalare ignote signore dall’aria lubrica e poi niente, il deserto, la quaresima, il vuoto, ma dove se ne saranno andate le celebrità? Come fai a organizzare una Mostra, fatta soprattutto per i divi, senza divi?
A questa tremendissima sciagura potrebbe prepararsi luttuosamente l’80esima Mostra del cinema di Venezia che sino all’anno scorso era serenamente democratica e adesso si ritrova a dover difendere il ministro della Difesa Crosetto che pur essendo di simpatica destra, se l’è presa…
Sarà una mostra dimessa, adatta del resto ai tempi grami del cinema, e all’eventuale veloce scambio di presidente della Biennale (e c’è una folla che si sta leccando i baffi, certa, data la sua fascistità, di poter benissimo sostituire l’ottimo e geniale Roberto Cicutto)? Sarà un momento di massima confusione, lacrimoso, pieno di rimpianti e, tanto per andare sino in fondo, soprattutto privato della sua bellezza tradizionale, poche grandi dive a firmare autografi, qualche luttuoso fotografo a immortalare ignote signore dall’aria lubrica e poi niente, il deserto, la quaresima, il vuoto, ma dove se ne saranno andate le celebrità? Come fai a organizzare una Mostra, fatta soprattutto per i divi, senza divi?
A questa tremendissima sciagura potrebbe prepararsi luttuosamente l’80esima Mostra del cinema di Venezia che sino all’anno scorso era serenamente democratica e adesso si ritrova a dover difendere il ministro della Difesa Crosetto che pur essendo di simpatica destra, se l’è presa con il generale Vannacci, che ha scritto un libro autoprodotto e adesso in forte vendita, in cui dice che a lui gli omo non gli piacciono. Roba da Vlad l’impalatore, che gli omo preferiva infilzarli.
Ma non ci si aspettava una scelta così ricca come quella che Alberto Barbera ha messo insieme per l’80esima Mostra, una quantità di film con gli attori del momento, roba che avrebbe fatto della loro presentazione gioiosi eventi, anche se un po’ all’antica, con i ragazzini che ormai si innamorano solo di giovanotti tutti depilati che dicono cose da ridere a milioni di tiktoker. Invece, maledizione, a Hollywood han deciso di far sciopero, anche contro l’intelligenza artificiale che tra un po’, si teme, potrebbe ridurre gli attori a pezzenti: e lì le cose le fanno sul serio, uno sciopero è uno sciopero, e lo si fa.
Quindi niente arrivo sui taxi d’acqua al Lido, niente folla di fotografi, niente rincorsa dei divi, niente velocissima presenza degli stessi dalla mattina per ripartire la sera. Uno squallore, una mestizia, una malinconia! Si sa che gli attori americani sono in sciopero, ma non per i film indipendenti, a cui sarebbe consentito di partecipare alle attività di promozione. Mancano tre giorni all’inizio della Mostra, ma per ora nessuno ha già confermato la sua presenza.
Quindi non si dovrebbero vedere nel breve tratto tra l’albergo Excelsior e il cinema, i celebri invitati. Certamente non ci sarà la giovane Emma Stone (Oscar per La La Land), che nel film di Yorgos Lanthimos fa una brutta donna dai capelli neri, una morta che resuscita come se fosse in un romanzo di Poe, nelle mani orribili di un Willem Dafoe con la faccia tutta segnata da orribili croci; horror anche per il film di di Pablo Larraín, El conde, in cui il vecchio Pinochet è un vampiro che svolazza per aria.
Mai avranno tanta dedizione gli attori italiani e ci saranno in massa per i film in concorso: il nostro amabile Pierfrancesco Favino addirittura in due film, Comandante di Edoardo De Angelis e Adagio di Stefano Sollima in cui c’è, guarda caso, anche Toni Servillo. Ma poi finalmente una quantità di giovani donne che racconteranno, si spera di no, come furono molestate da piccine, Alba Rohrwacher e un altro Dafoe di risulta, poi la morbida Léa Seydoux, più un Enea di Pietro Castellitto e col babbo che per rispetto al figlio non compare tra gli attori.
Intanto ci si chiede se almeno riuscirà ad arrivare a Venezia Bradley Cooper, con il primo film diretto da lui, e ci tiene molto ad apparire come Maestro in un film indipendente sulla vita del grande direttore d’orchestra americano Leonard Bernstein e chissà se vedremo la Scala, quando negli anni 50 diresse la Sonnambula, la Bohème, la Medea con una meravigliosa Maria Callas, e soprattutto il modo di vivere apertamente la sua omosessualità, pur avendo da qualche parte tre figli col suo nome. Di cosa si sono invece occupati i noiosi? Del fatto che lui si è messo un nasone sul suo nasino piccino, e bisogna dire che nella bella faccia del Maestro era difficile non notarlo, quindi bene ha fatto il giovane maestro a camuffarsi da vecchio.
Si sta già giocando alle scommesse, se ci saranno Penelope Cruz e Jessica Chastain e se no pazienza. Certo è un caso, ma questa mostra può, alla fine, apparire forse con film nuovi e vecchi autori: due novantenni, Woody Allen (che ci sarà) con Coup de chance fuori concorso, e Roman Polanski, con The Palace in concorso, che non verrà, ovvio, e manderà forse Fanny Ardant che resiste con i suoi 74 anni; Liliana Cavani, che presenta fuori concorso L’ordine del tempo, 90 anni li ha compiuti anche lei mentre, toccando ferro, l’88enne William Friedkin che ha dato L’esorcista per la sezione dei classici, è morto ad agosto, e Pema Tseden, con Leopardo delle nevi fuori concorso, storia tibetana di un felino che ha ucciso otto pecore, è morto a maggio in Cina.
Una curiosità: non è che intanto nel mondo, in Cina, in Bielorussia, in Kazakistan, in Georgia, in Turchia, ovunque ci si guardi e soprattutto nella ricca Corea del Sud, stanno facendo la milionesima nuova fiction per tenerci immobili sul divano?