Caterina Murino madrina alla Mostra di Venezia. “Se sei stata Bond girl una volta, lo resti per la vita”
dalla nostra inviata Arianna FinosCaterina Murino, la madrina dell’edizione 80 della Mostra del cinema, nata a Cagliari, aspirante medico poi modella, passata per Miss Italia e la saga di Bond, tanto cinema internazionale, domicilio francese da vent’anni, ha un rapporto speciale con Venezia. “E’ una città molto presente nella mia vita - racconta – ci sono stata la prima volta a dodici anni, con genitori e fratello, sono poi tornata sempre per lavoro. Il Casanova di Giacomo Battiato, avevo 22 anni (ora ne ha 45, ndr), ero Zanetta, la mamma di Casanova. E’ stato il mio secondo film, dopo il debutto spagnolo con Sepulveda, il primo italiano. Sono tornata al Goldoni con Doppio sogno, alla Mostra sono sbarcata con Non pensarci di Gianni Zanasi, mi diedero il premio Kineo, me lo consegnò Rupert Everett con cui avevo lavorato e che non mi riconobbe, avevo cambiato look. E poi, nel 2008, sono venuta in concorso con Pappi Corsicato, Il seme della discordia”.
Che…
Caterina Murino, la madrina dell’edizione 80 della Mostra del cinema, nata a Cagliari, aspirante medico poi modella, passata per Miss Italia e la saga di Bond, tanto cinema internazionale, domicilio francese da vent’anni, ha un rapporto speciale con Venezia. “E’ una città molto presente nella mia vita - racconta – ci sono stata la prima volta a dodici anni, con genitori e fratello, sono poi tornata sempre per lavoro. Il Casanova di Giacomo Battiato, avevo 22 anni (ora ne ha 45, ndr), ero Zanetta, la mamma di Casanova. E’ stato il mio secondo film, dopo il debutto spagnolo con Sepulveda, il primo italiano. Sono tornata al Goldoni con Doppio sogno, alla Mostra sono sbarcata con Non pensarci di Gianni Zanasi, mi diedero il premio Kineo, me lo consegnò Rupert Everett con cui avevo lavorato e che non mi riconobbe, avevo cambiato look. E poi, nel 2008, sono venuta in concorso con Pappi Corsicato, Il seme della discordia”.
Che ricordo ha di quella serata?
“Particolare. Il film lo avevamo finito a giugno, io, Alessandro Gassmann, Isabella Ferrari, facevamo le interviste ma non avevamo visto il film. Alla proiezione in Sala grande, la sera, col pubblico, lo vedo e non mi piace. Inizio a piangere disperata, i miei agenti mi fanno da paravento. Dopo un anno ho fatto la pace con quel film, che trovo unico e bellissimo. Ma è stato violento vederlo davanti a tutti, Pappi da regista ha creato un mondo suo, che noi attori non avevamo vissuto mentre giravamo. Rieccomi a Venezia nel 2020, in pieno Covid, una città isolata e bellissima, con Venezia sei mia di Alex de la Iglesia. Qualche giorno fa, non lontano da lì, ero con spettacolo di Giancarlo Marinelli, Di là dal fiume e tra gli alberi da Hemingway.
Quando ha scoperto che era stata scelta come madrina?
“Lo scorso maggio, quando Alberto Barbera mi chiama, sono in un posto poco glamour: quando ho giorni liberi trasporto i cani da una parte all'altra della Francia, da un rifugio all'altro, dal rifugio alla casa di adozione. Ero quindi su un treno in un posto remoto della Francia, piangevo di gioia e il cagnolone mi guardava buffo. E’ stata una cosa bella e inaspettata”.
Com’è nato questo impegno con i cani?
“Lo faccio da quattro anni. Sono cresciuta in una famiglia all’antica, niente animali in casa. Ma quando mi sono fidanzata con il mio grande amore, lui ha sempre vissuto con gli animali, mi ha supplicato di prendere un gattino e alla fine mi ha convinta. Creando un mostro, perché non faccio mai le cose a metà. Ho iniziato quindi a conoscere un mondo alieno, che non conoscevo e non mi interessava. Un mondo di creature meravigliose, che vengono maltrattate, abbandonate, fatte soffrire, a volte massacrate. In questi anni sono diventata una micro-paladina di queste cause, ho scoperto associazioni con persone che dedicano la vita a queste anime di nessuno. Ho deciso di aiutare questa associazione francese, ‘Gli angeli dei binari’, legata con le Ferrovie dello Stato francese: trasportano i cani da un punto all'altro della Francia per accompagnarli dai nuovi padroni”.
Che esperienza è?
“Bella ma anche terribile perché il cane quando lo prendi pensa che tu sia il nuovo padrone, nelle ore di treno si affeziona e quando lo lasci alla nuova famiglia ti guarda come se lo avessi tradito. Non capisco sinceramente come si possa abbandonare un animale che ha condiviso un pezzo della nostra vita, guardarlo negli occhi. C’è una grande crisi di umanità, in questi giorni, leggendo degli orrori di Palermo e Napoli contro le donne, ho la sensazione che stia perdendo fiducia nel genere umano”.
Vent’anni fa ha scelto di vivere a Parigi.
“Non è stata una scelta, la vita ha sempre scelto per me. Non parlavo una parola di francese, mi chiamarono per un provino con Christian Clavier, Il bandito corso. Ne ho fatti quattro per convincerli che stavo imparando il francese. Ho vinto quel provino, poi è arrivato un altro film, durante le riprese del quale è arrivato il terzo film, sul terzo set è uscito il primo film che è stato un grande successo. Così sono rimasta a Parigi. Ora mi sento parte del cinema francese e, dopo vent’anni, anche nel teatro. Sono felice”.
Che spettacoli ha preparato?
“L'anno scorso ero al Teatro della Madeleine per uno spettacolo di Francis Weber, ora un altro con Michel Fau molto particolare, interessante, Trappola per un uomo solo. Faccio le prove a teatro e durante la Mostra parto per una giornata, debutto il 14 settembre. E’ una storia di attualità, che riguarda un femminicidio. In Italia c’è la storia di Giulia, il marito diceva che era andata via incinta con le bambine, la aveva uccisa lui. Siamo ancora immersi in questa follia di femminicidi allucinanti”. (Le si incrina la voce, si scusa ndr).
Tutta questa violenza la colpisce profondamente.
“Ne soffro tantissimo, vado anche da uno psicologo per cercare di essere meno spugna. La violenza sugli animali, gli stupri, è come se avessi una rabbia interna e il mio cervello non capisca come si possa godere nel vedere un altro che soffre. Qualche giorno fa ho saputo di quanto accaduto a Palermo, continuo a immaginare la ragazzina di 19 anni che sarà massacrata per il resto della vita, non avrà più fiducia in niente e nessuno. E’ stata doppiamente uccisa, non ha una vita. Io ho un’amica che ha subito questo, la sua vita è spappolata. Non capisco come si possa, da quel che ho letto, come sette persone non abbiano acceso una microparte del cervello. Non voglio neanche parlare di quel che ha detto la madre di uno di loro. Come educhi di tuoi figli? Che valore dai alla vita davanti a te? Con quale idea pensi poterti divertire in quel modo con un essere umano? Il mio fidanzato e mio fratello sono avvocato, le leggi possono essere aggirate ovunque nel mondo, ci sono cavilli e il giudice è obbligato. Ma a quei giudici: dico mettetevi una mano sulla coscienza. Queste presone, anche se minorenni, vanno fermate, serve una punizione esemplare, mettere un video come fosse divertente significa avere perso l’umanità”.
Facciamo una pausa, Murino è ancora turbata, chiede di cambiare discorso.
Quando ha capito che sarebbe diventata un’attrice?
“Il mio sogno era diventare pediatra, due volte non sono riuscita a passare l’esame di Medicina, avevo dato Biologia e Chimica, ci ho provato per due anni, al secondo per sette posti non sono passata. Era l’anno di Miss Italia, avevo vinto il contratto con un marchio di cosmetici, ero partita per Milano, sono entrata in un’agenzia di moda. Ho pensato: provo o torno a casa. Da quell’ottobre del 1997 non sono più tornata. Sono entrata in una compagnia teatrale a Milano e poi a ho iniziato a studiare, sono entrata in un meccanismo. Ma non ho mai sognato di fare l’attrice. Non ho il fuoco e la follia che hanno tanti colleghi. Mi sento un po’ un’intrusa, ogni tanto”.
‘Casino Royale’: che rappresenta nella carriera di un’attrice essere stata una Bond girl?
“Per me è stato un regalo immenso e sicuramente mi ha aperto le porte del cinema internazionale. Anche se prima avevo fatto la serie ispano-argentina con Juan Josè Campanella, Vientos de Agua, il mio primo film, Sepulveda, era spagnolo, e c’è anche un film televisivo tedesco: nel mio destino c’è sempre stato l’estero. Ho lavorato con Dino Risi, Le ragazze di Miss Italia, ma ho sempre fatto molte produzioni estere. Con Bond sono arrivate l’America, la Cina. Sono fiera di essere stata una Bond girl, e in uno dei film più emblematici: Casino Royale è uno dei più belli, con Skyfall. C’era un cast tra i più belli, sono stata la prima Bond girl della nuova saga. Da sprovveduta non mi sono resa conto di quel che giravo, che fosse una macchina da guerra l’ho capito l’anno dopo, entrando nel cinema iconico mondiale”.
Daniel Craig in 'Casino Royale'
Il leggendario provino?
“Particolare, sì. Preparavo un film mai uscito su Eleonora d’Arborea, regina di Sardegna. Era un set povero, non c’erano soldi per insegnarmi ad andare a cavallo, un mio amico fantino mi porta a Capannelle, qualche giorno prima, fa stancare uno dei suoi cavalli e poi salgo io, lui parte al galoppo e dopo pochi metri mi disarciona. Io resto paralizzata. Mi portano d'urgenza in ospedale, imbottita di Toradol e morfina. Mia madre il giorno dopo arriva da Cagliari in urgenza alle otto di mattina e dice “bene, non sei morta”. Io non mi muovevo più. Le racconto che avrei avuto quel giorno il provino che avevo annullato. “Lei dice andiamo, io spingo e tu ci vai”. Mi ha lavata, messo le scarpe e la tuta e sono arrivata. Alla direttrice del casting dico della caduta. Dico le battute, me ne vado. Mentre uscivo mi fa: “Caterina, puoi montare un cavallo?” e io: stai scherzando? Me ne vado. Dopo un mese, riesco a camminare anche se ho il bacino spostato, mi chiamano per un call back a Londra: non so cosa abbia fatto durante il provino per essere andata così bene, ma due settimane dopo mi confermano. E sono dovuta rimontare a cavallo”.
Intervistai a Londra Daniel Craig sul set di ‘Casino Royale’, era un attore teatrale timido e impacciato, lontano dal glamour di Bond. Lei quando ha capito che malgrado le critiche avrebbe avuto successo?
“Lei ha conosciuto il Daniel che ho conosciuto io, e sappiamo che non è quello di oggi. Non era famoso, non era sicuro, non era quell’attore e produttore che è diventato. Avevo visto Layer cake, era sconosciuto ma sul set si capiva subito che è un grande attore. Da fuori invece tante critiche: era biondo, non guidava, s’era fatto male, era basso… di tutto. Io ho finito di girare verso fine febbraio, una giornata di stampa alla Bahamas, i produttori hanno capito che me la cavo con i giornalisti, mi hanno mandato a tutte le attività del mondo mentre gli altri giravano. E ovunque, da Amsterdam alla Giamaica, difendevo Craig dagli attacchi, soprattutto dei giornalisti inglesi. Dissi loro: “Vi rimangerete le vostre carte”. Avevo ragione”.
Bond girl una volta e per sempre?
“Entri con la famiglia Broccoli, ne fai parte. Per questo la saga è longeva e potente. Sono generosi, sono stata in Calabria nel loro paesino d’origine, c’è una statua di Cubby Broccoli, il padre è nato lì. Eravamo io e Giannini e tutta la famiglia Broccoli. Barbara, quando sono stata male a Berlino, nel tour promozionale, mi ha fatto lei il tè ogni ora con i biscotti, non ha mandato le sue assistenti. Mi ha fatto anche la valigia. E anche quando parlo con gli altri artisti, mi raccontano: anche quando vinci un Oscar la domanda su Bond ci sarà sempre”.
Mai avuto una crisi in cui pensava di non andare più avanti con la recitazione?
“L'inizio di quest'anno non è stato felice. Uno spettacolo che dovevo fare a Parigi è stato annullato. Ho fatto un provino per una serie americana, mi hanno chiamato per il call back. Ero sicura che mi avessero presa. Prima di Natale mi avevano mandato una mail facendomi capire che ero io. Il 20 gennaio hanno preso un’altra collega italiana. L’ho vissuta veramente molto male. E invece è arrivato il film meraviglioso, Opera di Davide Livermore, lo spettacolo teatrale e poi la Mostra di Venezia. Come si dice, l’importante è stare nell’ascensore: sale, scende, ma l’importante è starci dentro”.
Il regista Davide Livermore
Com’è ‘Opera’?
“Un film meraviglioso e pazzo. Versione pop dell’opera di Orfeo e Euridice, due cantanti d’opera giovanissimi, la storia raccontata in chiave moderna, con tanti pezzi di opera famosi estrapolati, pezzi letterari e di film. Io rifaccio la famosa scena di Anna Magnani in Nella città l'inferno, quando picchia la ragazza in prigione. Tutto questo in un virtual set, un muro alto otto metri. Attori teatrali, a parte Vincent Cassel, Fanny Ardant e Rossy de Palma. Le musiche registrate da Fabio Biondi e Placido Domingo. Un film pazzesco che può piacere o non piacere, perché è abbastanza particolare. Sarà un cult”.