‘Detective Marlowe’, tra disillusione e citazioni colte torna l’eroe di Raymond Chandler
di Roberto NepotiEra improbabile immaginarsi due tipi come Neil Jordan e Liam Neeson, trionfatori un quarto di secolo fa a Venezia con l’ambizioso Michael Collins, coalizzati in un’avventura del detective privato americano più famoso di sempre. Pare che il regista irlandese fosse curioso di vedere l’attore suo connazionale nella parte dell’eroe di Raymond Chandler; e la cosa incuriosiva anche noi. Il responso non è così soddisfacente.
Soprattutto per chi ricorda, tra i molti attori che lo hanno interpretato sullo schermo, la versione in bianco e nero di Humphrey Bogart (Il grande sonno), Marlowe disilluso e ironico, simile a un antico cavaliere raddrizzatore di torti. Ma anche Robert Mitchum, perfetto con quella sua aria di cinica disillusione; e ancora Elliot Gould, nella rilettura moderna diretta da Robert Altman (Il lungo addio). Come è successo a 007 e ad altri personaggi maggiori della fiction, anche Marlowe sopravvive alle pagine del suo autore, Raymond Chandler: qui, in un romanzo di John Banvi…
Era improbabile immaginarsi due tipi come Neil Jordan e Liam Neeson, trionfatori un quarto di secolo fa a Venezia con l’ambizioso Michael Collins, coalizzati in un’avventura del detective privato americano più famoso di sempre. Pare che il regista irlandese fosse curioso di vedere l’attore suo connazionale nella parte dell’eroe di Raymond Chandler; e la cosa incuriosiva anche noi. Il responso non è così soddisfacente.
Soprattutto per chi ricorda, tra i molti attori che lo hanno interpretato sullo schermo, la versione in bianco e nero di Humphrey Bogart (Il grande sonno), Marlowe disilluso e ironico, simile a un antico cavaliere raddrizzatore di torti. Ma anche Robert Mitchum, perfetto con quella sua aria di cinica disillusione; e ancora Elliot Gould, nella rilettura moderna diretta da Robert Altman (Il lungo addio). Come è successo a 007 e ad altri personaggi maggiori della fiction, anche Marlowe sopravvive alle pagine del suo autore, Raymond Chandler: qui, in un romanzo di John Banville dal titolo La bionda dagli occhi neri. La cui trama è quasi un compendio delle situazioni e dei tòpoi della vecchia letteratura hard boiled.
Fino dall’inizio. Marlowe riceve la visita dell’affascinante bionda Clare Cavendish (Diane Kruger), figlia della ex diva di Hollywood Dorothy Quincannon (Jessica Lange), che lo incarica di ritrovare Nico Peterson, il suo amante. Lo danno per morto, ma la donna è convinta che la sua dipartita sia inscenata. Così Philip finisce per inoltrarsi in un nido di vipere, Bay City (nella contea di Los Angeles del 1939), tra club gestiti da gente equivoca come Floyd Hanson (Danny Huston), gangster razzisti, manager corrotti degli studi cinematografici, spacciatori, ex-stelline drogate.
Detective Marlowe (un film Sky Original visibile su Sky Cinema e on demand su Now), non è un brutto film: prodotto senza risparmio, offre belle ricostruzioni d’epoca e infarcisce la trama (a volte in modo eccessivo) di citazioni e allusioni – da Alfred Hitchcock a Chinatown, dal Mistero del falco ad Arancia meccanica – che potrebbero dilettare il cinefilo più curioso. Però a un certo punto si fa piatto, troppo parlato e povero di coinvolgimento. Ma forse il suo problema principale è proprio Liam Neeson, veterano eroe dell’azione dall’aspetto,più che disilluso, depresso; e che nelle scene di combattimento appare appesantito e a disagio: al punto di dichiarare egli stesso di essere “troppo vecchio”. Negli anni 70 Robert Mitchum interpretò due volte il personaggio in Marlowe il poliziotto privato e Marlowe indaga, venendo giudicato da molti eccessivamente attempato per la parte. Che dire allora di Liam; il quale, più imponente che energico, ha girato la boa dei settant’anni?