‘Bastarden’ e l’ossessione di Mads Mikkelsen per la terra promessa
di Alberto CrespiNel concorso di Venezia 2023 c’è spazio anche per il romanzone epico aggiornato alla correttezza politica del XXI secolo. Bastarden (titolo danese, come titolo internazionale c’è il meno ruvido The promised land) è un film potente, coinvolgente e anche sottilmente astuto, perché mette in fila tutti i temi – chiamiamoli pure luoghi comuni – che un film deve avere per essere benvoluto al giorno d’oggi. Ma vediamo la trama: Mads Mikkelsen (bravissimo) è Ludvig Kahlen, capitano dell’esercito che nella Danimarca della metà del ‘700 concepisce un progetto folle. Poiché il re ha annunciato coram populo che lo Jutland, penisola allora pressoché disabitata e coperta di brughiere e paludi, va colonizzata, lui chiede di poter fondare una colonia e diventare in futuro nobile, a condizione di rendere coltivabile una terra brulla e popolata solo di briganti.
Tutti lo prendono per matto, ma Kahlen è un uo…
Nel concorso di Venezia 2023 c’è spazio anche per il romanzone epico aggiornato alla correttezza politica del XXI secolo. Bastarden (titolo danese, come titolo internazionale c’è il meno ruvido The promised land) è un film potente, coinvolgente e anche sottilmente astuto, perché mette in fila tutti i temi – chiamiamoli pure luoghi comuni – che un film deve avere per essere benvoluto al giorno d’oggi. Ma vediamo la trama: Mads Mikkelsen (bravissimo) è Ludvig Kahlen, capitano dell’esercito che nella Danimarca della metà del ‘700 concepisce un progetto folle. Poiché il re ha annunciato coram populo che lo Jutland, penisola allora pressoché disabitata e coperta di brughiere e paludi, va colonizzata, lui chiede di poter fondare una colonia e diventare in futuro nobile, a condizione di rendere coltivabile una terra brulla e popolata solo di briganti.
Tutti lo prendono per matto, ma Kahlen è un uomo ostinato, spinto da una fede incrollabile nella propria missione. Costruisce una specie di fattoria e la chiama “casa del re”, e porta con sé venti sacchi di patate destinati, con i primi raccolti, a nutrire mezza Danimarca. Il problema è che quelle terre sono reclamate dal signorotto locale, sadico e donnaiolo, e lui e Kahlen entrano subito in conflitto: soprattutto dopo che il capitano ospita una coppia di contadini fuggita dalla tenuta del nobile. In più, Kahlen chiama a lavorare con sé i briganti locali, e diventa quasi il padre adottivo di una bimba “zingara” che anche i briganti guardano con disgusto per via della pelle scura…
Il “bastarden” del titolo danese allude appunto alla ragazzina, ma anche allo stesso Kahlen, che non ha mai saputo chi fosse suo padre. Nel film ci sono le rivendicazioni delle donne dell’epoca, sia nobili sia popolane; il rispetto per i “diversi”, il razzismo diffuso, la forza del sogno di Kahlen opposta al potere e al denaro dei nobili. Però c’è anche, come in ogni romanzo che si rispetti, l’evoluzione di un eroe che parte come un uomo ossessionato dalla propria missione e impara strada facendo a rispettare il prossimo, a capire i sogni e le debolezze altrui. Il tutto in una ricostruzione d’epoca molto suggestiva, corrusca e fangosa come oggi va di moda, con sprazzi di indicibile violenza e momenti di sorprendente tenerezza. Dirige Nikolaj Arcel, danese di 51 anni, già sceneggiatore di Uomini che odiano le donne e regista di A royal affair. Sapere che il suo prossimo progetto si intitola Il mostro di Firenze, e che nel cast è annunciato Antonio Banderas, ci spaventa un po’, ma staremo a vedere.
Voto: 3 stelle su 5