Ustica, Marco Risi: “Anche Macron dovrebbe chiedere verità: è sempre la cosa più rivoluzionaria. E vi racconto di quella notte con Cossiga”
di Silvia FumarolaCon Il muro di gomma, il film sulla strage di Ustica del 1991 (scritto da Andrea Purgatori con Sandro Petraglia e Stefano Rulli), Marco Risi ci aveva già mostrato la verità. L’aereo scomparso dai radar, quel 27 giugno 1980, si inabissò nel mare tra Ponza e Ustica con 81 persone a bordo perché era stato abbattuto da un missile. “E’ stato uno choc leggere l’intervista a Giuliano Amato” spiega il regista “dice cose molto forti, che in questi anni avevamo sentito. Ma dette da lui assumono un peso diverso”.
Risi, che impressione le ha fatto?
“Davvero non me l’aspettavo. Meno male che finalmente qualcosa si muove, dopo 43 anni. L’intervista di Amato per me nasce anche dal pensiero di Andrea Purgatori, secondo me arriva da lì: se non fosse morto, forse, queste rivelazioni, dette con tanta chiarezza, sarebbero tardate a uscire. Lo dico perché so che fra Andrea e Amato c’era un rapporto intenso, stretto”.
Con Il muro di gomma, il film sulla strage di Ustica del 1991 (scritto da Andrea Purgatori con Sandro Petraglia e Stefano Rulli), Marco Risi ci aveva già mostrato la verità. L’aereo scomparso dai radar, quel 27 giugno 1980, si inabissò nel mare tra Ponza e Ustica con 81 persone a bordo perché era stato abbattuto da un missile. “E’ stato uno choc leggere l’intervista a Giuliano Amato” spiega il regista “dice cose molto forti, che in questi anni avevamo sentito. Ma dette da lui assumono un peso diverso”.
Risi, che impressione le ha fatto?
“Davvero non me l’aspettavo. Meno male che finalmente qualcosa si muove, dopo 43 anni. L’intervista di Amato per me nasce anche dal pensiero di Andrea Purgatori, secondo me arriva da lì: se non fosse morto, forse, queste rivelazioni, dette con tanta chiarezza, sarebbero tardate a uscire. Lo dico perché so che fra Andrea e Amato c’era un rapporto intenso, stretto”.
Il film, che è del 1991, già diceva tutto.
“Mi ha colpito vedere pagine intere sulla strage dopo 43 anni. Leggendo l’intervista ho avuto l’impressione che Amato per rinfrescarsi le idee avesse visto il film l’altroieri. Mi è sembrato di capire che l’unica cosa su cui si discute, sia la storia di Craxi, che avrebbe avvisato Gheddafi sei anni dopo… Non escludo che possa essere successo anche nel 1980: non si sapeva e chissà se si saprà mai. Immagino che all’epoca si tenessero rapporti buoni un po’ con tutti, che per il bene comune si cedesse ai compromessi. Non abbiamo certezze”.
“Il muro di gomma” resta un esempio di cinema civile, racconta il percorso per la verità, le denunce, il dolore delle famiglie. Fu difficile girarlo?
“Mi fidavo moltissimo di Andrea. In questa storia tragica c’è stato dentro dalla prima notte, quando ricevette quella famosa telefonata dal controllore di volo: da lì è partito tutto. Ma la cosa bella, importante, è che non ha mollato mai. E quando si è deciso di fare il film io, gli sceneggiatori Petraglia e Rulli, eravamo al suo fianco. Mi è molto simpatico, continuo a usare il presente quando parlo di lui, gli ho sempre creduto. Poi mi chiedevo: ‘Ma è possibile? Saranno vere le cose che mi dice?’”.
Erano vere. Negli anni per insabbiare la verità ci furono depistaggi, vennero tirate fuori le ipotesi più fantasiose. Che effetto le fa?
“C’è ancora chi sostiene che sia stata una bomba, alcuni parlarono di cedimento strutturale, l’Itavia è fallita. A me è rimasta un’impressione forte quando girammo la scena del perito che esamina il corpo del pilota libico, caduto con l’aereo sulla Sila: il cadavere era pieno di vermi e aveva firmato un documento con una data che non corrispondeva. Girammo in un piccolo cimitero, mi colpirono due tombe, erano di due ragazzi morti nella strage di Ustica: 27 giugno 1980”.
A distanza di anni, si apre davvero uno spiraglio?
“Leggendo quello che dice Amato ho immaginato di sì, e ho ripensato alla frase che usò l'avvocato di parte civile Giordani sullo ‘squarcio nel muro di gomma’. L‘aeronautica - italiana, francese, inglese, americana – è un potere forte. Nel film c’è una frase, a mio avviso importante, il capo di Stato Maggiore dice: “E poi in questa vicenda siamo soltanto testimoni”. Una specie di ammissione: ma testimoni di cosa? Per me, testimoni di una guerra aerea”.
Di fatto per evitare problemi legali con il Ministero della Difesa, utilizzaste le uniformi che avevano stellette a sei punte invece di cinque.
“E il Ministero dell’Aeronautica non è quello vero, girammo in un ospedale. Comunque abbiamo avuto cinque querele. Francamente non capisco le ragioni di Stato, quelle militari. Quando una storia è così clamorosa, quando tutto ti sta crollando addosso, perché non dire la cosa più rivoluzionaria? La verità. ‘E’ andata così, ci dispiace, è doloroso ammetterlo ma abbiamo sbagliato’. All’epoca, qualcuno mi disse che qualcun altro gli aveva raccontato che era in Corsica e da quella base aerea era rientrato un caccia. E i piloti erano usciti dall’aereo piangendo: ‘Oddio, abbiamo fatto un disastro’. Una scena che sembra credibilissima”.
Corso Salani, che interpreta il giornalista del Corriere della sera Rocco Ferrante, di fatto l’alter ego di Purgatori, alla fine del film, mentre piove a dirotto, detta da una cabina telefonica il suo pezzo al giornale: “Ci sono voluti 10 anni, 10 anni di bugie, di perché senza risposta. Perché chi sapeva è stato zitto? Perché chi poteva scoprire non si è mosso? Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l’omertà, l’occultamento delle prove? C’era la guerra la notte di quel 27 giugno del 1980: c’erano 69 adulti e 12 bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, o che giocavano con una bambola. Quelli che sapevano hanno deciso che i cittadini, la gente, noi, non dovevamo sapere… Perché?”. Oggi secondo lei arriverà la risposta a quel perché?
“Quella scena l’ha scritta Andrea, ripeteva: ‘Mi assumo la responsabilità di quello che dico’. Io come regista non ho meriti, perché sono tutti suoi. Dopo aver letto le dichiarazioni di Amato ho pensato alla puntata speciale che avrebbe potuto fare invitandolo in studio, incalzandolo, facendosi spiegare, ho pensato a come avrebbero commentato le parole dei generali assolti”.
Adesso cosa ci si può augurare?
“Che grazie ad Amato si torni a parlare di Ustica per un po’. Francamente non so se il presidente francese Macron, direttamente chiamato in causa, si sentirà di dire qualcosa, all’epoca era un bambino. Ma su quello che è successo potrebbe farsi spiegare qualcosa dai suoi generali. Lo dovrebbe fare”.
A lei che sensazione resta?
“Spero che sia arrivato il momento della verità. Mi è tornato in mente quando con Andrea, Rulli, Petraglia, i produttori, nell’ottobre del 1991, fummo invitati dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ai tempi della strage di Ustica era stato presidente del Consiglio, a vedere il film nella saletta cinematografica del Quirinale. Aveva convocato il capo di Stato Maggiore della Difesa e quello dell’Aeronautica. Un’operazione sottile, secondo me: stavano lì a vedere il film, con Cossiga che sghignazzava e mi chiedeva l’identificazione dei personaggi: ‘Quello sarebbe Zanone?’, ‘E quell’altro?’. Alla fine le strette di mano dei generali furono frettolose”.