Napoli resistente, cento ore di battaglia per entrare nella Storia
di Conchita SanninoL’orrore non poteva più durare. Rappresaglie, roghi, fucilazioni sugli inermi. Ma chi immaginava che sarebbe stata un’insurrezione di popolo a scrollarsi di dosso tutto quell’inferno: che facessero da soli, in cento ore. «Mi vedete bellissima, ma mi pensate sempre inerte, pigra, piena di sonno e di furbizia. Perché dimenticate il fuoco. Fate sempre questo errore con me». La voce arrochita è di Luisa Ranieri, il testo che apre è firmato Maurizio de Giovanni, ma nel docufilm di Massimo Ferrari, 4 giorni per la libertà. Napoli 1943 — che Rai 3 manda in prima serata, domani, ore 21.10, e poi su RaiPlay — a raccontarsi è proprio lei, la città dell’immane sofferenza, dei cento bombardamenti. Di quando tirò fuori il coraggio e la furia per cacciare i carnefici della Wehrmacht, di quando la Napoli eroica e resistente diventò la prima metropoli d’Europa a liberarsi dall’oppressione nazifascista.
Fine settembre 1943: esattamente …
L’orrore non poteva più durare. Rappresaglie, roghi, fucilazioni sugli inermi. Ma chi immaginava che sarebbe stata un’insurrezione di popolo a scrollarsi di dosso tutto quell’inferno: che facessero da soli, in cento ore. «Mi vedete bellissima, ma mi pensate sempre inerte, pigra, piena di sonno e di furbizia. Perché dimenticate il fuoco. Fate sempre questo errore con me». La voce arrochita è di Luisa Ranieri, il testo che apre è firmato Maurizio de Giovanni, ma nel docufilm di Massimo Ferrari, 4 giorni per la libertà. Napoli 1943 — che Rai 3 manda in prima serata, domani, ore 21.10, e poi su RaiPlay — a raccontarsi è proprio lei, la città dell’immane sofferenza, dei cento bombardamenti. Di quando tirò fuori il coraggio e la furia per cacciare i carnefici della Wehrmacht, di quando la Napoli eroica e resistente diventò la prima metropoli d’Europa a liberarsi dall’oppressione nazifascista.
Fine settembre 1943: esattamente ottant’anni fa, oggi. Un documentario d’impatto che in 90 minuti mescola interviste inedite e toccanti materiali d’archivio, voci popolari alle formidabili immagini dell’Istituto Luce e ai segmenti del capolavoro di Nanni Loy (Le Quattro giornate di Napoli, fu candidato all’Oscar) con sequenze in animazione, regia di Alessandro Rak e Dario Sansone, e i racconti di Marisa Laurito, Cristina Donadio, Peppe Barra, Enzo Gragnaniello. Luciano Stella (già David con Maria Carolina Terzi e Mad per Gatta Cenerentola) che lo produce con Terzi, Lorenza e Carlo Stella per Big Sur — insieme con Luce Cinecittà e il sostegno di Rai Documentari — rimase «folgorato da bambino dai racconti che mi faceva mio padre dal set di Loy». E rivela che il docu «è stato un sogno inseguito per anni. Ora tocca alla nostra generazione tramandare: in un tempo in cui è necessario far guerra alla guerra, come Napoli mostrò in quel cruciale passaggio».
Si armarono famiglie intere, analfabeti e borghesi, studenti e operai, professori e soldati, militanti e femminielli. E le donne: come la 23enne Maddalena Cerasuolo, cui è dedicato nel film un poetico inserto cartoon. E poi: tanti ragazzi, come Gennarino Capuozzo, 11 anni, che vive in un altro frammento. Scorre la storia di Antonio Amoretti, l’ultimo partigiano scomparso lo scorso anno (il cui figlio Francesco è stato ricevuto, ieri, da Mattarella a Napoli). «Domani si spara, e si muore, ci avvertì mio padre — ricorda Amoretti — Ma lui il giorno scoprì di avere la malaria. Presi la sua pistola, me ne andai alla barricata, avevo 16 anni». De Giovanni dice che, alla fine, non è stato difficile scrivere la voce di Napoli: «Sta nel dna della città la ribellione, quella volta però non si divise. Un pezzo di Storia che appartiene al Paese, anche se spesso la Storia non lo sa, si dimentica che è fatta di storie, di facce, di carne, di coraggio. Una lezione che serve oggi, molto».