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‘Palazzina Laf’, Michele Riondino e la classe operaia che crede ancora al paradiso

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Arriva nelle sale il film che racconta una vicenda realmente accaduta all’Ilva di Taranto. Accanto all’attore (e regista) anche Elio Germano. La recensione
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Gli attori italiani che esordiscono nella regia non cessano di stupirci. Negli ultimi anni il nostro cinema è stato pieno di filmetti senza uno straccio di trama e sciatti nel linguaggio; loro, invece, affrontano argomenti di alto spessore civile, curando anche lo stile cinematografico.

Per il suo esordio con Palazzina Laf, Michele Riondino si basa su un episodio autentico avvenuto negli anni Novanta all’Ilva di Taranto. Nel passaggio dell’azienda dallo Stato al gruppo Riva, i dipendenti scomodi vennero confinati nella Palazzina Laf, un edificio dismesso dove passavano il tempo a fare nulla. Un autentico caso (ma allora il termine inglese non era ancora in uso) di mobbing di massa. Lo scopo era obbligarli ad accettare il demansionamento o a licenziarsi.

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Gli attori italiani che esordiscono nella regia non cessano di stupirci. Negli ultimi anni il nostro cinema è stato pieno di filmetti senza uno straccio di trama e sciatti nel linguaggio; loro, invece, affrontano argomenti di alto spessore civile, curando anche lo stile cinematografico.

Per il suo esordio con Palazzina Laf, Michele Riondino si basa su un episodio autentico avvenuto negli anni Novanta all’Ilva di Taranto. Nel passaggio dell’azienda dallo Stato al gruppo Riva, i dipendenti scomodi vennero confinati nella Palazzina Laf, un edificio dismesso dove passavano il tempo a fare nulla. Un autentico caso (ma allora il termine inglese non era ancora in uso) di mobbing di massa. Lo scopo era obbligarli ad accettare il demansionamento o a licenziarsi.

L’ingenuo operario Caterino La Manna crede invece che si tratti del paradiso in terra per pochi privilegiati (essere pagati per non lavorare?) e accetta la proposta dell’abietto funzionario Giancarlo Basile di spiare i reclusi nella Palazzina e di riferirgli se abbiano intenzione di cedere oppure di intraprendere azioni legali. Se l’ottuso giovanotto riuscirà a comprendere la realtà della situazione è il filo di Arianna della trama.

Riondino, che si è documentato con interviste agli antichi lavoratori dell’Ilva, sa calibrare bene gli episodi, adotta una fotografia che evoca i colori dei film anni Novanta e interpreta il “carattere” del protagonista dandogli le necessarie sfumature. Lo fronteggia, nella parte del viscido Basile, Elio Germano (li avevamo già visti insieme ne Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari): un duello di talenti che vale le pena di vedere.

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