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Woody Allen: “Quale sarà l’eredità delle mie opere? Che me ne importa, io non ci sarò”

Incontro con il regista mentre arriva nelle sale ‘Un colpo di fortuna’, il suo film numero cinquanta. Il cinema, le riflessioni sull’esistenza, il mondo che non gli piace e come lo vorrebbe, il prossimo film. “Cerco qualcuno che mi finanzi. In fondo, costo poco e faccio ridere”
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La camicia a quadrettini è una divisa da mezzo secolo, gli occhiali spessi e lo sguardo che si è fatto più lontano, pronto però ad accendersi di quello che un tempo era umorismo e ora è piuttosto tenerezza. Ogni intervista con Woody Allen – oggi ha 88 anni - è innanzitutto un piacevole incontro. Vale per questa, per il film Colpo di fortuna, in sala con Lucky Red da oggi. Uno di quelli suoi venuti bene, che mettono in gioco il destino, le sliding doors, la fatale ingiustizia e le botte di fortuna. Racconta di un uomo che pensa di poter calcolare tutto, della di lui compagna, di un ex da lei ritrovato, di un investigatore e di una madre scrupolosa. Nel cast ci sono Lou de Laâge, Melvil Poupaud, Niels Schneider, Valérie Lemercier.

Per la prima volta, a quota cinquanta film, ne ha girato un film completamente in un'altra lingua. Il francese.

“E’ andata bene, perché puoi capire chi sono i bravi attori se parli in un'altra l…

La camicia a quadrettini è una divisa da mezzo secolo, gli occhiali spessi e lo sguardo che si è fatto più lontano, pronto però ad accendersi di quello che un tempo era umorismo e ora è piuttosto tenerezza. Ogni intervista con Woody Allen – oggi ha 88 anni - è innanzitutto un piacevole incontro. Vale per questa, per il film Colpo di fortuna, in sala con Lucky Red da oggi. Uno di quelli suoi venuti bene, che mettono in gioco il destino, le sliding doors, la fatale ingiustizia e le botte di fortuna. Racconta di un uomo che pensa di poter calcolare tutto, della di lui compagna, di un ex da lei ritrovato, di un investigatore e di una madre scrupolosa. Nel cast ci sono Lou de Laâge, Melvil Poupaud, Niels Schneider, Valérie Lemercier.

Per la prima volta, a quota cinquanta film, ne ha girato un film completamente in un'altra lingua. Il francese.

“E’ andata bene, perché puoi capire chi sono i bravi attori se parli in un'altra lingua. E ho già girato in Francia alcune volte. E’ stato divertente. Gli attori parlavano inglese, quindi quando li ho diretti - cosa che non dovevo fare quasi mai - erano molto gentili e capivano le mie indicazioni. E’ stato facile, anche perché questo è il mio quinto film con Vittorio Storaro, comunichiamo facilmente. Era come fare un film americano. L'unica volta che ho avuto un problema è stato quando improvvisavano, cosa che incoraggio a fare: non sapevo cosa stessero dicendo. Ho dovuto chiedere a qualcuno che parlava francese. “È andato bene? Hanno capito il punto che sto cercando di spiegare nella storia?”. E dicevano sì o no”.

Una scena di 'Un colpo di fortuna'

 

La grande differenza tra il cinema americano e quello francese?

“Un tempo il cinema francese era molto più avanti, più innovativo e rivoluzionario, eccitante ed energico, sotto ogni aspetto era migliore. Ma tutti i registi americani con cui sono cresciuto idolatravano i registi francesi e li imitavano. Quindi stavamo tutti cercando di fare film come facevano gli europei: il cinema europeo ha influenzato il cinema americano così profondamente che la differenza oggi è minore”.

Possiamo dire che non smetterà mai di fare cinema?

“Beh, ci sono due fattori coinvolti. Uno è che ho sempre, sempre avuto problemi a raccogliere fondi per i film. E’ davvero una noia raccogliere fondi, andare a pranzare con persone, e poi le telefonate, le riunioni… Se qualcuno chiama e dice “fai un film per la mia società” e vuole darmi i soldi per farlo, allora va benissimo. Ho delle buone idee. Altrimenti leggerò, scriverò libri o scriverò per il teatro. L'altra cosa è che il cinema ha preso una direzione così strana, ora fai un film che viene proiettato due settimane al cinema, poi va in televisione. Per tutta la mia vita ho fatto un film per la sala, 500 persone riunite, un’esperienza di gruppo, discussioni con gli amici. E un film restava al cinema per un mese, due mesi, a volte un anno, nello stesso cinema di New York. Ora, tutte quelle piccole meravigliose Arthouse non ci sono più. Non sono riuscite a sopravvivere. Ci sono molti meno cinema a New York. E vogliono grandi kolossal, non vedi quasi più film europei. Quando ho iniziato, ogni settimana a New York potevi vedere alcuni film di Fellini e De Sica, Antonioni e Godard e Truffaut e Chaplin, Bergman. Ora ti capita un film dall'Iran o dal Messico, due anni dopo un film dalla Cina. Quindi ci pensi bene, prima di lavorare un anno a un film, stare due settimane in strada e poi andare in tv”.

'Un colpo di fortuna', il film di Woody Allen arriva in sala. La clip

Critici e pubblico hanno risposto benissimo a questo film, alla Mostra di Venezia.

“L'Europa è sempre stata una comunità sensibile ai cineasti. Lo stesso vale per la letteratura. Ci sono scrittori americani che sono diventati famosi in Francia prima che negli Stati Uniti. Questo è un incentivo a fare film in Europa, almeno sai che qui avrai un po’ di pubblico. In America, questo film francese - ammesso che venga distribuito, sono sicuro che lo sarà ma non lo è ancora - non so come andrà.

Il pubblico americano non ha mai amato vedere film con i sottotitoli, neanche quelli realizzati da grandi registi. Io, ad esempio, avevo un piccolo pubblico nelle grandi città: Los Angeles, New York, Chicago, ma in giro per il Paese non ho un pubblico numeroso. Forse in alcune città dove ci sono università. L’unico settore in cui l'America ha brillato, ha aperto la strada artisticamente per un periodo di tempo, è stato nella pittura: c'è stato un periodo in cui gli artisti americani erano i più innovativi. E poi ovviamente il jazz. Ma non la letteratura, non il cinema, non il teatro. Tutto viene sempre dall'Europa”.

Come vede il cambiamento nel mondo contemporaneo?

“Il mondo è sempre stato un posto pericoloso e deludente. Pensare che avresti a disposizione un pianeta meraviglioso. L’umanità è fatta di alti e bassi e in questo momento penso che siamo in un brutto periodo. Gli Stati Uniti non stanno attraversando un buon periodo né il mondo in generale, ci sono guerre in corso, è una storia infinita di conflitti e di un costante sforzo per fermare gli eccidi, sforzo che non si sta compiendo in Ucraina e Russia. La razza umana non è mai stata all'altezza delle sue buone potenzialità. La storia dell’umanità è triste in generale e in particolare oggi. Sui giornali solo storie infinite di poveri immigrati che cercano riparo in altri Paesi, gente in fuga, intere aree del pianeta in mano al narcotraffico...”.

È per questo che questo film ha un tono piuttosto cupo? A uno dei personaggi succede una cosa terribile, una delle sue storie più tristi dei suoi film.

“Sono sempre stato cupo. Ho sempre avuto una visione triste. Prenda Match Point: l’assassino l'ha fatta franca, ha ucciso e ha continuato a vivere la sua vita con la moglie. In Crimini e misfatti il tizio uccideva l’amante e la faceva franca. Credo che non ci sia nulla di vero nel fatto che la giustizia alla fine vince sempre. Sono cresciuto con un cinema in cui la giustizia aveva la meglio, ma se vi guardate intorno capite che non è così che va il mondo. Non abbiamo idea di quante persone abbiano fatto cose orribili”.

Cosa è importante nella vita?

“Cercare di trovarne una ragione, un significato. Ma la realtà è che ti ritrovi nella vita e non ha un senso. Non c'è nessun significato in un'esperienza vuota che finisce male per tutti, automaticamente. E pensi: come posso darmi delle regole? Che motivo posso trovare per dare un senso alla mia vita? Questo è il problema da risolvere”.

Woody Allen sul set di 'Un colpo di fortuna'

 

Il tema della giustizia e dell’ingiustizia, della fortuna e del destino – frutto anche del suo amore per Dostoevskij - appartiene profondamente al suo cinema.

“Se si torna indietro, fino all’antica Grecia, erano quelli gli argomenti al centro del pensiero umano: la vita, la morte, l'infedeltà. Le tragedie greche sono tutte imperniate su questioni morali. Così il romanzo russo. Ed è la linfa che scorre nel dramma e nella commedia. Sono temi che appartengono anche al cinema di Scorsese, Coppola e tutti gli altri”.

Nel suo cinema ricorrono di più.

“Perché non sono mai stato interessato ai temi sociali. Non ho mai fatto film su problemi importanti che le persone affrontano ogni giorno, i problemi razziali, l'aborto, l'immigrazione… Tutti quei temi non mi hanno mai interessato. Se mi capita di fare un buon film, sarà bello tra cent’anni. Se non è un buon film, non va bene adesso e non andrà bene mai. Se affronti il tema del razzismo nei confronti dei neri d’America, tocchi una questione che nel corso degli anni ha subito un’evoluzione. Ma la tua relazione con tua moglie, la tua gelosia per il fatto che tua moglie abbia un amante, ecco: quelle cose non sono mai cambiate. La questione che più mi sta a cuore, come dicevo, è: perché siamo qui e perché tutto non ha un senso? Hai una vita, vivi, poi muori. Come una formica in un formicaio. Mi vengono sempre poste domande sull'eredità del mio lavoro. L'eredità è così irrilevante… Credo che Beethoven non tragga alcun piacere dal fatto che le sue opere siano ancora eseguite e siano ancora belle”.

Ma non è soddisfatto dei suoi cinquanta film e di tutte le persone che hanno fatto ridere e riflettere?

“Mi va già bene essere vivo. Ho fatto del mio meglio con i doni che ho ricevuto, ma quando morirò l’unico beneficio sarà che i miei figli riceveranno dei soldi dai miei film. Il resto, per me, non ha alcun significato. Se prendono i miei film e li bruciano in un rogo, non lo saprò mai. E se anche tutti li amassero, non lo saprò mai e non mi interesserà mai”.

Magari sarà lassù a guardare dall'alto in basso cosa dirà la gente dei suoi film tra 50 anni?

“Giusto. Ma conto sul fatto che non sarò lassù”.

C’è ancora una storia che vuole raccontare?

“Ne ho tante.. Ora ho una buona idea per un film a New York City. Ma me lo devono finanziare. Sono un regista molto economico, Colpo di fortuna è costato 12 milioni di dollari. Se pensi a tutti i film da cento milioni... Se qualcuno si vuole fare avanti, sono qui”.

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