È stata protagonista dello spogliarello più famoso del cinema mondiale. Sulle note di You can leave your hat on di Joe Cocker ha sedotto generazioni di spettatori, altro che Mickey Rourke. La sua performance ha fatto impennare la vendita delle sottovesti ma Kim Basinger, che compie oggi 70 anni, è molto di più di quei tre minuti e rotti di Nove settimane e mezzo che l’hanno resa l’icona erotica della metà degli anni Ottanta.
La bambina che leggeva poesie
Papà trombettista convertito a direttore di banca per ragioni finanziarie, mamma modella e nuotatrice che aveva partecipato a diversi film di Esther Williams, la bambina Kimila Ann - detta Kim - vive un'infanzia e un'adolescenza da timida cronica, bersagliata dai compagni, terrorizzata ogni qual volta un insegnante si rivolgeva a lei. A scuola era soprannominata "Nigger Lips" (per via delle labbra carnose) e ne soffriva, per combattere la timidezza il padre la spronò a recitare poesie di fronte a un pubblico e la madre la convinse a prendere lezioni di nuoto, danza, canto.
Dai concorsi di bellezza alle passerelle
A 16 anni Kim comincia con i concorsi di bellezza: il primo è il Miss Athens Contest della sua cittadina natale in Georgia, in quella occasione canta Wouldn't it be lovely tratto dal musical My fair lady. A quel concorso ne seguono molti altri, un’agenzia di modelle si accorge di lei. E va a finire che a vent’anni guadagna già mille dollari al giorno. Ma il suo interesse è la recitazione. Mentre lavora come modella si iscrive a una scuola di New York e comincia a esibirsi in nightclub come cantante con lo pseudonimo di Chelsa. Nonostante non abbia bei ricordi di quell'epoca ("ho vissuto brutte esperienze ma anche vinto battaglie. Cosa che non ti uccide ti rende più forte", ha raccontato tempo fa) è tornata a fare la modella anche in tempi recenti, come nel 2020 per Miuccia Prada e prima ancora per la stessa agenzia di sua figlia Ireland Baldwin che pochi anni fa, a proposito della mamma, ha dichiarato: “Sembra avere la mia età. Vi giuro... il suo corpo è incredibile per quanto sembra giovane”.
Mai dire mai (1983)
Bond girl per Sean Connery
A metà degli anni Settanta si trasferisce a Los Angeles e comincia a lavorare in tv: Charlie's Angels, il poliziesco Dog&Cat, Gemini Man, Vegas. Nel 1982 guadagna 40.000 dollari per posare nuda sulla copertina di Playboy: il successo di quegli scatti le fa ottenere il ruolo di Bond girl nel film Never Say Never Again accanto a Sean Connery. Lavora con Blake Edwards e Robert Altman ma è Nove settimane e mezzo, dal libro in cui la scrittrice Elizabeth Neill racconta la sua vera storia, a trasformarla in una star mondiale.
Il romanzo era un atto di accusa, il film di Adrian Lyne finì per essere un racconto erotico, l’elemento di denuncia dell'abuso sessuale di cui era stata vittima l’autrice si era –secondo lei – perso per strada. Eppure rivedendolo oggi appare fin dalle prime sequenze una storia di abuso, di manipolazione, un rapporto in cui l’amore ha ben poco posto. La sceneggiatura era firmata dalla coppia artistica (e nella vita) del cinema erotico di quegli anni (poi sempre insieme firmeranno Il delta di Venere e Orchidea selvaggia), Patricia Knop e Zelman King, il regista veniva dal successo di Flashdance e aveva carta bianca per fare qualsiasi film. Il 20 febbraio del 1986 Nove settimane e mezzo arrivò nelle sale americane ma non ottenne un grande successo. Nel resto del mondo, invece, entrò subito in classifica, in Italia si piazzò al terzo posto dei film più visti di quell’anno incassando ben 5 miliardi 815 milioni 779 mila lire. In patria venne riscoperto in un secondo momento: diventò un blockbuster e trasformò l'attrice in una star.
Nove settimane e mezzo, storia di un abuso
Quel film è stato un trampolino di lancio globale ma anche un'esperienza costata molto all'attrice fin dal provino con Mickey Rourke e il regista in cui si era sentita umiliata perché Lyne le aveva chiesto di girare la scena in cui John (il personaggio di Rourke) le lancia per terra dei soldi e le chiede di raccoglierli strisciando a quattro zampe. Dopo l’episodio ricevette due dozzine di rose e un biglietto a doppia firma che la convinsero ad accettare il ruolo. Anche le riprese sono state difficili: il regista manipolava l'attrice con l'obiettivo della performance, le riferiva cose tremende che Rourke avrebbe detto su di lei per condizionare la sua recitazione nelle sequenze di tensione tra i due.
Di quell'esperienza l'attrice ha poi raccontato al New York Times: "Abbiamo girato in sequenza e all'inizio, quando il personaggio di John Gray è dolce, anche Rourke era molto dolce. Successivamente, quando il film ha iniziato a diventare strano, lui è rimasto nel personaggio. Di solito non sono un'attrice che utilizza questo processo ma in questo caso, quando tutto ha iniziato a diventare strano, ho scoperto che il mio personaggio restava con me. Non vedevo l'ora di lasciarla".
Basinger ha parlato di confusione, sbalzi d'umore, depressione. "Difficile dire se oggi lo rifarei, ma alla fine probabilmente la risposta è sì. Non perché mi piaccia il dolore, ma perché mi ha portato oltre un certo punto. Non so se ci fosse un altro modo per ottenere alcune di queste emozioni in modo convenzionale ma il nostro film non era convenzionale". Alcune delle sequenze più forti (come quella in cui Elizabeth è costretta a ingerire delle caramelle che lei crede siano pillole per suicidarsi) furono poi eliminate dalla versione americana dopo alcuni test con il pubblico che le aveva giudicate disturbanti. Il critico premio Pulitzer Roger Ebert, elogiando il film, lo aveva paragonato a Ultimo tango a Parigi di Bertolucci sottolineando il contributo dell’attrice a "sviluppare una tensione erotica [...] convincente, complicata e sensuale". Di Rourke ebbe poi modo di dire: “Non l'ho mai conosciuto veramente. Mi rendo conto che può sembrare strano. L'ho conosciuto solo nelle vesti del personaggio che interpretava. non so nulla di lui".
Le liaison di Kim: Richard Gere e Prince
La visione del film con il marito, il fotografo Ron Britton, non fu facile e contribuì all’inizio della crisi coniugale. In realtà, poi, il motivo principale della fine del matrimonio furono le relazioni che l'attrice ebbe durante la lavorazione di alcuni film. Prima quella con Richard Gere sul set di Nessuna pietà, una relazione breve (il tempo della lavorazione del film) ma intensa, con lettere d'amore appassionate che il marito tradito pubblicò poi nel libro Longer than forever. Poi quella con Prince, autore della colonna sonora di Batman. Alla fine, nel 1989, il marito chiese il divorzio: ottenne 120.000 dollari al mese di assegno di mantenimento.
Il villaggio di Braselton, sogno infranto
Grazie all'enorme successo di Batman, in cui interpretava la fotoreporter Vicki Vale, al fianco di Michael Keaton e del Joker di Jack Nicholson, e grazie alla sua notevole popolarità, la star decise di comperare il villaggio di Braselton (fondato nel 1876) – non lontano da dove era cresciuta – per 20 milioni di dollari promettendo ai 450 abitanti che sarebbe rimasto a misura d'uomo, ma che lei l’avrebbe rilanciato come attrazione turistica, trasformandolo anche in uno studio cinematografico. Ma non funzionò: nel 1995 l'attrice dovette dichiarare bancarotta, i suoi soci vendettero la terra per 4,3 milioni di dollari.
La carriera musicale e l’incontro con Alec Baldwin
Dopo aver cantato con Prince Scandalous Sex Suite (si narra di focose sessioni di registrazione), Kim Basinger intraprende la carriera musicale in parallelo a quella cinematografica. Bella, bionda... e dice sempre sì (un flop che fece ripromettere alla produzione Disney che mai più avrebbero lavorato con l’attrice) si ricorda per due ragioni: quella del lancio definitivo di Basinger come cantante, interpretava la colonna sonora del film, ma soprattutto l'incontro con Alec Baldwin con cui iniziò un'importante storia d'amore. Che portò alla nascita della loro figlia e a un matrimonio tormentato, durato ufficialmente nove anni.
“Avrei voluto tanti figli – racconterà anni dopo – ma quei sogni sono svaniti anche per via del micidiale business cinematografico: se ti allontani un attimo, si dimenticano subito di te. Ero felice quando sono rimasta incinta, anche se il mio matrimonio stava andando a rotoli. Dare alla luce una bambina è stata forse la cosa più giusta della mia vita. Ecco sì, giusta è la parola giusta!”
‘Boxing Helena’ e la causa in tribunale
La carriera musicale proseguì nel '92 con l’album Color of sex, nove brani interpretati da Kim e Prince e poi il singolo Shake your head con Ozzy Osburne. La vicenda di Boxing Helena, il film della figlia di David Lynch, che prima accettò di girare poi, dopo aver letto con più attenzione il copione, rifiutò per le scene di violenza e sesso, la portò in tribunale in una causa piuttosto complessa che alla fine però la vide vittoriosa: convinse il giudice che quell’impegno non era vincolante. Durante il processo venne celebrato il matrimonio in spiaggia con Alec Baldwin: intimo - solo 65 invitati, tra cui Paul Newman - e rapido: la cerimonia durò sette minuti.
Meglio nuda che in pelliccia… verso l’Oscar
Ed eccoci agli anni in cui l’attrice matura la sua consapevolezza animalista. Nel ‘94 posa per la Peta con lo slogan "Meglio nuda che in pelliccia", una passione che la porterà a vivere in una fattoria piena di animali con sua figlia Ireland. Che nasce quando lei ha 42 anni. Il 1997 è l'anno del trionfo grazie al film L.A. Confidential, presentato a Cannes, grandi elogi soprattutto per lei e per il suo ruolo da dark lady come prostituta sosia di Veronica Lake. Vince l'Oscar come miglior attrice non protagonista mentre il film diventa un blockbuster in tutto il mondo.
Dopo anni tormentati, litigi e accuse di percosse, il matrimonio con Baldwin termina con una lunga battaglia giudiziaria per la custodia della figlia. All'inizio degli anni Duemila ancora diversi successi, in pochi anni recita in 8 Mile con Eminem – dove viene lodata nel ruolo della madre alcolizzata (ma anche criticata: troppo bella per essere la madre del rapper) – The Door in the Floor (2004), un film che affrontava tematiche sessuali dure dal romanzo Vedova per un anno di John Irving - (in cui interpreta Marion Cole, una cinquantenne che inizia una relazione con un ragazzo appena maggiorenne), il thriller Cellular e la commedia romantica Se ti investo mi sposi?.
"Cinquanta sfumature di nero": Kim Basinger nel sequel in sala a San Valentino
Cinquanta sfumature e l’agorafobia
Pur dilazionando il ruoli sul grande schermo, Basinger non ha smesso di lavorare firmando un contratto come modella con la IMG MODEL, la stessa agenzia della figlia Ireland. L’ultimo ruolo importante è arrivato nel 2017 nei due sequel Cinquanta sfumature di nero e di rosso (sequel del primo film blockbuster), accanto a Jamie Dornan e Dakota Johnson, dove era la socia e l'ex amante di Christian Grey.
In una delle rare interviste recenti, nel podcast di Jada Pinkett, Kim ha raccontato di aver sofferto per anni di ansia. I primi attacchi di panico risalgono agli anni Ottanta, poi l'ansia si è tramutata in agorafobia. "Ho dovuto imparare di nuovo a guidare e per molti anni non ho più attraversato i tunnel di Malibu. Qualsiasi cosa mi rendeva nervosa, anche far scorrere una porta a vetri. Tutto era diventato faticoso, non uscivo più di casa, non cenavo mai al ristorante”. Dopo una cura di sei mesi è stata sua figlia Ireland a convincerla a uscire di nuovo: l’occasione fu il “baby shower” della sua nipotina Holland che Ireland ha avuto dal rapper RCA. In quell'occasione si è fatta coraggio, si è nascosta in un angolo del locale dove si svolgeva la festa, ha ordinato un bicchiere di vino.
Mentre l'interesse per la recitazione sembra ormai piuttosto lontano, non si è affievolito invece quello per la causa animalista che sostiene attraverso l'associazione Last Chance for Animals. Ma a differenza di un’altro sex symbol come Brigitte Bardot che ha preferito gli animali agli esseri umani, Basinger non troppo tempo fa ha dichiarato: “Mi occupo dei diritti degli animali, ma mi do da fare anche per gli anziani e per i bambini abusati. Sono tante le battaglie da combattere”.