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‘Santocielo’, il ritorno di Ficarra e Picone: “Certi politici sono fatti per la satira. C’è un solo limite: il buongusto”

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Intervista al duo che il 14 porta in sala il nuovo film
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Hanno iniziato il 2023 - trent’anni di carriera compiuti - festeggiando il successo di La stranezza, lo chiudono portando al cinema Santocielo, commedia su un angelo inviato per far nascere un nuovo messia e che però, per sbaglio, lo colloca nel ventre di un bigotto professore di matematica. Salvatore Ficarra e Valentino Picone accompagnano il film – in sala con Medusa dal 14 dicembre – nelle sale di tutta Italia. Li intercettiamo nella tappa milanese.

Il cinema di Natale è con Ficarra e Picone: dal 14 dicembre arriva 'Santocielo'

Perché eravate così interessati a parlare di angeli?
Picone: “Sono stati nella nostra testa per tanti anni. Gli angeli custodi, al di là che tu ci creda o no, sono una figura romantica, che sta accanto a noi, dall’inizio della vita alla fine. Sapevamo che raccontarci ci avrebbero aperto possibilità comiche come pure di approfondimento di aspetti umani”.

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Hanno iniziato il 2023 - trent’anni di carriera compiuti - festeggiando il successo di La stranezza, lo chiudono portando al cinema Santocielo, commedia su un angelo inviato per far nascere un nuovo messia e che però, per sbaglio, lo colloca nel ventre di un bigotto professore di matematica. Salvatore Ficarra e Valentino Picone accompagnano il film – in sala con Medusa dal 14 dicembre – nelle sale di tutta Italia. Li intercettiamo nella tappa milanese.

Il cinema di Natale è con Ficarra e Picone: dal 14 dicembre arriva 'Santocielo'

Perché eravate così interessati a parlare di angeli?
Picone: “Sono stati nella nostra testa per tanti anni. Gli angeli custodi, al di là che tu ci creda o no, sono una figura romantica, che sta accanto a noi, dall’inizio della vita alla fine. Sapevamo che raccontarci ci avrebbero aperto possibilità comiche come pure di approfondimento di aspetti umani”.

In “Santocielo” si ride di una comicità mai cinica.
Ficarra: “Questo è il modo giusto per noi. Ad esempio, c’è chi dice parolacce e non sembra volgare e altri che dicono “stupido” e pare un’oscenità. È come il politicamente corretto: a volte basta che urli o dici una parolaccia e sei politicamente scorretto. Ci sono cose che sono politicamente scorrette anche se le dici sottovoce”.


Si affrontano temi ricorrenti nel vostro cinema: diversità, accoglienza, famiglia non tradizionale, preghiera, amore senza etichette, parità di genere.
Picone: “Per noi sono temi naturali, come lo è rispettare ogni tipo di amore, per gli animali, per la persona che ho accanto nella vita, che sia uomo o donna, raccontare i sentimenti senza steccati, accettare la diversità. Ma non ne facciamo un manifesto. I nostri film, anche L’ora legale o Il primo Natale, non danno soluzioni. A volte le trovano i personaggi: il prete di Il primo Natale mette i naufraghi nel presepe vivente, perché il presepe è la casa di Dio. Agli spettatori invece offriamo solo punti interrogativi, spunti di riflessione”.

Anche la saggezza libera degli anziani è un tema che torna. Il vecchio prete del borgo accoglie l’uomo incinto.
Ficarra: “Andiamo a quel Paese raccontava che non ci sono i vecchi ma gli anziani, ne abbiamo raccontati tanti. Ci affascina l’idea di qualcuno che ha vissuto e ne sa più di noi, si è tolto tutte le paure ed è aperto al nuovo”.


Ficarra, com’è stato vivere la gravidanza?
Ficarra: “Un’esperienza naturale. Avere la pancia finta addosso tutto il giorno sotto il sole cocente mi ha fatto molto immedesimare. Ed è stato un viaggio dentro me stesso. Il mio personaggio, malgrado le paure, il maschilismo, il bigottismo, ha sempre bisogno di amore e, quando gli arriva, si ritrova cambiato”.
Picone: “Siamo diventati un po’ i nostri personaggi. Salvo con il pancione e i suoi gesti teneri non era quello che ero abituato a vedere. Ha indagato dentro di sé. Come ho fatto io con il mio angelo che ragiona su Dio, la preghiera, la condizione umana”.


Oggi c’è più attenzione ai ruoli femminili nel cinema, anche nelle commedie. Voi lo avevate già nei primi film.
Picone: “Già vent’anni fa, in Nati stanchi le nostre ragazze erano un passo avanti, più moderne. Penso a zia Lucia di Andiamo a quel paese, del suo affetto per padre Benedetto, era una donna che aveva amato un prete per tutta la vita, poi aveva detto basta: “non trovo nulla di male, se mi ami non smetti di amare Dio”. Un ragionamento rivoluzionario, che apre gli occhi a questo prete. Ancora oggi, purtroppo invece si deve scegliere”.

Avete lanciato un appello perché Meloni e Schlein si vengano incontro sul tema del femminicidio, sulla parità di genere.

Picone: “Forse il mio sguardo è ingenuo sulla questione. Dico però che è un peccato far diventare motivo di dibattito argomenti incontrovertibili, come il fatto che c’è un problema culturale in Italia con il maschio e la statistica ci racconta donne uccise. Al momento due donne rappresentano forze politiche importanti. È ingenuo pensare di mettere da parte le divisioni per migliorare il livello culturale nelle scuole, cambiare questa cultura, lavorare a un tavolo comune?”.
Ficarra: “Non tutto può diventare materia di dibattito, questa sarebbe un’occasione mancata”.


I vostri angeli custodi artistici?
Ficarra: “Tanti. Andrea Brambilla, Zuzzurro: da ragazzi all’inizio ci divertivamo a rifarli, lo sentimmo al telefono, ci disse “va bene se fate i nostri pezzi” e noi “ma ne vorremmo altri”. Lui volle vedere una cosa nostra e ci scrisse uno spettacolo. Nacque una amicizia bellissima che ci siamo portati fino alla fine dei suoi giorni. E il nostro montatore Claudio Di Mauro, che ci ha messo in contatto con il regista Francesco Amato. E Bruno Voglino, Antonio Ricci”.


Tornerete a Striscia la notizia? Avete seguito l’affare Giambruno?
Picone: “Sappiamo bene come funziona. È giornalismo. Se hai una notizia la pubblichi e i fuorionda di Striscia sono storici. È successo anche a noi quando eravamo in conduzione c’erano cose importanti che riguardavano l’Italia. E non ci siamo sorpresi per la libertà di Antonio. Striscia è casa nostra, non escludiamo mai di tornarci”.

Avete una bussola per comprendere quando una battuta è sbagliata, fuori luogo?
Picone: “La comicità è un mistero, non ci sono ricette. Noi cerchiamo di non superare il buongusto, come ci ha insegnato Pino Caruso. Però pensiamo anche che non ci siano limiti alla satira: ognuno ha il diritto di fare battute su tutto, e di farlo a modo suo”.

Pino Caruso è evocato spesso con affetto nei vostri messaggi social. “Tutti gli uomini sono uguali, tranne i razzisti”. Tra gli altri protagonisti, con meno affetto, ricorrono Matteo Salvini e, più di recente, il generale Vannacci.
Picone: “Sono personaggi che un po’ le battute se le tirano. Sono fumetti. Salvini non ha assolutamente coscienza di quel che ha detto il giorno o l’ora precedente, lo dimostra la sua carriera politica. Voi giornalisti avete il dovere di prenderlo sul serio, ascoltare le sue barzellette. Noi da comici possiamo aver il lusso di uno sguardo più divertente sugli argomenti, che però sono comici di loro. Se metti insieme gli argomenti di Salvini non ne azzecca mai una, storicamente, diventa un personaggio divertente. Quanto a Vannacci, mettetevi nei suoi panni: all’improvviso è diventato famoso e quindi continua a dire stupidaggini a cui crede, cose veramente brutte. E infatti ci piace dire che il nostro film è davvero per tutti, anche per Vannacci”.

Voi avete co-prodotto "Comandante”. Vi ha stupito il gruppo spettatori vestiti da nazisti in sala?
Picone: “Credo che sia il frutto di una visione superficiale delle cose. Parlavamo degli argomenti che ci appartengono: beh, Comandante ci racconta che tu puoi essere di destra o di sinistra, ma un uomo in mare lo salvi. E questo è un ragionamento che supera gli steccati. Alcuni argomenti ci devono riguardare tutti. Non dobbiamo avere paura di produrre un film che racconti questo”.
Ficarra: “Ed è incredibile che non ci siano mai reazioni. Questi che si sono inventati la divisa nazista al cinema per vedere il film, possibile non ci sia qualcuno che dice “ma siete scemi?”. Se l’avessimo messo in un film i critici avrebbero scritto “che esagerazione”. A parte l’atto finale, ovvero l’essersi presentati, devi pensare che questi cinque si sono sentiti al telefono giorni prima, “come ci andiamo?” “Mettiamoci in giallo, rosa, verde, mimetica…idea: vestiamoci da nazisti”, “io l’affitto”, “io ho quella di mio nonno”, “passo a prenderti”. Se vedi tutto questo dietro l’atto, vedi l’abisso. E non c’è nessuno che in sala gli dica: “Ma andatevene!””.

Avete lavorato a lungo sui canali commerciali targati Berlusconi. Avete mai avvertito pregiudizi per questo?
Ficarra: “Le nostre esperienze, Zelig o Striscia la notizia, sono state sempre libere. Mai nessuno ci ha detto questo si può dire o no. E abbiamo anche fatto pezzi politici, nessuno ha detto nulla. E Striscia, beh lo avete visto con Giambruno”.
Picone: “Noi abbiamo frequentato la libertà sempre. Basta guardare le puntate di Striscia nel ventennio berlusconiano vi rendete in grado della satira antigovernativa. Il pregiudizio degli altri non ci interessa. C’è un detto cinese: i due terzi quel che guardo sta dietro ai miei occhi. La vera censura non è quando qualcuno dice “non lo devi dire”, ma quando tu pensi “è meglio che questo non lo dico”. L’unica cosa che ci ha fatto andare avanti è non avere limiti dentro di noi, basta i film che abbiamo fatto, in libertà, con Medusa”.


Roberto Andò e Giuseppe Tornatore hanno visto “Santocielo”. State lavorando, dopo il successo di “La stranezza”, a un nuovo film della trilogia pirandelliana?
Ficarra: “Hanno seguito il processo dall’inizio, si sono divertiti, li ringraziamo. Sono persone straordinarie anche nel loro essere a disposizione di chi, come noi, sta ancora compiendo un percorso. Non possiamo fare annunci, tranne che dire che non possiamo fare a meno di Toni Servillo. Qualunque film ci venga proposto in cui c’è lui, lo facciamo”.

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