‘Saltburn’, Jacob Elordi: “Nascosto tra il pubblico ho capito che la gente ha più paura del sesso di quanto creda”
di Arianna FinosÈ l’attore emergente del 2024, il nuovo Timothée Chalamet, e per certi versi anche l’anti-Chalamet. Jacob Elordi è fisicamente gigantesco quanto l’altro è minuto, ha origini australiane contro l’ascendenza francese. In questo momento, mentre il divo di Chiamami col tuo nome si propone in versione per famiglie macinando incassi in sala con Wonka, lo sfidante è co-protagonista del film più provocatorio del momento, Saltburn, su Prime Video: interpreta un giovane affascinante e ricchissimo che invita nell’aristocratica magione lo studente disagiato (Barry Keoghan) a trascorrere l’estate con la sua eccentrica famiglia.
Jacob Elordi è nato a Brisbane, Australia, si è trasferito a Los Angeles a diciannove anni, ora ne ha ventisei. Ha una grande passione per la fotografia. Si è fatto notare con il ruolo del respingente, tossico Nate Jacobs nella serie Euphoria e di Noah Flynn nei film The kissing booth: due progetti che più div…!-->!-->
È l’attore emergente del 2024, il nuovo Timothée Chalamet, e per certi versi anche l’anti-Chalamet. Jacob Elordi è fisicamente gigantesco quanto l’altro è minuto, ha origini australiane contro l’ascendenza francese. In questo momento, mentre il divo di Chiamami col tuo nome si propone in versione per famiglie macinando incassi in sala con Wonka, lo sfidante è co-protagonista del film più provocatorio del momento, Saltburn, su Prime Video: interpreta un giovane affascinante e ricchissimo che invita nell’aristocratica magione lo studente disagiato (Barry Keoghan) a trascorrere l’estate con la sua eccentrica famiglia.
Jacob Elordi è nato a Brisbane, Australia, si è trasferito a Los Angeles a diciannove anni, ora ne ha ventisei. Ha una grande passione per la fotografia. Si è fatto notare con il ruolo del respingente, tossico Nate Jacobs nella serie Euphoria e di Noah Flynn nei film The kissing booth: due progetti che più diversi non si può. Due registe come Emerald Fennell e Sofia Coppola lo hanno voluto in Saltburn e in Priscilla, in cui l’attore interpreta un Elvis Presley visto con gli occhi della giovanissima moglie. In collegamento dalla natìa Australia, Jacob sembra uno studente del romano Virgilio, blocco di boccoli sulla fronte, ampia felpa lilla, aria timida, pensosa, gentile. Si agita un po’: “Il mio portatile non si ricarica e ho paura che si spenga mentre parliamo”… e cerca di rispondere senza il pilota automatico.
La sua prima reazione alla sceneggiatura di Saltburn?
“L'ho adorata. Ho adorato il film quando l'ho letto. Non riuscivo a credere che Emerald volesse farmi partecipare. Voglio dire, Emerald è... è geniale, una regista incredibile e visionaria, quindi ero davvero, davvero entusiasta di far parte del suo mondo”.
Lei è australiano. Com’è stata questa immersione nell’alta aristocrazia britannica, con le sue regole e le sue eccentricità?
“È un mondo abbastanza lontano da dove vengo. È molto diverso. Ma è stato davvero divertente indagare su di loro e farne in qualche modo parte”.
La regista come le ha raccontato il suo personaggio e lei cosa pensa di Felix?
“Emerald ha molta empatia per tutti i personaggi che scrive e questa è stata la mia esperienza nel recitare, ho cercato di renderlo il più umano possibile”.
Il momento più difficile e il più divertente del set?
“Tutte le scene al castello sono state al contempo le più divertenti e le più toste. La cosa più difficile era probabilmente soffocare i miei timori personali che, sai, la mia voce non fosse giusta o che fossi stato terribilmente confuso in una interpretazione che stava sbagliando tutto”.
Il ricordo più prezioso?
“C’è stato un momento in cui Rosamund (Pike ndr) stava stirando i suoi vestiti con indosso il suo abito da ballo e ho dovuto immortalarlo con la mia macchina fotografica. E questo è stato un momento molto personale e semplicemente bellissimo. Ricorderò quel suo sorriso per molto tempo”.
Il film è considerato la provocazione dell’anno, anche per via delle scene erotiche. Cosa pensa della reazione da parte della critica, del pubblico? So che è andato in segreto a una proiezione per il pubblico… che ha scoperto?
“Penso che le persone siano molto più conservatrici di quanto piace loro pensare di essere. Le persone hanno ancora paura del sesso. E questo vale in tutto il mondo”.
Cosa rappresenta questo film in questo momento della sua carriera?
"È tutto, per me. È arrivato in un momento di svolta creativa nella mia vita. Qualcosa di divino. Mi sento così fortunato che mi stia succedendo proprio adesso”.
Perché è stata una svolta nella sua carriera?
“Penso a solo fatto di essere in grado di recitare un ruolo importante in uno spettacolo così ben scritto. Lavorare con registe, Fennell, ma anche Sofia Coppola, che hanno raccontato storie con un punto di vista articolato e distintivo… sono il tipo di film che amo fare”.
Due ruoli importanti, Felix ed Elvis, di due registe. Pensa che la sua generazione abbia una sensibilità diversa, più interessata, rispetto allo sguardo e ai temi del femminile?
“Penso che il linguaggio cinematografico debba continuare a espandersi. Dobbiamo raccogliere storie da luoghi diversi che non abbiamo mai avuto prima, altrimenti morirà. Quindi non sono sicuro che la cosa appartenga alla nostra generazione, ma so che è profondamente importante mantenere, sostenere, finanziare registi che troppo a lungo sono stati lasciati da parte, dimenticati”.
A proposito dei film The kissing booth lei ha detto di essersi pentito di aver fatto film così leggeri, perché il tempo è prezioso e per questo vuole fare film che lascino il segno. In genere il valore del tempo si capisce quando si invecchia. Qual è il suo rapporto con il tempo?
“Sono molto interessato alle cose che possono fermare il tempo e immortalare momenti nel tempo, sentimenti, prospettive e idee. E penso che le cose stiano decadendo a un ritmo rapido, nel mondo. E penso che se ci perdiamo sui social e non siamo onesti con essi e cerchiamo di fermare il tempo e catturarlo, temo che perderemo tante cose preziose che abbiamo intorno. Quindi immagino sia per questo che è importante per me fare film in cui credo e di cui è un onore far parte. Immagino che questi artisti che rispetto inseguano la loro visione del mondo e delle cose e cerchino di fermarla, coglierla”.
Sta diventando famoso. Per molti ragazzi è un modello, ne sente la responsabilità?
“No. Mi piacerebbe pensare a me stesso come a un artista. E non credo di essere un modello per nessuno, interpreto personaggi, che però non indicano a nessuno il modo in cui vivere”.
Che tipo di film le piace vedere da spettatore?
“Tutti, ogni tipo di genere, ma soprattutto quelli d’autore. Perché penso che per far crescere questo tipo di linguaggio, dobbiamo sostenere film che non siano necessariamente enormi”.
La recitazione la vive come una passione o un'ossessione?
“Fin da quando ero piccolo, credo intorno ai 12 anni, ho sentito di avere come un forte prurito alla nuca che pensavo non sarei mai riuscito a togliermi, almeno fino a quando non ho iniziato a esibirmi. E poi sul palco era come se mi sentissi di aver grattato via quel prurito. E quindi ho semplicemente seguito quello che sentivo”.