✕

Miyazaki, le passioni e le parole del maestro che dubita dei suoi film

In due volumi di interviste il pensiero dell’autore, 82 anni, tra ironia e poesia, frecciate a Disney e battute sulla vecchiaia
9 minuti di lettura

Miyazaki su Miyazaki. Mentre Il ragazzo e l’airone conquista il pubblico in tutto il mondo – primo negli incassi in Italia, uscito con Lucky Red – il suo autore ha scelto di accompagnarlo con il silenzio. Negli anni il maestro giapponese ha diradato le interviste, fino al black out totale. E del resto ha mantenuto fino all’uscita in sala il riserbo assoluto sul film animato, pubblicizzato solo dall’immagine del poster. Una strategia che ha funzionato. La casa editrice Dynit Manga ha pubblicato nelle scorse settimane una preziosa raccolta in due volumi – Come torna il vento 1 e 2 - di interviste, realizzate dal 1990 a 2013. Una sorta di Miyazaki pensiero in cui l’autore, 83 anni il 5 gennaio, fa sfoggio di tutta la sua ironia e senso critico che fanno da contrappunto alla poesia del suo mondo cinematografico. I segreti dei film, Disney e Spielberg, guerra e vecchiaia, critiche e intenti.

Sul cinema, Kurosawa e Chaplin: “Non ho più modo di andare al cinema, ma di film ne ho visti tanti.…

Miyazaki su Miyazaki. Mentre Il ragazzo e l’airone conquista il pubblico in tutto il mondo – primo negli incassi in Italia, uscito con Lucky Red – il suo autore ha scelto di accompagnarlo con il silenzio. Negli anni il maestro giapponese ha diradato le interviste, fino al black out totale. E del resto ha mantenuto fino all’uscita in sala il riserbo assoluto sul film animato, pubblicizzato solo dall’immagine del poster. Una strategia che ha funzionato. La casa editrice Dynit Manga ha pubblicato nelle scorse settimane una preziosa raccolta in due volumi – Come torna il vento 1 e 2 - di interviste, realizzate dal 1990 a 2013. Una sorta di Miyazaki pensiero in cui l’autore, 83 anni il 5 gennaio, fa sfoggio di tutta la sua ironia e senso critico che fanno da contrappunto alla poesia del suo mondo cinematografico. I segreti dei film, Disney e Spielberg, guerra e vecchiaia, critiche e intenti.

Sul cinema, Kurosawa e Chaplin: “Non ho più modo di andare al cinema, ma di film ne ho visti tanti. Ai miei tempi non andavano visti per svago, ho vissuto in un’epoca – sono nato nel 1941, in cui i bisognava rapportarsi ai film non come intrattenimento”. Film preferito? “Non posso che rispondere I sette samurai”. “I film di Charlie Chaplin mi piacciono parecchio, allora non mi dicevano granché, ora li ho rivalutati. Da ragazzo feci fatica con Luci della ribalta, lo consideravo il lavoro di un vecchio narcisista. Ma adesso anche io sto diventando vecchio, perciò….”.

(ansa)

Predisposizione all’intrattenimento: “E’ che a me piace rendere felice il prossimo. Anzi credo di dare molta molto peso alla felicità altrui, nella vita di tutti i giorni. Gli studi di animazione hanno la forza di struttura pubblica, ci lavorano centinaia di persone e non amo l’idea di produrre qualcosa tipo di predisposizione. Per quanto riguarda le idee d’avanguardia, ammetto che ci sono cose che mi piacerebbe sperimentare e questo mio desiderio per certi versi è sgattaiolato nei miei prodotti di intrattenimento”.

(ansa)

La speranza dei bambini, il cinismo degli adulti. “Nei miei lavori cerco di dipingere le persone non per come sono, ma per come sarebbe bello che fossero. Considero la nostra mediocrità un lato vergognoso di noi stessi, da tenere nascosto e seppellire. Quando ho deciso di realizzare prodotto rivolti a un pubblico infantile, mi sono detto di non voler creare film con questi aspetti dell’essere umano. Se mi rivolgessi agli adulti realizzerei dei film che sottolineano il fatto che non abbiamo diritto di stare al mondo (ride). I bambini hanno speranze, rivolgersi a loro ha ancora un valore”. “Ma – spiega – non produco film dalla morale positiva perché sono una persona virtuosa, mi ritengo insignificante. Lo so perché mi conosco bene”.

Fuga da Tokyo. “Un film che non parlasse di fuggire da Tokyo sarebbe una bugia, ma è questo che vuole la gente: persone che sognano storie ambientate nella Tokyo di oggi in cui i giovani non sanno cosa fare e passano le giornate al convenience store e all’improvviso hanno un’occasione per esprimere il proprio potenziale. Ma davvero desiderano solo film che servano a confortarli? Tokyo è da lasciare immediatamente, se resti dovrai sopportare la tua idiozia”.

La porta dell’animazione: Miyazaki parla dei limiti, della necessità di una rivoluzione tecnologica, e dice: “Nell’animazione è scontato che i disegni debbano muoversi. E’ quando si porta qualcuno a restare sorpreso che si possano fare certe cose che l’opera brilla più intensamente”. “Vorrei realizzare un film che alla sua conclusione ti faccia pensare che sia valsa la pena guardarlo. Davvero, è solo questo. Non mi piace pensare che i miei film possano limitarsi a uno svago, ma non ho problemi a definirli un prodotto di intrattenimento, che ha una facciata molto ampia e una soglia bassa. Ciò che preferisco nei film di Chaplin è che l’ingresso sembra spazioso, ma nel varcarlo, ti trovi a dover salire una scala senza rendertene conto. Ti senti stranamente purificato, trasmette una sensazione di austerità. Credo che sia quello il mio ideale di intrattenimento”.

Disney-land. “Ciò che non sopporto delle opere della Disney è che l’ingresso è uguale all’uscita. Esci pensando “ah è stato bello”, la soglia dell’uscita è bassa quanto l’entrata. Le facciate sono larghe uguali…..L’umanismo della Disney, il suo grado di finzione, danno quel senso di artificioso alle sue opere. Per questo penso che il loro lavoro migliore sia Disneyland. Un prodotto di intrattenimento è un ambiente le cui pareti vanno restringendosi via via che lo guardi, finché cominci a pensare di non andare bene così come sei: è questo il mio ideale. All’inizio la facciata dell’ingresso è ampia e la soglia basa, ma una volta raggiunta l’uscita, la soglia è un po’ più alta”.

Predatori e boccaloni. “C’è un patto tra lo spettatore e autore, non lo contesto. Ma quando decidono di ingannare il pubblico in un certo modo devo tenere fede alla mia decisione. Esistono persone che cambiano le carte in tavola continuamente, sono spregevoli. (…) non sanno come far andare avanti la storia e quindi cambiano rotta. I predatori dell’arca perduta è tremendo. Come accidenti ha fatto a salire su quel sommergibile?”. “La cosa più importante, per gli autori di film d’avventura, è tenere i nervi tesi. A quel punto in sala avrebbero potuto lanciare i pomodori! Un pubblico che dà il suo benestare a qualcosa del genere è di basso livello. E andare a vedere anche la seconda parte della saga è proprio da boccaloni”. “Più che un errore, è che Spielberg non aveva buone idee. Avrebbe potuto usare metodi più credibili, lo aveva già fatto nello squalo. Mentre lo vedevo fumavo di rabbia. Peccato che anch’io poi abbia fatto una cosa simile (ride)”. Ancora Spielberg, Incontri ravvicinati del terzo tipo: “Ho trovato tremendi quegli alieni, venuti da un pianeta sconosciuto, che vivevano in un posto così affollato e frenetico. Se penso che fossero creature evolute, mi sento deluso”.

Brand Miyazaki. Hayao Miyazaki esiste come brand: “Mah, io credo che siano proprio in pochi ad andare a guardare un film solo perché l’ha fatto Hayao Miyazaki. Ogni volta penso che non abbiamo un futuro”.

Perché tante protagoniste femminili: “Quando guardo i miei nipoti e le mie nipoti, le più sorridenti e vivaci sono le femmine. I maschi sono tutti più confusi e insicuri, si vede che stanno cercando il proprio domani”.

Perché non crea personaggi cattivi: “Lo evito deliberatamente. Non voglio creare nulla che non sia in grado di essere redento. La gente si lamenta che lo stipendio è basso, tiene la luce accesa tutta la notte per smanettare, curva e con le spalle doloranti, perché dovrebbe anche disegnare quel che non vuole? Io disegno ciò che voglio”.


Paradiso, nichilismo, cretini. Dobbiamo trovare a tutti i costi la felicità? “Ma un essere vivente non è mai felice. Vive perché si trova nel mezzo di questa contraddizione. E’ in questo che consiste il paradiso, altro che l’armonia prestabilita. Non esiste quella roba”. Affermazione nichilista? “Perciò non voglio creare eroine prive di difetti. Una persona che mi apprezza mi ha scritto su Nausicaa nella Valle del vento. Si è risentito perché Nausicaa non ha pianto dopo aver ucciso delle persone. Ho pensato “Ma che sta dicendo, sto cretino?. Lei sa quanto è doloroso uccidere, lo ha fatto. Valeva la pena di disegnarla perché no cade in ginocchio ma va avanti portandosi sulle spalle in peso dell’omicidio. La mentalità per cui solo ciò che è puro, immacolato, abbia valore, secondo me è incredibilmente insulsa”.

Biancaneve: “A chi mi dice di aver visto Biancaneve 36 volte, consiglio di vederlo oggi con un approccio più serio e provare a immaginare Biancaneve come una persona reale. Sarebbe una babbea. Lo stesso dicasi per il principe. La Disney ha illuso gli americani con il liberalismo europeo che ha diffuso. Convincendoli che l’America fosse l’unica nazione avanzata. Non è forse questo il motivo per cui è diventata ed è tuttora sacra e inviolabile?”.

Springsteen il Boss. Bowie chi? “David Bowie non lo conosco. Mi piace Bruce Springsteen. Mi piace Born to run, ma amo molto anche Jersey Girl. Amo il suo pubblico. Quando sento chi lo ascolta commentare “finalmente un cantante che mi capisce” mi commuovo. Non è un genere ci canzoni con cui si possono fare gli esercizi ginnici alla radio inseme”.

Socialismo senza (più) speranza. “Lo riconosco. Gli ideali del comunismo, per quanto il socialismo attuale non stia funzionando, mirano a rendere l'uomo più alto, nobile, affinché non possa più ricevere umiliazioni da parte di un altro. Questi valori non sono mai svaniti. Sono stati però distorti più volte nel corso della storia. Se esistesse la libertà politica mi piacerebbe vivere come nell’Europa dell’Est. La carne sarebbe meglio comprarla facendo la fila, come succede laggiù”. “Non amo la situazione dell’Est Europa o dell’Unione sovietica, che odio come nazione, come la Cina e l’America. Odio anche il Giappone, se per questo. Le nazioni le odio tutte quante”. “Non sono mai riuscito a leggere il capitale. Credevo che il socialismo rappresentasse la speranza, ma è innegabile che oggi non possa più essere definito una speranza”.

Tra umanismo e nichilismo. “Non ricordo di aver mai finto di essere un umanista, anche se ho realizzato Kiki- Consegne a domicilio, che sembra suggerire che ci sia del buono in ognuno di noi. Vendere grazie al finto umanismo della democrazia del dopoguerra per me è sbagliato”.

Porco Rosso sono io. Il titolo: è ispirato a un breve mio manga. Nella lingua italiana Porco rosso ha sfumature di significato particolari, non si riferisce solo all’animale, vuol anche dire pervertito, come in Giappone. E se avessimo aggiunto rosso lo avremmo accostato al bollino rosso: sarebbe sembrato un film porno. L’ho proposto per scherzo, ma tutti sono scoppiati a ridere. Non ci sono altri significati dietro questa scelta”. “Dopo Pioggia di ricordi sentivamo di aver concluso il percorso e di doverne iniziare uno nuovo. Doveva essere un progetto su scala ridotta, concepito per essere proiettati sugli aeri, frequentati da uomini di affari. Poi, a causa dei miei ritardi, si iniziò a discutere del fatto che se non lo avessimo fatto uscire al cinema non avremmo coperto le spese di produzione”.

La caduta del sistema socialista “Il crollo dell’Unione Sovietica era scontato, la cosa disarmante è che dopo si è tornati, come in passato, al nazionalismo. Mi è sembrato di ritornare a prima della prima guerra mondiale”. Con la guerra in Jugoslavia credevo di essermi sbarazzato da tempo del mio pensiero socialista, ma il conflitto in Jugoslavia ha avuto un’eco molto grande. E’ stato sfiancante. Ho pensato che avrei penato parecchio, perché non volevo convertirmi in una nuova ideologia . Nel bel mezzo di questo conflitto interiore, sono diventato un maiale che vola da solo al grido di “sarò l’ultimo rosso”. Al personaggio “sono successe tante cose, non volevo le spiegasse. Nel film dice “quelli bravi sono quelli che sono morti”, da li subodori qualcosa. Da quel punto di vista è davvero un film della generazione precedente a quella dei baby boomers. In un certo senso è un film terribilmente personale. Ed è una cosa spaventosa”. In una intervista, molti anni dopo, confessa di aver pensato a un seguito, ambientato durante la guerra civile in Spagna, Porco rosso – L’ultima sortita.

Totoro, Lupin, Laputa- Castello nel cielo. “Quando ho realizzato Il mio vicino Totoro ho pensato di aver chiuso un cerchio. So che detto così è strano, spiego Lupin III – Il castello di Cagliostro (1979) era qualcosa che volevo realizzare da sempre, dai tempi delle scuole medie. Con Laputa- Castello nel cielo (1986) ho esaudito il mio desiderio di raccontare il viaggio avventurosi di un ragazzo, la mia prima motivazione a disegnare manga. Totoro è qualcosa che ho fatto mio in seguito, una sorta di lettera al me stesso bambino che non riteneva il verde una cosa bella, anzi lo considerava un simbolo povero. In quest’ottica, dopo Nausicaa, Laputa, Totoro e Cagliostro potevo dire di aver chiuso un cerchio. Per riposarmi ho fatto Kiki, che avrebbe dovuto metter su una staff giovane ma per una serie di circostanze ho dovuto scrivere la sceneggiatura e girarlo”. Sul flop al botteghino di Totoro “Ci ha fatto più che penare, siamo andati totalmente in rosso, se si considerano le entrate del botteghino”.

Mononoke, bella e la bestia. “L’ispirazione più antica a La principessa Mononoke la si deve a La bella e la bestia e alle organizzatori di estrattori del verro in Giappone. Camminando mi è balenata l’immagine di un essere gigantesco che erode una montagna, e ho pensato di farci un film… Ho sempre trovato affascinanti queste organizzazioni di estrattori itineranti, mi sono documentato e per rendere la figura comprensibile nel film ho fatto si che in quel mondo esistessero già le industrie manifatturiere. Ma mi era impossibile fare un film basandomi semplicemente sulla visione storica di sovrani e sudditi che contempla solo samurai e contadini. Non mi sarebbe piaciuto fornire una visione del mondo di destra. Quando ne parlai con Kurosawa mi disse che, se si vuole ambientare un jidaigeki in Giappone, basta Shakespeare. Ma ho sempre pensato che siano cose diverse e che in questo mondo no si possa realizzare un fantasy.” La violenza, teste e braccia mozzati, pensato dall’inizio? “Sì, volevamo mostrarsi decisi (...) è questo che significa trattare la vita e la morte. Se non vi piace non portate i bambini a vederlo. Per questo abbiano inserito una ragazza con del sangue sulla bocca nei manifesti. Stabilire che il sangue sia spaventoso è anomali do per se. Noi viviamo perché il nostro sangue scorre, perciò credo sia giusto mostrarlo sotto questo aspetto. Non avevo voglia di imitare i film splatter che spettacolarizzano il sangue facendolo schizzare in maniera strana. Ma ho sempre pensato che sarebbe stato meglio mostrarlo scorrere. Noi perdiamo sangue, ho pensato che fosse più giusto così”.

Incanto della città. “Ho sempre pensato che La città incantata non potesse essere interpretato a parole. Quando mi chiedono perché il padre diviene un maiale, ci sia così tanta gente che vomita…ho creato il film apposta perché non volevo rispondere a queste domande”. La città incantata come evoluzione della visione del mondo finale di Nausicaa? Possiamo dire di sì. Im ogni caso stavolta ho consapevolmente rinunciato anche solo a raggiungere quello scopo. Vorresti dire a quelle bambine che va bene così, che non devono preoccuparsi. Che anche se non siamo bellissimi, non abbiamo talenti particolari, non siamo figli di capo tribù e non sappiamo volare, ognuno di noi dispone di una certa forza. Era questo che volevo comunicare nel film”.
Non sparate su Howl. A proposito delle critiche ricevute da Il castello errante di Howl: “”Mi sono sempre sentito muovere critiche come “sta invecchiando” oppure “ormai è finito”, anche con Porco rosso me ne dissero di tutti i colori . Nessuno però ha mai avuto il coraggio di dirmi in faccia “guarda che schifezza che hai fatto”. Allora furono gli spettatori a salvarmi, non l’audience che avevo pensato io, ma gli alunni delle elementari. Se mi sono arrabbiato? A un certo punto i critici ho pensato di andare a picchiarli. Alla fine ho deciso di smettere quasi del tutto di leggere la la critica”.

La fertilità di Ponyo. Racconto della genesi: “Lo staff ha iniziato ad avere figli, c’è stato un boom di nascite. Abbiamo dovuto costruire un asilo nido. Ho dovuto fare questo film vedendo padri frastornati che dovevano occuparsi dei neonati e madri intente a correre da tutte le parti. Quei bambini hanno fornito una prova tangibile, minuto per minuto, della crescita e trasformazione di Ponyo”.

Vento adulto. Si alza il vento, 2013, Miyazaki ha 72 anni. “Ancor prima della bancarotta di Lehman Brothers avevo capito che sarebbe stato impossibile continuare a fare fantasy alla nostra vecchia maniera. Un mio amico produttore televisivo rischiava di essere licenziato e così ho proposto la storia del giovane che aveva inventato gli Zero, ma non pensavo di realizzarlo io”. E’ stato il primo suo film che l’ha fatto piangere. “Quando ero ragazzo scoppiavo in lacrime solo guardando il disegno con un ragazzo con il capo rasato. Non so perché”.

Non esistono ex registi. A proposito della sua frase “Mon ho mai visto nessuno fregiarsi del titolo di ex regista” commenta Miyazaki: “Mi restano ancora diverse strade, tra cui morire fingendo di produrre cose (…) forse farei meglio a dire “morire con qualche idea in mente ma che nessuno sarebbe disposto a finanziare? “ Come Fellini e Kurosawa? “E’ così che sono fatti i registi, alla fine. Le ville le ho tutte ipotecate, ma non ce la farei a ipotecare anche l’animazione”.

Leggi i commenti