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Oscar, Matteo Garrone a un passo dal sogno: ‘Io capitano’ riporta l’Italia a Hollywood

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E’ entrato nella cinquina dei titoli in corsa per il miglior film internazionale. “E’ una grande soddisfazione, e siamo felici che l’avventura continui”. Il concorrente più temibile è ‘La zona di interesse’. Il caso della Francia, che si è beffata da sola
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Matteo Garrone è un ragazzo laconico, intervistarlo è sempre un’impresa. La dichiarazione che ha rilasciato ieri pomeriggio, dopo la bellissima notizia dell’ingresso in cinquina agli Oscar di Io capitano, è per lui un tripudio, un fiume di parole: “È una grande soddisfazione, e siamo felici che l’avventura continui; nella speranza che il film, e la storia di Seydou, vengano visti da un numero sempre maggiore di spettatori in tutto il mondo”. Del resto, che altro c’è da dire? Io capitano ha conquistato la nomination tra i “film internazionali” (il premio che molti si ostinano a chiamare “film straniero”) e per certi versi il difficile viene ora. La cerchia dei votanti si allarga e bisognerà “catturarne” il più possibile.

I rivali sono agguerriti: sono entrati in cinquina anche Perfect days di Wim Wenders (per il Giappone), La società della neve (Spagna), il tedesco The teachers’ lounge e soprattutto La zona d’interesse d…

Matteo Garrone è un ragazzo laconico, intervistarlo è sempre un’impresa. La dichiarazione che ha rilasciato ieri pomeriggio, dopo la bellissima notizia dell’ingresso in cinquina agli Oscar di Io capitano, è per lui un tripudio, un fiume di parole: “È una grande soddisfazione, e siamo felici che l’avventura continui; nella speranza che il film, e la storia di Seydou, vengano visti da un numero sempre maggiore di spettatori in tutto il mondo”. Del resto, che altro c’è da dire? Io capitano ha conquistato la nomination tra i “film internazionali” (il premio che molti si ostinano a chiamare “film straniero”) e per certi versi il difficile viene ora. La cerchia dei votanti si allarga e bisognerà “catturarne” il più possibile.

I rivali sono agguerriti: sono entrati in cinquina anche Perfect days di Wim Wenders (per il Giappone), La società della neve (Spagna), il tedesco The teachers’ lounge e soprattutto La zona d’interesse di Jonathan Glazer, che batte bandiera britannica ma concorre in questa categoria perché parlato in tedesco. Facendo tutti gli scongiuri del caso, è secondo noi il favorito, per vari motivi. In primis perché è un bellissimo film. In secundis, direbbe Totò, perché come Io capitano affronta un tema forte, al quale l’Academy è storicamente sensibile: l’Olocausto. Ispirandosi a un romanzo di Martin Amis, racconta la vita quotidiana degli aguzzini che lavoravano ad Auschwitz e risiedevano in amene villette con giardino appena fuori dai muri del lager.

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E non va sottovalutato che si tratti di un film britannico: normalmente i film inglesi concorrono nelle categorie “normali”, perché il criterio per essere iscritti alla gara per il film “internazionale” rimane la lingua. I film, insomma, non devono essere parlati in inglese. Ma ovviamente Glazer e i suoi produttori, tutti britannici, hanno assai più dimestichezza con la lingua e con le logiche politiche di Hollywood rispetto a noi italiani.

Una scena di 'Io capitano'

 

La candidatura di Garrone è comunque un grande risultato, in un’edizione degli Oscar che per il resto vede un trionfo annunciato — quello di Oppenheimer — e uno sconfitto tutt’altro che scontato — Barbie.

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L’effetto “Barbienheimer”, che di fatto ha salvato il box office mondiale nel 2023, non si è ripetuto: Barbie ha poche candidature, quasi tutte “tecniche”, e non basta certo a consolarsi la nomination di Ryan Gosling/Ken fra gli attori non protagonisti (tra l’altro nella categoria che vede il vincitore più annunciato di tutti, il Robert Downey jr. di Oppenheimer).

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Ma il dato più clamoroso delle candidature annunciate ieri è un altro, e si lega indirettamente a Io capitano. Parliamo delle candidature pesantissime — film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista — di Anatomia di una caduta, il film francese di Justine Triet vincitore a Cannes. Come molti ricorderanno, pur avendo trionfato sulla Croisette e fatto razzia di premi in mezzo mondo, Anatomia di una caduta non era stato scelto dalla Francia come candidato “nazionale” tra i film stranieri. Gli avevano preferito La passione di Dodin Bouffant, altro film in concorso a Cannes, una sorta di puntata speciale di Masterchef ambientata nella Francia della Belle Epoque. Risultato: La passione di Dodin Bouffant non è entrato in cinquina e il film di Triet si candida invece nelle categorie principali. È lecito ipotizzare che se Anatomia di una caduta fosse stato il candidato francese avrebbe stravinto a mani basse, rischiando di emulare la doppietta (miglior film e miglior film internazionale) realizzata qualche anno fa dal coreano Parasite; né va trascurato il precedente di The artist, altro film francese capace di vincere gli Oscar principali.

Una scena di 'Anatomia di una caduta'

 

È facile immaginare che ora Justine Triet e tutti i suoi collaboratori si stiano facendo beffe del ministero francese della Cultura e di tutti coloro che hanno voluto evitare la sua candidatura, pare anche per le durissime parole contro il governo Macron pronunciate dalla regista dopo la premiazione cannense (a proposito della riforma delle pensioni e della famosa, e a Parigi assai cruciale, “eccezione culturale”).

Dal nostro punto di vista, l’autogol francese sembra il remake della famosa testata di Zidane a Materazzi: ci ha tolto di mezzo un rivale forse imbattibile, e ora si va ai rigori, con qualche speranza di farcela.

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