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Greta Lee: “Grazie a ‘Past lives’ la mia vita da diva inizia a 40 anni. Dobbiamo tornare alla semplicità”

L’attrice asiatico-americana, è l’intensa protagonista del film di Celine Song, candidato a due Oscar, in sala il 14 febbraio
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Greta Lee, quarant’anni, ne ha consumati la metà in una gavetta da attrice. Lo spartiacque nella sua carriera e nella sua vita è arrivato quando non ci credeva più tanto. Si chiama Past Lives, l’opera debutto di Celine Song, candidato agli Oscar come miglior film e per la migliore sceneggiatura, in sala il 14 febbraio con Lucky Red. Ispirato alla storia vera dell’autrice, racconta un triangolo sentimentale ed esistenziale. La protagonista è divisa tra il rapporto con l’amore d’infanzia della Corea del sud, lasciato quando la famiglia si è trasferita in Canada, e un marito americano con cui ha costruito una nuova vita. A ventiquattro anni di distanza gli ex amici si ritrovano a New York, una settimana per capire, spiegarsi, scegliere quale vita e quale destino abbracciare. Greta Lee, alle spalle ruoli in Bambole Russe e The Morning show, è il cuore del film. L’intervistiamo attraverso il computer.

Cosa significa questo f…

Greta Lee, quarant’anni, ne ha consumati la metà in una gavetta da attrice. Lo spartiacque nella sua carriera e nella sua vita è arrivato quando non ci credeva più tanto. Si chiama Past Lives, l’opera debutto di Celine Song, candidato agli Oscar come miglior film e per la migliore sceneggiatura, in sala il 14 febbraio con Lucky Red. Ispirato alla storia vera dell’autrice, racconta un triangolo sentimentale ed esistenziale. La protagonista è divisa tra il rapporto con l’amore d’infanzia della Corea del sud, lasciato quando la famiglia si è trasferita in Canada, e un marito americano con cui ha costruito una nuova vita. A ventiquattro anni di distanza gli ex amici si ritrovano a New York, una settimana per capire, spiegarsi, scegliere quale vita e quale destino abbracciare. Greta Lee, alle spalle ruoli in Bambole Russe e The Morning show, è il cuore del film. L’intervistiamo attraverso il computer.

Cosa significa questo film per lei, per la sua vita e per la sua carriera?

“Sono completamente scioccata dalla generosità e dall'amore che abbiamo ricevuto con questo film. È come un sogno che si avvera per me. Dopo 20 anni nel settore, questa è la prima volta che interpreto un ruolo da protagonista, e non riesco a credere di essere così grata, di averlo potuto fare in questo film. Ho 40 anni, è un miracolo. Questo film è un promemoria genuino su cosa significhi essere umani, specialmente in questo momento. Sentivo nel mio cuore che tu puoi essere in Italia e io sono qui negli Stati Uniti, ma siamo uguali. E questa connessione profonda è il cuore del film, ciascuno di noi può ritrovarci qualcosa che ha vissuto”.

Il suo primo incontro con la storia?

“Ho ricevuto la sceneggiatura qualche anno fa, via mail, dai miei agenti. Ma prima mi hanno chiesto se potevo parlare coreano. Mi sembrava qualcosa di diverso da quello che stavo cercando, ero sicura che c’erano tante altre donne coreane che avrebbero potuto farlo meglio di me. Però poi ho letto le sceneggiature e, oh mio Dio, singhiozzavo, piangevo, mi sentivo devastata. Ma oltre al dolore e la tristezza leggevo, qualcosa nel film che non avevo visto prima, mai. Mi è sembrata una grande sfida. Oggi al cinema, così tanti film sembrano diventare sempre più grandi e più grandi e più spettacolari, sembra che non basti presentare persone normali e buone, raccontare una storia su un buon matrimonio, in cui non ci sono infedeltà, non c’è niente di gratuito, violenza, neanche un urlo. Questo film mi ha colpito emotivamente per la sua semplicità, la sua grazia e la sua dignità. Ho pensato che volevo farne parte, e volevo lottare per fare questo film e per far sì che ci siano altri film come questo. E’ importante”.

All’inizio lei non era la prima scelta.

“Dopo l’audizione, che per me era stato importante, pensavo che non avrei ottenuto il lavoro. Ma ho ricevuto una telefonata dall’assistente della regista che mi chiedeva di vederci per un incontro molto importante. E ho pensato, oh, mio Dio, forse ho ottenuto il lavoro. Ma poi la telefonata era stata un errore. Era per Greta Gerwig quindi io ero la persona sbagliata. In quel momento ho pensato: forse ho sbagliato lavoro, questo è il segno, il cuore spezzato, che devo lasciare perdere. Poi, un anno dopo, ho ricevuto una chiamata completamente inaspettata che mi chiedeva se volevo incontrare la regista su zoom. Un po' come nel film, con I due protagonisti che si incontrano su Skype. Celine e io ci siamo incontrate sui nostri laptop in quel modo, e in quel momento c’è stato un innamoramento creativo. Mi ha dato subito il ruolo. Mi ha spiegato che all’inizio pensava che i personaggi dovessero essere più giovani. Sono stata felice di portare la mia maturità nel ruolo, è così che ho finito per ottenerlo”.

So che la sua famiglia è stata molto commossa dal film.

“Ci sono state molte lacrime quando mia madre ha visto il film. E non è il tipo che si commuove facilmente, l'ho vista piangere una manciata di volte in vita mia. Ma la prima volta che ha visto il film è dovuta scappare in bagno, non riusciva a smettere di piangere. Qualche giorno dopo mi ha chiamato e a modo suo mi ha detto “so che pensi che il film parli di te, ma invece parla di me””.

Quando ha iniziato a pensare di fare l'attrice?

“Sono sempre stata una bambina che voleva creare. Cantavo e ballavo, mia madre, mia sorella e mio nonno erano pittori. Ma per tanti anni non mi pareva possibile realizzare questo sogno. Sono anche andata all'università per studiare teatro. Ma la mia storia è diversa da quella di molti attori perché sono asiatico-americana e avere quel tipo di aspirazioni sembrava impossibile. Il cuore sperava, la logica frenava. Ma a un certo punto ho detto ‘anche se è impossibile devo farlo’. E sono andata avanti, per vent’anni. E quella passione che è anche una tortura è rimasta la stessa”.

Qual è secondo lei il motivo dell’esplosione enorme del cinema e delle serie coreane?

“Dal punto di vista culturale, penso che il cinema coreano e i registi coreani siano stati in grado di attingere a un ritratto molto più onesto e dinamico dell'umanità. In Corea non c'è molta distinzione tra commedia e dramma e questo implica un riflesso più accurato della vita vera, in cui tutto si mescola. I miei film coreani preferiti sono quelli agnostici rispetto al genere, in Occidente stiamo cercando di recuperare il ritardo, trovare un modo per raccontare storie che siano la via di mezzo. Quindi penso che la Corea abbia un bel vantaggio rispetto al resto di noi”.

Questo è il suo primo ruolo da protagonista, ma lei è stata molto apprezzata in serie come Bambole russe e The morning show.

“Amo interpretare personaggi secondari. Condivido la famosa citazione di Stanislavskij al riguardo: non ci sono piccole parti, solo piccoli attori. Specie per chi, come me, ha opportunità limitate, I piccoli ruoli sono fondamentali. E io non mi sono mai sentita sminuita da questi ruoli. Queste donne che ho interpretato sono molto diversi, che vivono su pianeti diversi. E non sarei in grado di interpretare la Stella di The morning show se non fosse stato per tutte le altre donne che ho interpretato, in una sorta di autoeducazione che ho creato per me stessa con opportunità che ho avuto”.

Cosa è successo alla sua carriera, dopo il film? Tra poco la vedremo nel kolossal Tron 3…

“Tutto è cambiato. Sono madre di due ragazzi e sono di mezza età, eppure on ci credo lo stesso, ancora. Continuo a pensare alla me stessa più giovane, a quanto ho dovuto lavorare, quanto essere resiliente, sopravvivere, andare avanti. E penso alle donne come me che non proveranno una gioia come questa. Io ho avuto la mia occasione e spero che altre college l'abbiano. Sono grata per tutto quello che mi sta accadendo, spero di avere l’opportunità di fare cose nuove – Tron prevede molta azione - amo il mio lavoro e la fortuna più grande sarà poter continuare a farlo”.

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