‘Un altro Ferragosto’, Virzì manda all’Italia una lettera al fiele. La recensione di Alberto Crespi
di Alberto CrespiCi vuole coraggio a scrivere il seguito di un film di successo a distanza di 28 anni. Paolo Virzì, suo fratello Carlo e il vecchio sodale Francesco Bruni (con lui Virzì ha scritto alcuni dei suoi film migliori) lo hanno fatto. E così, dopo Ferie d’agosto (1996) ecco arrivare sugli schermi Un altro ferragosto. Tutti sono invecchiati. Chi era un ragazzo è ora adulto. Un paio di attori, ahinoi, sono morti – Ennio Fantastichini e Piero Natoli – e quindi è narrativamente necessario che siano morti anche i loro personaggi, Ruggero e Marcello, lasciando vedove le rispettive consorti, le due sorelle Luciana e Marisa (Paola Tiziana Cruciani e Sabrina Ferilli). Marisa, la bella del gruppo, si presenta sull’isola con un nuovo compagno, il sedicente imprenditore Pierluigi (Christian De Sica).
Ci vuole coraggio a scrivere il seguito di un film di successo a distanza di 28 anni. Paolo Virzì, suo fratello Carlo e il vecchio sodale Francesco Bruni (con lui Virzì ha scritto alcuni dei suoi film migliori) lo hanno fatto. E così, dopo Ferie d’agosto (1996) ecco arrivare sugli schermi Un altro ferragosto. Tutti sono invecchiati. Chi era un ragazzo è ora adulto. Un paio di attori, ahinoi, sono morti – Ennio Fantastichini e Piero Natoli – e quindi è narrativamente necessario che siano morti anche i loro personaggi, Ruggero e Marcello, lasciando vedove le rispettive consorti, le due sorelle Luciana e Marisa (Paola Tiziana Cruciani e Sabrina Ferilli). Marisa, la bella del gruppo, si presenta sull’isola con un nuovo compagno, il sedicente imprenditore Pierluigi (Christian De Sica).
Erano, costoro, i Mazzalupi: i burini, gli arricchiti, i caciaroni, in una parola: “la destra”. I Molino, cioè gli intellettuali, gli snob, i colti, in una parola: la “sinistra”, sono invece curiosamente tutti vivi, ma sono assai malmessi. Il capofamiglia Sandro (Silvio Orlando) è in punto di morte e ha la memoria che viene e soprattutto che va. Sua moglie Cecilia (Laura Morante) e le sue amiche Betta e Graziella (Raffaella Lebboroni e Claudia Della Seta) sono rimaste quasi uguali. Ora, la domanda che si sono posti gli sceneggiatori è sicuramente stata: come facciamo a farli tornare tutti quanti a Ventotene, affinché si riincontrino e ripartano le baruffe?
Qui entrano in ballo i personaggi nuovi, la nuova generazione. E si comincia a sentire rumore di “attualità”, di necessità di essere al passo con i tempi, di raccontare le nuove mode. I Molino hanno un figlio, Altiero (Andrea Carpenzano: poi vi spieghiamo perché si chiama così, anche se l’avete già indovinato), che ha fatto i soldi all’estero ed è sposato con un efebico ragazzo americano. Tra i Mazzalupi c’è sempre Sabrina (Anna Ferraioli Ravel), la figlia bruttina di Ruggero, che però è diventata una influencer con milioni di adepti sui social.
Ecco, quindi, l’inghippo: i Mazzalupi devono festeggiare sull’isola il matrimonio di Sabrina con il suo coattissimo “social media manager” Cesare (Vinicio Marchioni); i Molino vogliono riportare Sandro sull’isola a lui cara, prima che muoia. E Sandro, che ha ormai un’idea molto vaga del tempo e dello spazio, non fa che dettare a un nipotino (che però sembra contento di passare il tempo con il nonno svanito) una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dove le si chiede di salvare dall’oblio la memoria dei confinati a Ventotene.
'Un altro Ferragosto', i protagonisti: Ferilli, Morante, Orlando, De Sica e l'Italia che non esiste più
Ecco perché Altiero si chiama così: ignaro di chi lo circonda, Sandro passa in realtà il suo tempo a conferire con Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Sandro Pertini e tutti gli antifascisti che su quell’isola subirono un confino che non era certo una vacanza. E che lì elaborarono il famoso manifesto che in realtà si intitolava Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, un testo fra i più celebri e disattesi in tutta la storia del mondo. O, almeno, d’Europa…
Non crediate che, da vecchi bolscevichi, stiamo sopravvalutando la sostanza politica di Un altro ferragosto. Il film si apre con la memoria del manifesto e si chiude con Silvio Orlando che si imbarca credendo di andare, con Pertini e gli altri, a fare la Resistenza dopo l’8 settembre del ’43. Il nuovo film di Virzì, Bruni & Virzì è molto più politico del primo capitolo. E sempre rispetto al primo capitolo è molto più asimmetrico. Ventotto anni fa anche fra i Mazzalupi c’erano barlumi di coscienza. Oggi sono una manica di bastardi e di idioti, e anche Marisa, sotto sotto, li disprezza.
Sabrina, la giovane influencer, è un personaggio tragico irretito dal contorno di squali che vogliono sfruttarla, arrivando persino a proporle di candidarsi al Parlamento per un partito che nel film non ha nome, ma i cui colori ed esponenti alludono a Fratelli d’Italia (il loro “capo” è una giovane donna bionda che assomiglia proprio a chi state pensando voi). La “destra”, insomma, è il Male. La “sinistra” è fatta di “brave persone” ed è aggrappata a vecchi valori ma il sospetto di rimbambimento è sempre in agguato, e anche lì si svolgono (fra Altiero e il vecchio Roberto, l’avventuriero interpretato da Gigio Alberti) strani maneggi economici. Il Bene, se esiste, stava su quell’isola non ventotto, ma più di ottanta anni fa: sono i vecchi confinati, che compaiono in bianco e nero nelle visioni di Sandro e sembrano, da fantasmi, molto più vivi dei vivi.
Ci sembra di leggere sui volti amici di Virzì, Bruni & Virzì la paura che attanaglia sempre (giustamente) gli autori di commedie: mi raccomando, dite che fa ridere. Ed effettivamente Un altro ferragosto fa ridere, e anche molto, ma per citare un classico del neorealismo è veramente un riso amaro. Senza dire nulla del finale, è un film pervaso da un fortissimo senso di morte che si incarna nelle vecchie foto di Ruggero e Marcello che Luciana, anche lei non poco fuori di cotenna, espone nella cameretta. Siccome sono anche le foto di due cari, bravi, vecchi attori che se ne sono andati (Fantastichini e Natoli, come si diceva) il dolore che emana da esse è quasi tangibile, e nessuna risata può cancellarlo. Né sembra esserci alcuna speranza nei giovani, su entrambi gli schieramenti.
Un altro ferragosto sembra una lettera al fiele che gli autori indirizzano a un’Italia che in ventotto anni, sembra incredibile, è tragicamente peggiorata.