✕

Marco Bellocchio, il fascino di un regista che voleva fare l’attore

(ansa)
Al Bif&st dal 16 marzo la retrospettiva con incontri e proiezioni
2 minuti di lettura

Marco Bellocchio sarà il protagonista del prossimo Bif&st che si svolgerà a Bari dal 16 al 23 marzo: verranno proiettati quasi tutti i suoi film e ci saranno numerosi incontri, con lui e con i suoi collaboratori. Sarà l’occasione per ripercorrere una carriera pazzesca, se pensiamo che il regista di Bobbio ha 84 anni (85 il prossimo 9 novembre) ma lavora con l’energia e la creatività di un ragazzino. Come è noto, sta preparando un’altra serie tv (dopo il magnifico Esterno notte su Aldo Moro) dedicata a Enzo Tortora: «Non sarà un film sociale, a tesi; non voglio fare un film contro la mostruosità di certe scelte. Mi interessa l’uomo Tortora; voglio raccontarlo come se fosse un imperatore, un dominatore grazie alla sua padronanza del mezzo televisivo, che poi subisce una terribile ingiustizia». Uomini di potere “caduti”: era così anche per Aldo Moro e per Buscetta in Il traditore, in fondo.

L’opera di Bellocchio può e…

Marco Bellocchio sarà il protagonista del prossimo Bif&st che si svolgerà a Bari dal 16 al 23 marzo: verranno proiettati quasi tutti i suoi film e ci saranno numerosi incontri, con lui e con i suoi collaboratori. Sarà l’occasione per ripercorrere una carriera pazzesca, se pensiamo che il regista di Bobbio ha 84 anni (85 il prossimo 9 novembre) ma lavora con l’energia e la creatività di un ragazzino. Come è noto, sta preparando un’altra serie tv (dopo il magnifico Esterno notte su Aldo Moro) dedicata a Enzo Tortora: «Non sarà un film sociale, a tesi; non voglio fare un film contro la mostruosità di certe scelte. Mi interessa l’uomo Tortora; voglio raccontarlo come se fosse un imperatore, un dominatore grazie alla sua padronanza del mezzo televisivo, che poi subisce una terribile ingiustizia». Uomini di potere “caduti”: era così anche per Aldo Moro e per Buscetta in Il traditore, in fondo.

L’opera di Bellocchio può essere analizzata sotto mille punti di vista. Marx può aspettare, un “documentario familiare” che è il suo capolavoro, la ripercorre ad esempio nel suo rapporto con l’autobiografia dell’autore. Ma vorremmo raccontare un altro aspetto di Bellocchio. Tutti sanno che si è diplomato al Centro sperimentale. Ma forse pochi sanno che, giovanissimo, si era iscritto al corso di recitazione. Sognava di fare l’attore, il suo mito era Marlon Brando. Fu un insegnante intelligente, Andrea Camilleri, a notare che Marco tendeva a essere “regista di se stesso”. Gli consigliò di passare al corso di regia, ed è un’altra cosa di cui siamo debitori a Camilleri, oltre a Montalbano e a tutto il resto.

Cannes, Marco Bellocchio e il suo 'Rapito': "Volevo fare un film vivace, sentito, non necessariamente commovente"

Sotto sotto, Bellocchio è rimasto un attore. Toni Servillo, che è stato un potente papa Paolo VI in Esterno notte, dice: «Per un attore, lavorare con Bellocchio è una gioia perché lui ama il nostro lavoro e crea intorno agli attori una cortina di protezione, li accompagna con mano sicura, come un direttore d’orchestra che conosce bene la partitura e sa cosa chiedere al primo violino». Suo figlio Pier Giorgio Bellocchio, che è un produttore ma prima di tutto un bravo attore e ha lavorato in molti suoi film, descrive il rapporto del padre con i suoi interpreti in modo ancora più interessante: «Marco con gli attori è come David Attenborough (il grande documentarista inglese, ndr) con i leoni. Attenborough sta lì anche un anno intero, a filmare nella savana? Marco farebbe così con gli attori. Quando apre un cast, anche in modo talvolta un po’ crudele, fa tonnellate di provini. Magari ha già scelto l’attrice che ha visto per prima, ma gli piace da morire vederli, è affascinato da questi strani animali che mettono in gioco l’anima, l’equilibrio, gli stati d’animo».

I risultati poi sono là, sullo schermo. Da L’ora di religione in poi il cinema e la tv di Bellocchio sono uno scandaglio nell’inconscio del Paese. È qualcosa che va al di là del cinema puro e semplice. Sempre Pier Giorgio dice: «L’Italia è piena di bravi registi. Sono i grandi artisti che mancano». E Marco Bellocchio è un grande artista.

Leggi i commenti