Russell Crowe, i 60 anni del Gladiatore un po’ italiano che ama il rock e le nuove sfide
di Chiara UgoliniAnche il destino di un grande attore, il futuro di una star cinematografica del calibro di Russell Crowe è governato dal caso. Certo c’è la passione, c’è il talento, c’è il colpo di fulmine per la recitazione ma forse tutto questo non sarebbe successo se il piccolo Russell nato a Wellington, in Nuova Zelanda il 7 aprile 1964, non avesse avuto due genitori impegnati sui set per la gestione del catering, il cosiddetto “cestino” per attori e maestranze.
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L’amore per il cinema? Grazie ai genitori che facevano il catering sui set
"Ho iniziato a recitare a sei anni, era il 1970, mia mamma si occupava del catering nei set cinematografici – ha raccontato a Roma qualche tempo fa – Un giorno sono andato a trovarla, giravano una serie, Spy force, e non avevano abbastanza bambini, mia mamma mi ha offerto come volontario”. È il colpo di fulmine per il set a cui seguirà poi una lunga gavetta fatta di serie televisive e soap opera come Neighbours finché arriva il film Skinheads, nel 1992, per il quale ottiene il premio come miglior attore protagonista dall'Australian Film Institute. La sua carriera di attore da grande schermo inizia lì. Con la sua grande ironia ricorda: “Mi fa sorridere quando mi chiedono se sono stato un ragazzino star, io sono stato una comparsa ragazzino!”.
Da comparsa ragazzino a dj, ma la passione è il musical
La sua vera formazione però è il teatro, è il musical. “A vent'anni ho fatto qualche classico come Shakespeare, ma non ho mai frequentato scuole di recitazione. Tutto quello che so l'ho imparato lavorando, ho fatto un po’ di tv da bambino poi ho fatto musica e scritto canzoni da adolescente e tanto teatro. Soprattutto musical come Grease o il Rocky horror, di cui ho realizzato 415 serate. Lavoravo come dj nei club, prendevo turni come barman, ero bravo come cameriere. Ero ossessionato dalla performance, che fossi sul palco o dietro il bancone del bar. Il mio primo film l'ho girato a 25 anni ma a quel punto avevo 2000 performance live sulle spalle a teatro o nei concerti con la mia band che ho formato quando avevo 14 anni”.
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L’estate in Italia con la sua band
E con la sua band passerà l’estate in Italia, infatti con i Gentlemen Barbers sarà in tour da Roma a Udine passando per Pompei e l’Anfiteatro degli scavi. Dopo essersi preso il palco dell’Ariston nel febbraio scorso prima suonando, poi prendendo in giro John Travolta e infine scandendo in italiano la frase più famosa del suo repertorio: “Al mio segnale scatenate l’inferno”.
Sì perché in 35 anni di carriera e una settantina di titoli Crowe rimarrà sempre il ‘Gladiatore’, il ruolo di Massimo Decimo Meridio che lo ha reso star mondiale, che gli ha regalato l’Oscar era il 2001 e che ha dato una spinta alla sua carriera permettendogli di realizzare tutti i suoi desideri. "Per un attore essere senza controllo non va bene perché nella performance deve esserci il controllo, voi dovete essere i burattinai di voi stessi, essere in grado di ripetere una sequenza tante volte nella stessa maniera, una parte di ribellione va bene ma deve esserci anche autocontrollo – ha spiegato Crowe parlando del film di Ridley Scott – Vi racconto di quando abbiamo girato la scena scena carica di emozioni di Massimo che torna a casa dopo aver fatto un viaggio lunghissimo scopre che la moglie è morta. Ridley mi dice 'giriamo la scena in cui corri attraverso il campo fino ad arrivare a una fonte di luce e lì c'è qualcosa, una pira, e tu vedi i suoi piedi, vai verso di lei, alzi gli occhi e ti rendi conto che hai fallito'. E io gli dico 'Ma insomma: ho attraversato la Germania e la Spagna e scopro che mia moglie è morta così? Devo baciarla, devo dirle addio, e lui: No avvicinati ai piedi, ho soltanto i piedi, non farmi scherzi". 'Va bene bacerò l’alluce del piede' perché al regista devi sempre cercare di accontentarlo. E mentre giro la scena comincio a piangere e a disperarmi perché il fallimento mi travolge e mi cola il naso, il muco è appiccicoso diventa una ragnatela e mi avvicino al corpo, ai piedi. E a quel punto Ridley urla 'cut'. Dice 'la scena è bellissima, sorprendente ora lo rifacciamo di nuovo'".
Le origini italiane: “Un antenato è di Ascoli Piceno”
È di origini gallesi, scozzesi, irlandesi, tedesche, italiane, norvegesi e svedesi. Il legame con il nostro paese è forte e ormai certificato, nel gennaio scorso infatti Crowe ha annunciato di aver fatto analizzare il dna e aver trovato un antenato di Ascoli Piceno. "È da molto tempo che cerco di rintracciare i miei antenati italiani. Racconti familiari folcloristici ed errori di ortografia mi avevano portato a imboccare binari sbagliati. Si scopre che il mio trisavolo da parte di madre, che viaggiò in Nuova Zelanda nel 1864, si chiamava Luigi Ghezzi. Nato nel 1829 ad Ascoli Piceno, Marche, figlio di Augustine e Annunziata, nata a Parma. Luigi aveva lavorato in Argentina, aveva preso una nave per l'India, aveva fatto naufragio ed era finito a Città del Capo" in Sudafrica. "Mentre si trovò lì incontrò e sposò Mary Ann Curtain ed emigrarono in Nuova Zelanda", aveva raccontato.
“Ogni ruolo è una sfida”
Nel film di Ron Howard, l’anno dopo del Gladiatore, A Beautiful Mind Crowe interpreta un ruolo diverso da quelli in cui il pubblico è abituato a vederlo: il professore di matematica John Nash, affetto da una grave forma di schizofrenia. Per la sua interpretazione, Crowe conquista il Golden Globe e il BAFTA Award come miglior attore protagonista, arrivando perciò la notte degli Oscar super favorito; tuttavia i giurati dell'Academy gli preferiscono Denzel Washington per Training Day. Qualsiasi ruolo, qualsiasi prova attoriale è per Crowe una sfida: “una sfida intellettuale per A beautiful mind che mi ha fatto impazzire perché ho dovuto incarnare una malattia fisica, i tantissimi tic del personaggio che con l'aumentare della malattia ci ha portato a 16 tic molti dei quali in contemporanea. Una sfida fisica è stato Cinderella man di Darren Aronofsky un film sulla boxe, che abbiamo girato in 70 giorni di cui 36 sotto la pioggia pure freddissima”.
Il prossimo ruolo: il nazista Göring
Dopo cinque anni di look “barbuto” l’attore si è rasato per la sua nuova sfida. Crowe è infatti tra i protagonisti del film Nuremberg, girato in Ungheria, dove interpreta Hermann Göring. Il progetto diretto da Jamie Vanderbilt (Scream, Independence day) è tratto dal libro di Jack El-Hai Il nazista e lo psichiatra. Crowe interpreta una delle figure più importanti e spaventose del partito nazista di Adolf Hitler. Durante il processo di Norimberga del 1946 fu condannato a morte per impiccagione per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e altri crimini e morì suicida prima che la sentenza fosse eseguita.