Greta Gerwig, da ‘Barbie’ al Festival di Cannes: “Noi giurati ci siamo trovati subito in sintonia, è bastato tirar fuori le foto dei nostri cani...”
dalla nostra inviata Arianna FinosCANNES – La presidente di giuria Greta Gerwig, la prima regista a superare la soglia del miliardo di dollari con Barbie, fenomeno globale dell’estate 2023, è adorabile e statuaria in un abito a righe bianche e blu. Si siede nella poltroncina di una terrazza del Palais con affaccio sul mare e sospira: “In questo preciso momento provo molta ammirazione per le donne del XIX secolo, perché indosso un corsetto e, vi dirò, quelle donne erano feroci, questo è un indumento feroce. E sono anche onorata e un po’ stupita di essere stata scelta per questo ruolo. È straordinario, mi sto dando dei pizzicotti”.
Barbie, il trailer del film con Margot Robbie e Ryan Gosling
"Barbie” è stato un bel successo nell’unire autorialità e aspettative commerciali. Cerca questo tipo di film al Festival?
“I miei gusti di cinema sono larghi, ogni film è un universo a sé stante. E non faccio divisioni. Cerco l’autore che c’è dietro. e lo puoi trovare in un film grande…
CANNES – La presidente di giuria Greta Gerwig, la prima regista a superare la soglia del miliardo di dollari con Barbie, fenomeno globale dell’estate 2023, è adorabile e statuaria in un abito a righe bianche e blu. Si siede nella poltroncina di una terrazza del Palais con affaccio sul mare e sospira: “In questo preciso momento provo molta ammirazione per le donne del XIX secolo, perché indosso un corsetto e, vi dirò, quelle donne erano feroci, questo è un indumento feroce. E sono anche onorata e un po’ stupita di essere stata scelta per questo ruolo. È straordinario, mi sto dando dei pizzicotti”.
Barbie, il trailer del film con Margot Robbie e Ryan Gosling
"Barbie” è stato un bel successo nell’unire autorialità e aspettative commerciali. Cerca questo tipo di film al Festival?
“I miei gusti di cinema sono larghi, ogni film è un universo a sé stante. E non faccio divisioni. Cerco l’autore che c’è dietro. e lo puoi trovare in un film grande o piccolo, in cui ne senti l’anima. E mi piace essere gelosa, quando vedo un film, pensare ‘cavolo, avrei dovuto farlo io così’. Il cinema degli altri ti riempie di idee. E dalla selezione, qui, mi aspetto e spero di essere sorpresa”.
Nessuna divisione, quindi?
“Non penso a un pubblico diviso per categorie. Anche film che sembrano ‘difficili’ o impenetrabili, chiunque si metta seduto in una sala cinematografica è capace di connettersi. E ci penso tutto il tempo perché i miei genitori vivono nel Kentucky e vanno sempre al cinema d'essai, e guardano film del cinema mondiale, hanno una formazione cinematografica. Sono catturati da una storia, dalla fotografia, dall’atmosfera. Ognuno interpreta il cinema commerciale a modo suo, per me è quello capace di connettersi con il pubblico”.
Parallelo al successo di ‘Barbie’ in Italia c’è stato il fenomeno ‘C’è ancora domani’ sulla condizione della donne e le violenze domestiche nel Dopoguerra con balletti e momenti di commedia.
“E’ un connubio in cui credo. Penso al Dottor Stranamore. Beh, non c’è niente di più serio. E però è così divertente proprio perché è così serio. Mi interessano i film che usano qualcosa di inaspettato per illuminare, che tirano fuori qualcosa che avevi dentro senza che tu te ne renda conto, perché arriva da una direzione diversa. Mi piace il cinema che ti cambia”.
Lei è presidente di giuria, c’è la Palma d’oro a Meryl Streep, viene presentato un film sul MeToo. Ma sono solo quattro le registe in concorso. Cosa racconta questo del cinema mondiale?
“Penso che si un periodo di cambiamento, che il comitato di selezione si prenda il suo tempo e cerchi di avere una vasta gamma di ciò che è il cinema mondiale oggi. Ma sono fiduciosa che cresca sempre di più il numero delle registe”.
Il Moi aussi è l’onda che quest’anno travolge il festival. Lei è sempre stata militante: quanto è importante che a questa campagna si dia spazio sui media?
“Il MeToo ha creato così tanti cambiamenti positivi nell'industria cinematografica. Cose, anche sostanziali, sono cambiate in meglio. Pensiamo solo all’introduzione dell’intimacy coordinator. Bisogna andare avanti: l’ascolto delle voci, delle storie, il lavoro di tutti per rendere l’industria del cinema e i film luoghi sicuri che incoraggiano l'espressione artistica”.
Cate Blanchett, presidente a Cannes nel 2018, ha lavorato attivamente nel collettivo 50/50 per sostenere le registe nell’industria.
“Beh, in realtà sto lavorando con lei, su questo, e anche con Lily Gladstone. Siamo entusiaste”.
Consigli per registi indipendenti che vogliono collaborare con i principali studios?
“Innanzitutto, io sento di essere una regista indipendente. E sono riuscita a lavorare con gli studios facendo il film che avevo in mente, non ho mai avuto la sensazione di fare compromessi. Ogni Paese ha la sua storia, ma in America tanti registi che hanno lavorato all'interno del sistema degli studios e nei generi ed erano chiaramente autori: John Ford, Preston Sturges, Howard Hawks o Hitchcock, Ernst Lubitsch. Così ho sempre avuto la sensazione che fosse possibile. A un regista darei lo stesso consiglio che darei a un attore: ho fatto tante audizioni, ricordo quanto ero spaventata, quanto mi sentivo giudicata. E poi, quando sei dall'altra parte del tavolo, vorresti solo che entrasse un attore a cui affidare il ruolo. Lo stesso vale per gli studios. Tu pensi: oh io sono indipendente, diversa da quel che loro vogliono. E loro invece vogliono un regista che arrivi e dica: ‘Ho la tua storia, lo faremo in questo modo’. Non vedono l'ora. Vogliono quell'originalità e vogliono quella scintilla. E poi ci si prepara a litigare con loro per i due anni successivi”.
Dopo un successo come ‘Barbie’ ci si sente più forti o impauriti dalla difficoltà di bissarlo?
“Io mi sento eccitata. Tutto ciò che ho sempre voluto è fare film. Sono difficili da realizzare, costosi, coinvolgono tante persone. E dentro di te pensi: quanto tempo avrò prima che mi pensionino? Vorrei fare film fino agli ottant’anni. Guardo Francis Ford Coppola e George Miller e Martin Scorsese e penso che siano tutti migliorati. Quindi devo restare in forma perché voglio fare film a 80 anni. Dopo il successo di Barbie ho pensato: beh, ho questo mi dà qualche possibilità in più”.
Il delegato del Festival di Cannes, Frémaux, ha sottolineato quanto lei sia cinefila.
“Lo sono, eccome. Al New York Film Festival ogni anno recupero tutti i film di Cannes e Venezia. E altri nuovi. E poi ho iniziato a fare una cosa, mentre giravo Barbie, e con mio marito Noah Baumbach abbiamo continuato: ogni domenica mattina, ovunque ci troviamo, organizziamo una proiezione in una sala e invitiamo cast e troupe e chi vuole venire. Perlopiù vecchi film, ma anche nuovi. Cose che non abbiamo mai visto sul grande schermo. La chiamiamo Movie Church, messa cinematografica, perché è alle dieci di mattina di domenica. Orario perfetto, ne puoi discutere a pranzo. Abbiamo visto Nashville, Eva contro Eva, Il posto delle fragole con Max von Sydow meraviglioso nella piccola parrte di un benzinaio, e Shampoo, la scena di Julie Christie alla festa è fantastica ancora oggi. Questi film mi danno idee, mi fanno superare blocchi, mi accompagnano ogni giorno”.
E il cinema italiano?
“Per me è Fellini, per via di Giulietta Masina. Mi sono sempre sentita legata a lei, perché amo recitare. Non lo faccio così tanto ora, ma avevo questa idea che gli attori cinematografici hanno facce molto ferme. E lei ha un viso così grande, meraviglioso, ed è così bella, così espressiva... La prima volta che l'ho vista sullo schermo, ho pensato: oh, sono io, questo è quello che vorrei fare. È quel tipo di esuberanza. E penso anche al cinema di Fellini, quella folle cacofonia dei suoi film. Sì quando penso al cinema italiano mi viene in mente il viso di Giulietta”.
Com’è andato il primo incontro con i giurati, tra cui Pierfrancesco Favino, Lily Gladstone, Omar Sy ed Eva Green?
“È stata una serata molto bella. È venuto fuori che ognuno dei membri della giuria, tutti noi, abbiamo e amiamo i cani. Ci siamo mostrati tutti i video dei cani gli uni con gli altri. E abbiamo ribattezzato la nostra come la giuria del Festival Canino di Cannes. Poi abbiamo iniziato a chiederci se potessimo portarli, i nostri cani. Ci siamo subito sentiti di far parte di un gruppo. Sarà una bella avventura”.