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‘Niente da perdere’, la battaglia di una mamma imperfetta

La recensione del film di Delphine Deloget, un dramma sociale che ricorda Ken Loach o i Dardenne
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Brest. Sylvie, madre single di un adolescente e di un ragazzino sui dieci anni, lavora in un bar notturno. Una sera il più piccolo dei suoi figli si brucia mentre cerca di friggere le sue predilette patatine. L’incidente non è grave, ma l’ospedale lo deve segnalare ai servizi sociali. Da quel momento s’innesca una spirale kafkiana: l’assistenza per l’infanzia vorrebbe affidare il bambino a una famiglia più “sicura”; mentre Sylvie, madre imperfetta ma che ama i suoi ragazzi e se ne prende cura, non immagina la battaglia che dovrà combattere contro la rigidità dell’amministrazione, che tende a sospettare nell’episodio un caso di maltrattamento famigliare.

Volendo dimostrare come un sistema di protezione dei minori a priori virtuoso possa cadere in equivoco ed eccedere per scrupolo di sicurezza, ricorrendo a regole talvolta incomprensibili, la regista Delphine Deloget, prolifica autrice di documentari, ha diretto un dramma sociale che evita sia il manicheismo sia ogni genere di miserabil…

Brest. Sylvie, madre single di un adolescente e di un ragazzino sui dieci anni, lavora in un bar notturno. Una sera il più piccolo dei suoi figli si brucia mentre cerca di friggere le sue predilette patatine. L’incidente non è grave, ma l’ospedale lo deve segnalare ai servizi sociali. Da quel momento s’innesca una spirale kafkiana: l’assistenza per l’infanzia vorrebbe affidare il bambino a una famiglia più “sicura”; mentre Sylvie, madre imperfetta ma che ama i suoi ragazzi e se ne prende cura, non immagina la battaglia che dovrà combattere contro la rigidità dell’amministrazione, che tende a sospettare nell’episodio un caso di maltrattamento famigliare.

Volendo dimostrare come un sistema di protezione dei minori a priori virtuoso possa cadere in equivoco ed eccedere per scrupolo di sicurezza, ricorrendo a regole talvolta incomprensibili, la regista Delphine Deloget, prolifica autrice di documentari, ha diretto un dramma sociale che evita sia il manicheismo sia ogni genere di miserabilismo. Per il suo debutto nel lungometraggio di fiction ha preferito condurre un accurato lavoro preparatorio, mediante la raccolta di testimonianze di famiglie che hanno affrontato situazioni simili a quelle del film, avvocati, giudici, assistenti sociali e atti giudiziari.

Se il soggetto può ricordare il Ken Loach di Ladybird Ladybird (1994), dove le istituzioni facevano la parte del “cattivo”, Niente da perdere non oppone schieramenti di vittime e carnefici. Lo stesso dicasi per diversi film dei fratelli Dardenne, laddove tendono alle convenzioni della tragedia sociale. Basti pensare, qui, al personaggio della funzionaria interpretato dall’attrice India Hair: che all’inizio risulta insopportabile tanto è sicura delle proprie opinioni; poi, gradualmente, si rivela un essere umano capace di dubbi e di compassione che non ci saremmo aspettati.

Niente da perdere

Regia di Delphine Deloget

Voto: tre stelle su cinque

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