Gary Oldman: “Che gioia lavorare in ‘Parthenope’ con Sorrentino. Per Paolo avrei interpretato anche Babbo Natale”
dalla nostra inviata Arianna FinosCANNES – Gary Oldman, attore inglese da culto, Churchill da Oscar, in Parthenope incarna lo scrittore americano John Cheever. «Ammiro Paolo Sorrentino da sempre, ha una capacità unica di racconto e sa trasformarlo in immagini. I suoi film sorprendono, con virate verso la bellezza o il grottesco. Sono pieni di spirito, umanità e umorismo».
Aveva detto di voler lavorare con lui, eccoci qui.
«Arrivati a Capri, sul set, mi davo i pizzicotti, non credevo di essere lì, nel primo giorno in stile Sorrentino. Mi sembrava di essere immerso in un suo film. Lavora in modo calmo e silenzioso, la sua troupe sembra anticipare quel che lui vuole. In molti lavorano con lui da anni ed è come vederlo dirigere un brano musicale. Ha un ritmo lento: è poetico».
Il suo personaggio?
«Se me lo avesse chiesto, avrei anche interpretato Babbo Natale, per lui. Mi ha detto: “È un personaggio piccolo, ma toccante. È molto triste, malinconico, ubriaco”. Per quel che riguarda Cheever, oggi io vivo un momento fel…
CANNES – Gary Oldman, attore inglese da culto, Churchill da Oscar, in Parthenope incarna lo scrittore americano John Cheever. «Ammiro Paolo Sorrentino da sempre, ha una capacità unica di racconto e sa trasformarlo in immagini. I suoi film sorprendono, con virate verso la bellezza o il grottesco. Sono pieni di spirito, umanità e umorismo».
Aveva detto di voler lavorare con lui, eccoci qui.
«Arrivati a Capri, sul set, mi davo i pizzicotti, non credevo di essere lì, nel primo giorno in stile Sorrentino. Mi sembrava di essere immerso in un suo film. Lavora in modo calmo e silenzioso, la sua troupe sembra anticipare quel che lui vuole. In molti lavorano con lui da anni ed è come vederlo dirigere un brano musicale. Ha un ritmo lento: è poetico».
Il suo personaggio?
«Se me lo avesse chiesto, avrei anche interpretato Babbo Natale, per lui. Mi ha detto: “È un personaggio piccolo, ma toccante. È molto triste, malinconico, ubriaco”. Per quel che riguarda Cheever, oggi io vivo un momento felice, ma ne ho vissuti altri che mi rendono facile comprendere la malinconia, la solitudine, l’autodistruzione e l’abuso di alcol che attraversavano la sua esistenza. Avremmo potuto fare a gara di bevute con lui, e quel personaggio sulla carta l’ho riconosciuto d’istinto. Io non interpreto Cheever, ma la versione che ne dà Paolo».
È un film sul passaggio del tempo.
«Sì. Per lui Parthenope è un incontro con il destino. Ne vede la purezza, l’innocenza ancora intatta, la ricerca di libertà. Qualcosa da cui è attratto ma alla quale non può tornare. Perchè lui è in una crisi totale, forse un blocco dello scrittore o una sorta di canyon alcolico. Ma è un personaggio affascinante, malgrado i suoi difetti, come spesso succede nei film di Paolo».
La scena più forte?
«Mi commuove quando lei lo incontra sul sentiero e gli dice “Posso camminare con te?”. E lui: “Non voglio rubare un briciolo del tuo tempo”. Poi lui va per la sua strada, che procede verso la fine, mentre lei va nella direzione opposta, avviandosi, metaforicamente, verso l’inizio della vita».