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‘Kinds of kindness’, tra manipolazioni e sette religiose il nuovo Lanthimos non stupisce più / La recensione

Tre episodi e il ritorno di Emma Stone per il regista di ‘Povere creature!’
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Tre episodi fra loro slegati, ma sempre con gli stessi attori in ruoli diversi: Emma Stone, Willem Dafoe, Jesse Plemons, Margaret Qualley, Hong Chau, Joe Alwyn. Il migliore è il primo, un piccolo studio sulla manipolazione in cui un mellifluo imprenditore (Dafoe) controlla e condiziona la vita di un sottoposto (Plemons). Negli altri si va sul trucido: nel secondo, per dire, una “doppia” Emma Stone si taglia un dito e poi si asporta il fegato per soddisfare gli strani gusti gastronomici di un marito che forse non è tale; nel terzo si parla di sette religiose e, nuovamente, di plagi psicologici all’insegna del “famolo strano”.

Lanthimos ha scritto le tre storie con Efthymis Filippou, suo collaboratore fin dai primissimi film girati in Grecia. Scordatevi la visionarietà spiritosa di Povere creature!, qui siamo in zona Lobster e Sacrificio del servo sacro, con in più il tentativo di uno sguardo sinistro sulla società americana alla quale però i due autori, pur sempre di passaporto greco, …

Tre episodi fra loro slegati, ma sempre con gli stessi attori in ruoli diversi: Emma Stone, Willem Dafoe, Jesse Plemons, Margaret Qualley, Hong Chau, Joe Alwyn. Il migliore è il primo, un piccolo studio sulla manipolazione in cui un mellifluo imprenditore (Dafoe) controlla e condiziona la vita di un sottoposto (Plemons). Negli altri si va sul trucido: nel secondo, per dire, una “doppia” Emma Stone si taglia un dito e poi si asporta il fegato per soddisfare gli strani gusti gastronomici di un marito che forse non è tale; nel terzo si parla di sette religiose e, nuovamente, di plagi psicologici all’insegna del “famolo strano”.

Lanthimos ha scritto le tre storie con Efthymis Filippou, suo collaboratore fin dai primissimi film girati in Grecia. Scordatevi la visionarietà spiritosa di Povere creature!, qui siamo in zona Lobster e Sacrificio del servo sacro, con in più il tentativo di uno sguardo sinistro sulla società americana alla quale però i due autori, pur sempre di passaporto greco, appaiono del tutto estranei.

Lanthimos è un cineasta che vorrebbe stupire e inquietare ad ogni inquadratura, ma quando tutto, in un film, sembra già visto e stravisto stupore e inquietudine evaporano nel nulla.

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