✕

John David Washington: “Cerco di dare il meglio di me, ma non sarò mai bravo come mio padre Denzel”

John David Washington 
Il protagonista di “Tenet” al Filming Italy Sardegna racconta la sua vita da figlio di un attore famoso: “Ho giocato a football per staccarmi da lui”
2 minuti di lettura

Santa Margherita di Pula (Cagliari) — Maglietta bianca, barbona e treccine, John David Washington non ha la bellezza sfacciata di papà Denzel, ma un fascino dimesso e avvolgente, una qualità spirituale che infonde nei suoi personaggi: «Ognuno di loro è un’occasione straordinaria per tirare fuori cose di cui non mi rendo conto, per affrontare i demoni. Ogni giorno mi avvicino al mio lavoro con gratitudine e umiltà, niente è scontato».

Il divo di Malcolm & Marie, Tenet, The creator, è tra gli ospiti più attesi al Filming Italy Sardegna, diretto da Tiziana Rocca, ed emoziona gli studenti nell’incontro dedicato. L’attore, 39enne, ha capito che voleva recitare fin da piccolissimo, «dopo aver visto mio padre interpretare Shakespeare nel parco. E già sul set di Glory, avevo cinque anni, dissi ai miei che volevo appartenere al quel mondo. Mia madre suona il piano, papà recita, nonno raccontava straordinarie storie a noi nipoti. Ho sempre pensato che dalla narrazione poteva venire la mia f…

Santa Margherita di Pula (Cagliari) — Maglietta bianca, barbona e treccine, John David Washington non ha la bellezza sfacciata di papà Denzel, ma un fascino dimesso e avvolgente, una qualità spirituale che infonde nei suoi personaggi: «Ognuno di loro è un’occasione straordinaria per tirare fuori cose di cui non mi rendo conto, per affrontare i demoni. Ogni giorno mi avvicino al mio lavoro con gratitudine e umiltà, niente è scontato».

Il divo di Malcolm & Marie, Tenet, The creator, è tra gli ospiti più attesi al Filming Italy Sardegna, diretto da Tiziana Rocca, ed emoziona gli studenti nell’incontro dedicato. L’attore, 39enne, ha capito che voleva recitare fin da piccolissimo, «dopo aver visto mio padre interpretare Shakespeare nel parco. E già sul set di Glory, avevo cinque anni, dissi ai miei che volevo appartenere al quel mondo. Mia madre suona il piano, papà recita, nonno raccontava straordinarie storie a noi nipoti. Ho sempre pensato che dalla narrazione poteva venire la mia felicità». Questa felicità se l’è negata a lungo, schiacciato dall’ombra lunga del padre, divo mondiale.

«Ho giocato a football — spiega — sono arrivato alla Nfl, ero spesso in panchina, ma è stato interessante: perché qualunque cosa che succedesse sul campo, commozioni celebrali, infortunio al ginocchio, spalla rotta, non capitavano a me, ma al figlio di Denzel. Avevo scelto il football per separarmi da lui, e chiaramente non funzionava, anche se stavo avendo un certo successo. Così, quando con lo sport ho chiuso, ho capito che non potevo nascondermi e dovevo provarci. Sono andato a fare un provino finché non mi hanno preso». Sorride: «Non ci sarà mai paragone con papà, è uno dei più grandi di tutti i tempi. Non sarò mai lui. Posso semplicemente essere il meglio che riesco».

Robert Pattinson, John David Washington, "Tenet" (2020) Warner Bros. Photo 

A “zio” Spike Lee deve il primo set con Malcolm X e il successo di BlaKkKlansman. «Spike mi ha dato il primo lavoro, avevo nove anni. Sono il primo ragazzino che si alza e urla: “Sono Malcolm X”. Ma l’emozione più grande che ho vissuto con lui è stato affiancarlo a Cannes alla conferenza di BlaKkKlansman, sentir parlare questo regista afroamericano nel suo modo forte, unico e sincero, e capire come la sua arte sia compresa e ammirata nel mondo».

'Tenet', azione e spionaggio nel nuovo film di Christopher Nolan - trailer

Il poliziotto del film che si infiltra nel Ku Klux Klan era ispirato alla realtà, Ron Stallworth «volevo onorarlo, rispettare la verità della storia: negli Stati Uniti il razzismo è costruito in molti modi, viene trasmesso come una eredità. E tu magari non odieresti nessuno, finché ti insegnano a odiare». Proprio in quel film Christopher Nolan l’ha visto, e l’ha voluto in Tenet. «Con Nolan ho realizzato un sogno impossibile, i suoi set sono giganteschi e intimi. E ha avuto tanta pazienza di spiegarmi mille volte le cose perché spesso mi perdevo negli intrecci della trama».

'BlacKkKlansman', un infiltrato nel Ku Klux Klan - trailer

Nella sua filmografia anche Beckett, regia di Ferdinando Cito Filomarino e Luca Guadagnino produttore: «Sono stati adorabili, mi hanno fatto sentire subito come un lontano cugino». In quel film era un uomo qualunque costretto a sopravvivere «sono piuttosto ordinario in realtà, ho preso un po’ di chili mangiando dolci, girato senza stuntman, credibile nella goffaggine. Ho ripensato al dolore e al disagio di quando facevo football e ho giocato con una costola rotta, a campioni come Kobe Bryant e Michael Jordan, agli atleti nella Nfl, scesi in campo con i muscoli strappati perché credevano nella squadra e nella vittoria. Per quel personaggio la vittoria era la sopravvivenza».

'Malcolm & Marie', Zendaya in un film da lockdown

La sua calma olimpica deriva dal fatto che «prego e medito molto, da sempre. Ho avuto grandi esempi in famiglia, uno zio che non è più con noi che ogni volta che mi parlava sapeva emozionarmi. E nonni che mi hanno insegnato ad amare ed esprimere me stesso. Io so cosa sono la famiglia e l’amore». E proprio di famiglia parla il suo nuovo film, uscirà a fine anno, The piano lessons, di August Wilson, drammaturgo, scrittore e sceneggiatore «sono eccitato, è una storia afroamericna, ma le dinamiche che racconta, familiari e con gli amici, sono più universali che mai».

'Amsterdam', un noir anni Trenta per un trio di star: Margot Robbie, Christian Bale e John David Washington,

Leggi i commenti