Spettacoli

‘Inside out 2’, la vita è fatta di Ansia e di Gioia: il film che invita i giovani a cavalcare le emozioni

Record di incassi anche in Italia per il sequel del cartoon del 2015. Che mette al centro il sentimento più contemporaneo: l’apprensione per le guerre, per il clima, e i segni indelebili che il lockdown ha lasciato nei più giovani

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Sì, Inside out 2 è il gioiello che tutti si aspettavano e gli incassi lo certificano. Era il titolo più atteso dell’anno, ma il trionfo ha superato ogni aspettativa. Oltre 724 milioni di dollari nel mondo, diciassette milioni di euro nei primi cinque giorni da noi.

Il sequel del film Oscar del 2017 ha aperto una clamorosa breccia nel cuore del pubblico e nei critici mettendo al centro del racconto il sentimento più contemporaneo, l’Ansia. Quella globale delle guerre e per il clima, quella che s’affaccia nell’adolescenza e attanaglia i ragazzini, specie in tempo di esami, quella che ha lasciato segni indelebili negli studenti chiusi in casa durante la Pandemia. Ma il sentimento dominante, una manciata di giorno dopo l’uscita, è quello della Gioia che, come nel film, torna protagonista: l’allegria del passaparola che corre rapidissimo tra i ragazzi, quella degli esercenti che finalmente escono dalla risacca, mentre la Pixar scavalla l’ora più buia e tampona l’inarrestabile calo di spettatori e blasoni critici degli ultimi cinque anni che avevano fatto vacillare l’immagine di fabbrica di successi.

La pedagogia dolce, il batticuore psichedelico, la risata abbracciata alla malinconia sono un segno distintivo e fondante della Pixar. Il primo Inside Out aveva dato immagine e colore alle emozioni, insegnando al pubblico, piccolo e grande, che la gioia ha bisogno della tristezza e degli altri stati d’animo, anche quelli meno nobili, che vanno espressi, non soffocati.

Come del resto Up aveva affrontato il lutto, Coco la demenza, Alla ricerca di Nemo l’appresione dei genitori, Soul la crisi esistenziale e musicale. Facendo ridere, commuovere, pensare: l’inizio di Up, un minuto per ripercorrere l’amore di una vita, o il finale struggente di Coco sulle note di Ricordami. Stavolta Inside out 2 ci insegna non solo che l’Ansia vuole proteggerci ma rischia di paralizzarci o - peggio - allontanarci dalla consapevolezza di chi siamo. Ma anche i pericoli di voler “rimuovere” gli istinti egoisti, le pulsioni violente, la rabbia che ci abitano.

Inside Out 2 accompagna uno spettacolo visivo straordinario e vivido, tecnologicamente sorprendente, centinaia di dettagli pensati per essere scoperti nelle visioni successive. E c’è una solidità scientifica e pedagogica su cui poggiano lo spettacolo e la poesia. E il coraggio di affrontare argomenti dolorosi, spinosi, con una decisa franchezza. È uno di quei film che aiuta i ragazzini a prendere coscienza delle emozioni, a capire che non siamo i soli nel provarle, crea l’occasione di discussione con gli altri, con i genitori. Per la psicologa e psicoterapeuta Stefania Andreoli, consulente del film per l’adattamento italiano, il segreto del successo «è che riesce bene a rappresentare un linguaggio universale, quello delle emozioni. Possiamo non essere spigliati nel parlarne la lingua, tenercene lontani, fare confusione, ma chiunque di noi riconosce che il film parla di qualcosa che lo riguarda». «In questi giorni - spiega - leggo moltissimi commenti social che invocano il capolavoro: perché presta un modo per parlare di emozioni in famiglia a uso dei più giovani, affinché i grandi non si sentono esclusi, bensì commossi. Ovvero attivati, messi in movimento, risvegliati. Di questi tempi, tutti parlano. Ma, se non supportato dalle emozioni, nessuno può dire nulla di significativo».

Quanto al valore terapeutico, «l’intento di entrambi i film è produrre dei lavori solidi e credibili sul piano scientifico - ancora Andreoli - e allo stesso tempo restare arte e intrattenimento, senza sostituirsi alla stanza delle parole. Il contributo, ottimo, consiste nel descrivere la normalità di certi comportamenti in età evolutiva: mi auguro che i genitori contemporanei, tanto apprensivi, possano riflettere sul fatto che dalle fatiche non ci si può sottrarre e che soffrire, in misura sopportabile, è un agente educativo».

Gli spettatori di Inside Out 2 non sono lo solo ragazzi. Oltreoceano la fascia d’età più alta nel primo weekend è stata quella degli under 12 (23 per cento). Ma il 19 per cento del pubblico ha un’età tra i 25 e i 34 anni e il 18 per cento tra i 18 e i 24 anni. Ci sono genitori di ragazzini, ma anche adulti senza figli.

Ci sono anche ragioni strategiche che accompagnano il successo di Inside Out 2. La Pixar manterrà il film nelle sale per cento giorni, cosa che contribuirà ad aumentare i suoi numeri e a combattere l’idea che le famiglie si ritrovino in streaming un kolossal a due settimane dall’uscita. L’era Covid ha abituato alla visione casalinga, ma c’è ancora voglia di tornare in sala. Solo che l’offerta latita. E come Barbie lo scorso anno ha soddisfatto un pubblico poco considerato, quello femminile, così Inside Out 2 ha riportato in sala quello delle famiglie. La concorrenza arriverà solo con Cattivissimo me 4 (il 3 luglio in Usa, il 10 da noi), e solo a novembre arriveranno Moana 2 e Paddington 3. La strada dei sequel, più che i rifacimenti in versione live, sembra ora quella dell’animazione: sono rischi controllati, puntano su una base di fan incorporata, la Pixar in particolare ha dimostrato in passato la sua longevità. Perché l’animazione costa: nel caso di Inside Out 2, duecento milioni e cinque anni di lavoro. «Se il film andrà male - aveva detto Docter - dovremo ripensare in modo radicale al nostro modello». Ecco perché oggi la Pixar ringrazia Ansia, ma fa salti di Gioia.

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