‘Forrest Gump’ compie 30 anni: Tom Hanks e quella favola sulla leggerezza che rilegge la storia americana
di Corinna Spirito“Mamma diceva sempre: ‘La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita’”. Era il 6 luglio del 1994 quando il pubblico ascoltava per la prima volta questa frase, destinata a trasformarsi in una delle più celebri nella storia del cinema. Così come il personaggio che la pronuncia, Forrest Gump, la cui vita piena di avventure e successi inattesi è entrata nell’immaginario collettivo e ha assottigliato la linea di confine tra finzione e realtà: le battute più note (‘La vita è una scatola di cioccolatini’, ‘Stupido è chi lo stupido fa’) sono diventati modi di dire, la catena di ristoranti Bubba Gump ha aperto davvero in tutto il mondo e la corsa in giro per gli Stati Uniti è stata imitata molte volte.
'Forrest Gump' compie 30 anni: il trailer del film vincitore di sei premi Oscar
Scritto da Eric Roth, sulla base dell'omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, il film racconta la vita straordinaria di un uomo ordinario dell’Alabama, che si intreccia indissolubilmente alla storia americana. Dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, potrebbe limitarsi a un’esistenza modesta ma grazie a una serie di eventi fortuiti e agli insegnamenti di sua madre (Sally Field), che lo spinge fin da bambino ad abbracciare le sue peculiarità e a non vederle mai come limiti, Forrest Gump (Tom Hanks) diventa testimone e artefice inconsapevole di importanti avvenimenti della storia della sua nazione. Insegna a Elvis Presley i suoi passi più noti, fa scoprire lo scandalo Watergate costringendo il presidente Nixon alle dimissioni, combatte in Vietnam e diventa azionista della nascente Apple.
'Forrest Gump', la creazione degli effetti visivi nel '93
Tra gli aspetti rivoluzionari del film c’è l’utilizzo magistrale degli effetti speciali, che ebbero un notevole peso sulla riuscita e il successo del lungometraggio. Non è un caso che proprio la piuma con cui si apre e si chiude il film, diventata uno dei simboli di Forrest Gump, sia stata realizzata in digitale. Il regista Robert Zemeckis ha sempre avuto un grande interesse per le nuove tecnologie da applicare al cinema (basta guardare i quattro cult che aveva diretto negli anni ‘80, la trilogia di Ritorno al futuro e il rivoluzionario Chi ha incastrato Roger Rabbit?) e dimostrò quanto la nascente CGI potesse essere di impatto in un lungometraggio di qualsiasi genere, non soltanto di fantascienza o di azione. Grazie a un utilizzo innovativo della computer grafica Tom Hanks venne inserito in filmati d’epoca e condivise lo schermo con personaggi storici come John Lennon e John Fitzgerald Kennedy. Con la CGI vennero anche rimossi gli arti inferiori di Gary Sinise (al suo personaggio, il tenente Dan Taylor, vengono amputati): le gambe dell’attore erano avvolte in uno speciale tessuto blu, poi cancellato frame by frame in post produzione; una tecnica diventata consueta da lì in poi, ma che il team della Industrial Light & Magic stava usando all’epoca per le prime volte. Gli enormi passi avanti nel campo degli effetti visivi furono premiati con l’Oscar e divennero la base per le innovazioni che Zemeckis compirà più avanti nella sua carriera, come la realizzazione dei primi lungometraggi interamente girati in performance capture, Polar Express (2004), La leggenda di Beowulf (2007) e A Christmas Carol (2009).
Quella per gli effetti speciali però non è certo l’unica statuetta vinta da Forrest Gump nella notte del 27 marzo 1995. Venne incoronato come Miglior Film dell’anno e in tutto vinse sei premi Oscar, a fronte di tredici candidature. Ricevendo la sua statuetta Tom Hanks eguagliò il record di Spencer Tracy diventando uno dei due soli attori nella storia ad aver vinto due Oscar consecutivi come Miglior attore protagonista. Solo l’anno precedente aveva portato a casa il premio per Philadelphia, ora il ruolo di Forrest Gump lo consacrava inequivocabilmente nell’Olimpo delle star più splendenti del cinema. Tom Hanks fece un grandissimo lavoro su Forrest Gump, inventando per lui un preciso timbro di voce, un accento, un modo di camminare e di correre: tutti aspetti che rendono Forrest, a distanza di trent’anni, uno dei ruoli più noti di un attore prolifico come Tom Hanks ma anche uno dei personaggi più iconici e riconoscibili del cinema.
Il pubblico amò il film dal primo momento. Prodotto con un budget di 55 milioni di dollari, ne incassò oltre 678 milioni, diventando il maggior successo del 1994 negli Stati Uniti e il secondo al mondo, subito dopo Il re leone.
Allora come oggi la favola di Zemeckis entrava facilmente nei cuori degli spettatori. Seduto su una panchina (che si trova a Savannah, in Georgia, ed è diventata meta turistica per i cinefili), Forrest Gump mostra agli sconosciuti che gli siedono accanto e al pubblico dall’altra parte dello schermo un modo di vivere semplice, ma non per questo superficiale. Forrest Gump non si interroga sulle proprie azioni, prende decisioni impulsive dettate dal cuore: è così che sceglie di correre per ben tre anni, solo perché ne ha voglia, senza voler comunicare alcun messaggio (nonostante media e semplici curiosi non smettano di chiedersi cosa ci sia dietro quell’azione tanto peculiare); è per questo che salva più compagni possibili in Vietnam, mettendo a rischio la sua vita; è per questo che gioca a ping pong, acquista un peschereccio per gamberi, ama Jenny (Robin Wright) per tutta la vita. Forrest è un amico fedele e sincero, il cui cuore gentile e generoso non viene mai cambiato dagli orrori del mondo circostante. Nonostante il tenente Dan lo insulti, anziché ringraziarlo, per avergli salvato la vita (che ora deve vivere su una sedia a rotelle), Forrest gli resta accanto. Nonostante Jenny lo allontani spesso nel corso delle loro vite, Forrest le ricorda che “non sono un uomo intelligente, ma so l’amore cos’è”: lei fu sua alleata negli anni dell’infanzia, quando nessun altro voleva stargli vicino, e lui questo non lo dimentica neanche un giorno. Il viaggio ironico, drammatico e dolce di Forrest Gump è un inno alla leggerezza, una riflessione sull’importanza delle cose semplici: saper apprezzare il vento sulla pelle quando si corre, la carezza di una persona che ci vuole bene, la poesia di una piuma che vola.
A trent’anni di distanza, il trio Zemeckis-Hanks-Wright si riunisce. Nonostante Tom Hanks abbia lavorato varie volte nel corso della sua carriera sia con il regista di Forrest Gump (in Cast away, Polar Express e Pinocchio) e con il collega Gary Sinise (nei film candidati all’Oscar Apollo 13 e Il miglio verde), mai prima aveva nuovamente incrociato la sua Jenny. In Here, basato sull'omonima striscia di fumetti del 2014 di Richard McGuire e atteso nelle sale a novembre 2024, Robert Zemeckis ha voluto riunire Tom Hanks e Robin Wright dopo trent’anni per interpretare una coppia che viene seguita attraverso i decenni (per l’occasione i due verranno ringiovaniti con la tecnica del de-aging). “Ha presente quando la gente dice, ‘oh Dio, ho riso tanto che mi sono fatto la pipì addosso’? In Forrest Gump, Tom Hanks mi ha fatto ridere tanto che mi sono fatta la pipì nei pantaloni per davvero”, ha raccontato Robin Wright a Repubblica. “In trent’anni nessuno di noi era morto, abbiamo rimesso insieme la band. Con lo sceneggiatore di Forrest Gump. È un ritorno a casa”.