Giuseppe Tornatore: “Con Sciascia e Guttuso l’arte era un atto politico. Oggi la politica è schierarsi con chi parla in tv”
dalla nostra inviata Arianna FinosAl Taormina Film Festival Giuseppe Tornatore è acclamato, cercato, fermato più di Sharon Stone. Un compositore vorrebbe mandargli un demo, un documentarista cerca il suo contributo, tanti gli abbracci e tanti gli applausi alla proiezione di Il diario di Guttuso, realizzato dal regista nel lontano 1983, un programma curato da autore e da regista. Una lunga intervista in due puntate con i luoghi – dalla Borgata dell’Aspra, vicino a Bagheria, al laboratorio dei maestri Ducato alla Vucciria - i ricordi, i pensieri e l’arte di Guttuso. È l’occasione per parlare del passato e del domani per un regista che si considera “a cavallo tra il secolo scorso e il nuovo millennio, ho respirato il profumo del Novecento e anche di quest’oggi che ci appartiene tutti”.
Tornatore parla della Mostra di Venezia, dove sarà giurato, di nuovi progetti – è reduce dal set di un doc su Brunello Cucinelli – e considerazioni generali. Ad accompagnare immagini e testimonianze di Il diario di Guttuso - quella straord…
Al Taormina Film Festival Giuseppe Tornatore è acclamato, cercato, fermato più di Sharon Stone. Un compositore vorrebbe mandargli un demo, un documentarista cerca il suo contributo, tanti gli abbracci e tanti gli applausi alla proiezione di Il diario di Guttuso, realizzato dal regista nel lontano 1983, un programma curato da autore e da regista. Una lunga intervista in due puntate con i luoghi – dalla Borgata dell’Aspra, vicino a Bagheria, al laboratorio dei maestri Ducato alla Vucciria - i ricordi, i pensieri e l’arte di Guttuso. È l’occasione per parlare del passato e del domani per un regista che si considera “a cavallo tra il secolo scorso e il nuovo millennio, ho respirato il profumo del Novecento e anche di quest’oggi che ci appartiene tutti”.
Tornatore parla della Mostra di Venezia, dove sarà giurato, di nuovi progetti – è reduce dal set di un doc su Brunello Cucinelli – e considerazioni generali. Ad accompagnare immagini e testimonianze di Il diario di Guttuso - quella straordinaria del poeta Ignazio Buttitta - anche brani da opere dedicate a Guttuso da Carlo Levi e Leonardo Sciascia. Con lui sul palco Costanza Quatriglio, omaggiata dal festival con una retrospettiva lunga cinque film. Ed è indubbia la corrispondenza tra l’ultimo film della cineasta, Il cassetto segreto, e Il diario di Guttuso sia per il contributo di Levi e Sciascia che per la presenza della casa di Buttitta. "Non lo rivedevo da quaranta anni, mi ha fatto effetto, ho riconosciuto l’irruenza e gli errori della mia gioventù. Del resto mi soffermo sempre sui difetti più che sui pregi. – ha raccontato Tornatore del documentario - Mi ha fatto impressione tornare indietro a quel mondo, a quel clima in cui tutto era diverso e in cui c'era vero scambio di idee vissuto personalmente con lettere, scritti e appuntamenti. Oggi è tutto più veloce e facile, ma non è la stessa cosa, non è così profondo".
Esilarante l’aneddotica, come quando il regista chiede alla sede Rai di poter usare il cavalletto fisso, ce ne sono molti nuovi buttati in uno stanzino, e gli viene risposto che non c’è nessuno che per contratto debba portarli, così ne acchiappa uno e lo porta sul set finché un giorno si trova a dover andare in macchina con Guttuso, a cui ha detto che vuole fare il cineasta, e si imbarazza nel farsi vedere in versione facchino. Guttuso comprende e dice “sai, io sono il più bravo a dipingere una porta, i quadri non so, alcuni vengono bene, altri male. Quindi prendi il cavalletto e ficcalo in macchina”. Il doc racconta un mondo che non esiste più: "Dove era scontato che l'atto creativo di artisti come Guttuso, il poeta Buttitta e Leonardo Sciascia fosse in se stesso politico. Oggi la politica è qualcosa di molto più povero. Oggi fare politica è solo sapere con chi ti schieri la sera in tv e, forse, il giorno dopo decidere di farlo per qualcun altro".
Divertente anche l’aneddoto su come nacque l’amicizia con Guttuso. “Sono nato e cresciuto a Bagheria, dove Guttuso era una figura famosa, volto che dava forza identità e riscatto culturale alla cittadina, Quando arrivava tutti correvano a salutarlo e lui firmava autografi e faceva il disegnetto di una colomba senza mai staccare la penna, con un tratto solo. Lo vedo salutare una volta mio padre in modo fraterno, scopro che si conoscevano e così mi faccio presentare, avevo diciott’anni. Gli dico che faccio il fotografo ma vorrei fare il regista, e che ho girato un doc, Il carretto, su un carretto siciliano, il mio primo film, girato man mano, con i soldi messi da parte mi compravo la pellicola. Lui lo vuole vedere, mi presento a Palermo a casa sua, proiettore e bobine nella Fiat 500. Gli piace il film, mi chiede come può aiutarmi. Io ci penso e gli chiedo di scrivere una cosa sul film. Lui è stupito ma dice si. Il giorno dopo mi manda due pagine bellissime. Due giorni dopo mi chiamano da un giornale per poterlo pubblicare. Mi chiedono foto di scena, mi fanno una breve intervista, escono due pagine bellissime”. Qualche giorno dopo il direttore dei palinsesti regionali Rai chiama Tornatore “lo mandano in onda, in due puntate, tutto grazie all’incontro con Guttuso”.
Ampio il capitolo dedicato da Giuseppe Tornatore nell’incontro, alla prossima Mostra di Venezia, dove, dal 28 agosto affiancherà da giurato la presidente Isabelle Huppert: ”È una cosa che affronto con un grande senso di curiosità e divertimento. Da ragazzo per me era normale vedere due, tre film al giorno, ma la possibilità di poterli vedere ora a 68 anni mi fa sentire come un ragazzino che va in un Luna Park, qualcosa che non faccio da tanto tempo”. Il premio Oscar ha poi ricordato come sia già stato in giuria nel 1993 quando presidente era Peter Weir e "ci fu un pari merito tra Robert Altman e Krzysztof Kie?lowski. Non si riuscì proprio a metterci d’accordo, dovetti chiamare il direttore Gillo Pontecorvo e chiesi se potevamo far vincere entrambi. E fu molto apprezzato per questa mia mediazione”. Quell’anno Steven Spielberg presentava Jurassic Park e ricordo che si presentò alla serata in cui Pontecorvo introduceva il film con un borsone floscio ma pesante. D’un tratto apre la borsa e tira fuori un Leone d’oro e lo consegna a Pontecorvo che legge: era quello vinto per La battaglia di Algeri che il giovane cinefilo Spielberg aveva trovato e comprato da un rigattiere, avendo amato il film. Così glielo aveva riconsegnato. Ci sono due versioni sul perché Gillo lo avesse perduto, che fosse stato pignorato o venduto”.