Mostra del cinema: Sesso, scandali e pandemie. Ecco gli italiani in corsa a Venezia
di Arianna FinosAlberto Barbera, direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia
(reuters)Nel cartellone di una Mostra di Venezia che vuole accontentare tutto e tutti, oltre a divi, autori, e temi d’attualità, c’è «una magnifica dozzina» di film italiani, dice Alberto Barbera, riconfermato direttore della rassegna, con al fianco il neo presidente Pietrangelo Buttafuoco.
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Cinque, su ventuno, i nostri titoli nel concorso principale. Diversissimi tra loro. Campo di battaglia di Gianni Amelio, un racconto classico ambientato nell’ultimo anno della Prima guerra mondiale, la sconfitta di Caporetto e la grande pandemia, quella dell’influenza Spagnola che fece più morti del confl…
Nel cartellone di una Mostra di Venezia che vuole accontentare tutto e tutti, oltre a divi, autori, e temi d’attualità, c’è «una magnifica dozzina» di film italiani, dice Alberto Barbera, riconfermato direttore della rassegna, con al fianco il neo presidente Pietrangelo Buttafuoco.
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Cinque, su ventuno, i nostri titoli nel concorso principale. Diversissimi tra loro. Campo di battaglia di Gianni Amelio, un racconto classico ambientato nell’ultimo anno della Prima guerra mondiale, la sconfitta di Caporetto e la grande pandemia, quella dell’influenza Spagnola che fece più morti del conflitto. Alessandro Borghi e Gabriel Montesi sono due amici medici militari divisi in modo irriducibile dalla concezione del proprio dovere di soldati. Maura Delpero per la prima volta in concorso, porta Vermiglio, nome di un paese sulle Dolomiti, al confine austriaco, 1944.
Al fianco di pochi professionisti — tra cui Tommaso Ragno — bambini e adulti di quelle valli. Un film che guarda a L’albero degli zoccoli: un anno di vita nel paese, il passaggio delle stagioni, la guerra in lontananza. Queer di Luca Guadagnino guida la linea rossa del sesso ritrovato sul grande schermo alla Mostra e promette scandalo.
Adattamento dell’omonimo romanzo di William Seward Burroughs — scritto nel 1953 ma pubblicato nel 1985 — protagonista Daniel Craig, è stato girato a Cinecittà dove è stato ricostruito un quartiere messicano. Guadagnino — che torna a Venezia dopo il ritiro l’anno scorso di Challengers a causa dello sciopero hollywoodiano — promette scene piccanti. Alla Mostra di Pesaro ha detto «è un omaggio a Powell e Pressburger (registi britannici del Novecento, ndr). Ho visto Scarpette rosse almeno cinquanta volte e penso che di Queer potrebbero apprezzare le scene di sesso, che sono numerose e abbastanza scandalose».
Mentre, secondo Barbera Diva futura di Giulia Louise Steigerwalt «è un’opera pop, la conferma di ciò che si intravedeva in Settembre, film a cui la pandemia ha impedito il successo di pubblico a cui mirava, cercando un linguaggio che parli a tutti e non a una nicchia di cinefili». Tratto dal libro di Debora Attanasio Non dite alla mamma che faccio la segretaria, racconta la storia dell’agenzia di casting e produzione fondata nel 1983 da Riccardo Schicchi e Ilona Staller: nel cast Barbara Ronchi e Pietro Castellitto.
Il duo registico Fabio Piazza e Antonio Grassadonia con Iddu rilegge un nuovo capitolo della storia di mafia con la loro personalissima cifra stilistica. Nella Sicilia dei primi anni 2000 Catello (Toni Servillo), è un politico che ha perso tutto, dopo anni in prigione. I servizi segreti gli chiedono aiuto per catturare il figlioccio, il latitante Matteo Messina Denaro (Elio Germano). Per i registi Catello è un «uomo furbo dalle cento maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in menzogna e menzogna in verità». L’uomo dà vita a un unico e improbabile scambio epistolare con il latitante. Nel film liberamente ispirato a fatti realmente accaduti — avvertono i registi i personaggi che vi compaiono sono frutto della fantasia, perché «la realtà è un punto di partenza, non una destinazione».