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M. Night Shyamalan, con ‘Trap’ il live è un thriller: “La mia paura è la famiglia. Bruce Willis, il mio mentore, e mio padre, non mi riconoscono più: quando i nostri eroi cadono, siamo esposti”

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Il regista torna con un film in arrivo il 7 agosto, ambientato in uno stadio affollato di fan accorsi per un concerto: protagonisti Josh Hartnett e la stella nascente della musica Saleka Shyamalan
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M. Night Shyamalan ha spesso raccontato orrori, alieni e situazioni sovrannaturali in grande. Stavolta in Trap, in arrivo il 7 agosto con Warner, la “trappola” è un ambiente grande ma circoscritto: uno stadio durante un concerto, dove si trova un padre serial killer – Josh Hartnett – con i due figli. Il colpo di scena arriva in fretta (addirittura nel trailer, se è per questo) ma la tensione viaggia su altre strade.

“Mi piacciono le situazioni contenute dal punto di vista narrativo - racconta il regista, che accompagna a Roma il film - Quindi ogni volta che mi viene un'idea, la mia mente va a limitarla invece di creare qualcosa di più grande. Finisce il concerto e i protagonisti tornano a casa e si divertono come fanno le famiglie normali, il giorno dopo però lui torna a essere un criminale. Di solito riesce a separare le cose ma in quello stesso giorno deve esserle entrambe. La sfida è essere il padre e il killer ‘Macellaio’”.

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M. Night Shyamalan ha spesso raccontato orrori, alieni e situazioni sovrannaturali in grande. Stavolta in Trap, in arrivo il 7 agosto con Warner, la “trappola” è un ambiente grande ma circoscritto: uno stadio durante un concerto, dove si trova un padre serial killer – Josh Hartnett – con i due figli. Il colpo di scena arriva in fretta (addirittura nel trailer, se è per questo) ma la tensione viaggia su altre strade.

“Mi piacciono le situazioni contenute dal punto di vista narrativo - racconta il regista, che accompagna a Roma il film - Quindi ogni volta che mi viene un'idea, la mia mente va a limitarla invece di creare qualcosa di più grande. Finisce il concerto e i protagonisti tornano a casa e si divertono come fanno le famiglie normali, il giorno dopo però lui torna a essere un criminale. Di solito riesce a separare le cose ma in quello stesso giorno deve esserle entrambe. La sfida è essere il padre e il killer ‘Macellaio’”.

Il regista M. Night Shyamalan sul set 

La rockstar del concerto si chiama Lady Raven, la interpreta Saleka Shyamalan, sua figlia. L’idea del film è venuta insieme a lei, che è una musicista emergente.
“Parliamo spesso di musica e capisco da lei che ogni canzone è come un mini film in termini di struttura e ritmo, un brano dance che scatena la gente in pista è un film d’azione, la ballata è un dramma. E questo mi è piaciuto”.

Molto nel film pesa sulle spalle di Josh Harnett.
“Quando arriva la persona giusta lo capisci, sia James McAvoy o Haley Joel Osment o Bryce Dallas Howard. Può essere un ragazzo di dieci anni perché il personaggio è scritto per un ragazzino, una giovane donna di 21, come Bryce era all'epoca, o James McAvoy che credo avesse circa 30 anni o Josh 40, Capita di incontrare l'attore giusto al momento giusto della sua vita. Incontrare Josh in questo ora è stata una specie di rivelazione magica. Una star molto carismatica che vive fuori dagli Stati Uniti: ha un punto di vista diverso e un modo diverso di condurre la sua esistenza. È stato davvero unico e stimolante”.

Il pensiero corre a Bruce Willis, che ha lanciato la carriera di Shyamalan con film come Il sesto senso e Umbreakable - Il predestinato, oggi colpito da una malattia neurodegenerativa.

“Le nostre famiglie erano e sono molto unite. E’ un fratello maggiore, per me. Ovviamente, uno dei motivi principali per cui sono stato in grado di crearmi una carriera è stata la sua amicizia e il suo imprimatur nell'industria, mi ha protetto in modo che potessi fare i primi film. E siamo rimasti vicini, giorno dopo giorno, anche se sapete quanto sia complicato e triste quello che gli sta succedendo. Ed è qualcosa che tutti temiamo. Anche mio padre sta soffrendo in modo simile. E’ triste quando lo vedo e so che sta scivolando via, e non so se quando tornerò avrà capito che sono tornato, che sono stato a Roma, del viaggio, del film e di tutto il resto. Papà saprà solo che suo figlio sarà a casa. Tutto si riduce a questo. Penso che quando ai nostri eroi, come un padre o Bruce Willis, accadono queste cose accadono, ci sentiamo particolarmente vulnerabili. Ci chiediamo: queste persone non dovrebbero essere protette? E se non lo sono loro, ci sentiamo tutti molto, molto esposti”.

Le paure di Shyamalan, sullo schermo ma anche nella vita, sono quelle che riguardano la famiglia.
“Le metto spesso al centro dei miei film, vedo la minaccia che arriva e non posso combatterla. E così c’è l’angoscia costante per qualcosa che può accadere alle persone che amo. Uso qualsiasi mostro, entità, cattivi, alieni, fantasmi per parlare di queste paure e ci metto dentro famiglie sfasciate o in ricomposizione, in una storia familiare che si snoda”.

Tra i film di alta tensione che gli piace ricordare c’è Attrazione fatale.

“L’ho visto al liceo con tutta la scuola, avevano venduto tanti biglietti e ti sedevi anche sulle scale. Alla fine, tutti urlavano e la ragazza che mi piaceva si è chinata e ha detto ‘tu dovresti fare film del genere’. Ho pensato: è così che si conquistano le ragazze. La sfida personale e artistica del film è stata fare un vero concerto mentre stavamo girando. Non avevamo un budget gigante, io cercavo di organizzare un vero show, non farlo in CGI. Musica, ballerini, movimento sul palco, tutto accade per davvero. Un processo complicato ma il risultato è che sembra che i personaggi siano in un vero spettacolo: perché lo sono realmente”.

Co’è cambiata la paura oggi?

“Oggi il telefono in tasca ci ronza in continuazione e ti anticipa cose brutte. E se l'algoritmo percepisce che ne sei attratto, ti darà altre cose cattive. Quindi c'è un macchinario che lavora per tenerti spaventato e in tensione. Cosa devono fare le storie per alleviare tutto questo rispetto a prima? La paura va forse incanalata in modo diverso”.

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