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‘Alien: Romulus’, la saga infinita. Il mostro che ha conquistato anche il mondo di Mario Merola

Una scena di 'Alien: Romulus', in sala dal 14 agosto 

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Il 14 luglio in sala una nuova storia horror-thriller con protagonista l’alieno più spietato del cinema. Finora otto capitoli, ma il più stupefacente è made in Italy
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I trailer, uno breve e altri più lunghi, sono online da poche ore. Alien: Romulus esce il 14 agosto, anche in formato IMAX. Confessiamo di essere subito andati alla schermata finale, per controllare se il nostro eroe è sempre della partita. C’è! Alla voce “produttori”, assieme a Ridley Scott (regista del primo Alien nel lontano 1979) e Michael Pruss, c’è sempre Walter Hill. Sì, proprio lui, non è un omonimo: è il regista de I guerrieri della notte, di 48 ore, di Strade di fuoco, uno dei nostri preferiti nel cinema d’azione americano degli anni ’70 e ’80. Poiché diversi film diretti da Hill, compresi gli ottimi western Geronimo e Dead for a dollar, sono andati commercialmente maluccio, è bello sapere che il franchise di Alien gli assicura una pensione tranquilla (ha 82 anni). Nel primissimo film Hill aveva collaborato alla sceneggiatura e figurava come produttore esecutivo, e da allora ha sempre avuto il “credit” di produttore, così come figurano sempre Dan O’Bannon (morto nel 2009) e …

I trailer, uno breve e altri più lunghi, sono online da poche ore. Alien: Romulus esce il 14 agosto, anche in formato IMAX. Confessiamo di essere subito andati alla schermata finale, per controllare se il nostro eroe è sempre della partita. C’è! Alla voce “produttori”, assieme a Ridley Scott (regista del primo Alien nel lontano 1979) e Michael Pruss, c’è sempre Walter Hill. Sì, proprio lui, non è un omonimo: è il regista de I guerrieri della notte, di 48 ore, di Strade di fuoco, uno dei nostri preferiti nel cinema d’azione americano degli anni ’70 e ’80. Poiché diversi film diretti da Hill, compresi gli ottimi western Geronimo e Dead for a dollar, sono andati commercialmente maluccio, è bello sapere che il franchise di Alien gli assicura una pensione tranquilla (ha 82 anni). Nel primissimo film Hill aveva collaborato alla sceneggiatura e figurava come produttore esecutivo, e da allora ha sempre avuto il “credit” di produttore, così come figurano sempre Dan O’Bannon (morto nel 2009) e Ronald Shusett alla voce “personaggi creati da”.

Il "mostro" di 'Alien: Romulus' 

Alien: Romulus, quindi, è l’ottavo film di una serie che sinceramente ha cominciato a dare segni di crisi fin dal terzo titolo. Stavolta, in base a ciò che è possibile leggere in rete, la storia è nuova e non ha connessioni dirette con i sette capitoli precedenti. Pare di capire, dai trailer, che la componente femminile è sempre forte: del resto Alien è stato femminile e femminista fin dal primo film, nel quale l’eroina Ripley era interpretata da Sigourney Weaver (che nel nuovo capitolo, diciamolo subito, non c’è). Le informazioni sulla trama, in rete, sono piuttosto scarne. Il comunicato ufficiale della Walt Disney, che distribuisce, recita: “Rovistando nelle profondità di una stazione spaziale abbandonata, un gruppo di giovani colonizzatori dello spazio si trova faccia a faccia con la forma di vita più terrificante dell'universo”. Mai “rovistare” in un’astronave, tutti dovrebbero saperlo! Una delle cose che richiedono una sospensione dell’incredulità, vedendo questi film, è che i personaggi sembrano… non aver visto i film precedenti! Incontrando gli alieni, o “xenomorfi” come li chiamano adesso, non sanno mai con chi hanno a che fare. E gli spettatori in sala tentano inutilmente di avvertirli…

Andiamo a ripercorrere, molto rapidamente, gli otto capitoli. Più uno, apocrifo, il più stupefacente di tutti.

Alien 1 (1979): il gatto

Sigourney Weaver in 'Alien' 

La caratteristica principale del primo film diretto da Ridley Scott era di essere un horror travestito da fantascienza. L’astronave era una sorta di castello medioevale nel quale entra un “intruso” che, un po’ come in Dieci piccoli indiani, ammazza uno dopo l’altro tutti i naviganti. Come in ogni horror gotico che si rispetti, il vero protagonista è un gatto: il micio Jones, che in una memorabile inquadratura si sovrappone al mostro divenendo un suo “doppio”. Jones è l’unico a salvarsi assieme a Ripley, garantendo un seguito…

Alien 2 – Scontro finale (1986): i marines e la Regina

Ci misero sette anni e alla regia piazzarono un certo James Cameron, reduce dal primo Terminator ma non ancora reso miliardario da Titanic. Il secondo film è formidabile: una squadra di marines viene mandata a bonificare il pianeta del primo film, ma solo Ripley sa con che razza di avversario dovranno combattere. Quando i marines entrano nel complesso industriale e vengono attaccati da torme di alieni, uno di loro pronuncia una frase entrata nella leggenda: “Escono dalle fottute pareti!”. L’idea è che, se nel primo film c’era un solo mostro, qui ce ne sono mille. E alla fine incontriamo la loro mamma: l’aliena Regina, che depone le uova e che sfida Ripley in un duello epocale.

Alien 3 (1992): la strage

Una scena del film di David Fincher 

È il film in cui muoiono Ripley, la bambina Newt che lei aveva salvato nel secondo film, il marine Hicks… insomma, una mattanza. E sembra anche muoiano tutti gli alieni possibili. Il tutto si svolge all’interno di un pianeta/colonia penale che è forse la scenografia più tetra mai vista al cinema. La notizia apparente è che gli alieni corrono come leprotti. La notizia vera è che il film è una tale schifezza che persino David Fincher, il regista, lo ha rinnegato. In un'intervista al Guardian nel 2009 ha dichiarato: "Nessuno lo odiava più di me; ad oggi, nessuno lo odia più di me". Sembrò una pietra tombale. Invece...

Alien: la clonazione (1997): il ritorno di Ripley

La fantascienza permette di inventarsi sempre qualcosa per far tornare un personaggio che dovrebbe esser morto. Qui si immagina che nel 2379, due secoli dopo gli eventi del capitolo 3, Ripley venga clonata per ritrovare dentro di lei il Dna dell’alieno, onde ricreare una regina che partorisca alieni a scopo bellico. La saga diventa pacifista ed ecologista e per la prima volta la trama finisce sulla Terra (in un finale alternativo, poi montato in alcune versioni dvd, gli alieni finiscono a Parigi: ma non c’è da stupirsi, alla regia c’è il francese Jean-Pierre Jeunet).

Prometheus (2012): prima del primo film

Ridley Scott sul set di 'Prometheus' 

Torna Ridley Scott, e combina un gran casino (si potrà dire senza che Sir Ridley si arrabbi?). L’idea di ripartire dal quarto film per portare gli alieni sulla Terra era seducente, infatti ci lavorarono a lungo per un Alien 5 al quale parteciparono, in fasi diverse, sia James Cameron sia Neil Blomkamp. Non se ne fece nulla anche perché nel frattempo la 20th Century Fox diede il via allo spin-off Alien vs. Predator, un team-up di mostri che nel 2004 ebbe un ottimo successo (si definiscono “team-up” le storie che mettono insieme personaggi di saghe differenti, tipo le poche volte in cui Paperino incontra Topolino). Anni dopo subentra Ridley Scott che, per tenere in piedi la saga, si inventa un prequel: un film che si svolge prima del primo Alien e che dovrebbe spiegare tutto, con un piccolo problema: che della trama non si capisce assolutamente nulla.

Alien: Covenant (2017): il sequel del prequel

Ridley Scott alla prima di 'Covenant' 

Dalla trama su wikipedia (giusto citare le fonti): “In un flashback antecedente a Prometheus, Sir Peter Weyland si rivolge a un androide da lui appena attivato. La conversazione ha luogo in una stanza bianca con una veduta su una sorta di paesaggio islandese. Nella stanza si trovano cinque oggetti: due poltrone trono di Carlo Bugatti, la Natività di Piero della Francesca, un pianoforte a coda Steinway e il David di Michelangelo. Il servizio da caffè in cui Weyland si fa servire da David è del grande designer Raymond Loewy. Weyland chiede all'androide di suonare al pianoforte un pezzo a sua scelta, e il sintetico esegue L’oro del Reno di Wagner. Gli chiede poi di scegliersi un nome e questi, guardando la statua, sceglie ‘David’”. Avete capito bene: Ridley Scott fa lo snob, come si addice a un Sir, e semina sponsor dovunque. Il film è ancora più incomprensibile e intorcinato del precedente. In tanti abbiamo pensato che fosse un bene che il franchise finisse qui.

Alien: Romulus (2024): ritorno alle origini?

E invece ecco un nuovo capitolo che sembra rinunciare alle fumisterie degli ultimi due film. A giudicare dai trailer, Romulus è violento e splatter al punto giusto, e sembra riprendere da Fincher l’idea degli alieni piè veloci. Dirige Fede Alvarez, uno dei primissimi registi uruguayani della storia del cinema. Fortissimo nel calcio, il piccolo Uruguay non ha tradizioni cinematografiche. Vedremo se Alvarez, 46 anni, già noto per remake di remake come La casa e Non aprite quella porta, riuscirà a crearne una.

Alien 2 – Sulla terra (1980): chi era Sam Cromwell?

Quando, poche righe fa, lamentavamo come nessuno abbia saputo portare gli alieni sul nostro pianeta, qualcuno di voi avrà ritrovato nella memoria questo titolo del 1980. Già, gli alieni sulla Terra c’erano sbarcati eccome. Solo che non assomigliavano per nulla all’alieno di Ridley Scott. Da dove arrivava questo film diretto dal misterioso Sam Cromwell?

Cominciamo dunque col dire che Sam Cromwell è pseudonimo di Ciro Ippolito, napoletano bello e sfrontato, classe 1947, che nel 1979 è attivo come produttore dei film-sceneggiata con Mario Merola e qualche anno dopo sarà uno dei creatori degli Squallor. Un giorno del 1979 Ippolito vede Alien al cinema e, subito dopo, nota un poster che annuncia Zombi 2 di Lucio Fulci. Si accende una lampadina: “Se giriamo Alien 2, facciamo i soldi”. Detto e fatto: Ippolito acquista una pagina pubblicitaria su Variety, rivista-Bibbia dello show business, dove pubblica solo il titolo Alien 2 – Sulla terra e un numero di telex. Nient’altro: non ha un copione, non ha un regista, non ha attori, non ha nulla. Ma a quel numero di telex cominciano ad arrivare richieste di acquisto da tutto il mondo. Poteva essere nato tutto come uno scherzo, ma ora bisogna farlo, questo film.

Mario Merola in 'Lacrime napulitane' diretto da Ciro Ippolito 

Da subito Ippolito pensa di ambientare la storia in una caverna: “noleggia” le grotte di Castellana, in Puglia, e gira il film lì dentro. Tenta di coinvolgere Mario Bava come regista. Il re della serie B ha da fare, non accetta, ma insegna a Ippolito – che a questo punto debutta nella regia – un trucco geniale: per realizzare “l’alieno” a basso costo gli consiglia di utilizzare qualche chilo di trippa mezza marcia comprata in macelleria, inquadrata nel modo giusto. Di più: gli dice di mettere dei filamenti di trippa attorno all’obiettivo della macchina da presa e di riprendere così gli attori, creando una spaventosa soggettiva del “mostro”.

Dalle grotte pugliesi si passa a una cantina romana dove vengono realizzati gli “effetti speciali”: peccato che le urla degli attori e il puzzo della trippa insospettiscano i condomini, che chiamano la polizia. Accusati di occultamento di cadavere, Ippolito e i suoi devono spiegare la faccenda alle forze dell’ordine, che sono le prime ad avere contezza del film. Il rantolo del mostro è ottenuto registrando un tecnico di scena mentre dorme, russando come una locomotiva. Uscito in mezzo mondo e ovviamente stroncato da noi critici, solite iene del quarto potere, Alien 2 – Sulla terra ha fatto davvero i soldi nonostante una causa intentata dalla Fox per la modica cifra di 10 milioni di dollari. Ippolito assume un geniale azzeccagarbugli inglese che scopre l’esistenza di un romanzo intitolato Alien risalente agli anni ’30. Insomma, sulla parola “Alien” non c’è copyright.

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