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È morta Gena Rowlands. L’attrice, icona del grande cinema americano, aveva 94 anni

(reuters)

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Moglie e interprete di tanti lavori del regista John Cassavetes, ha affascinato il pubblico nel film di suo figlio, "The Notebook". Ma fu lei nei primi tempi ad avere successo
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Gena Rowlands amava sedersi sulle sedie al contrario, appoggiandosi con le braccia sulla spalliera tenuta davanti a sé: l’aveva visto fare a Marlene Dietrich in L’angelo azzurro. Marlene era il suo idolo. Amava il suo fascino e la sua arroganza, la sua femminilità alternata ad atteggiamenti quasi maschili.

Virginia Cathryn Rowlands, in arte Gena, era nata a Cambria, Wisconsin, il 19 giugno 1930. È morta ieri a Indian Wells, California, a 94 anni.

L’incontro con John Cassavetes

È stata un'attrice stupenda. Bravissima, intensa, di una bellezza al tempo stesso classica e moderna. E anche se oggi tutti – noi compresi – parleremo anche di lui, non è stata solo l'interprete di tanti film di suo marito John Cassavetes. Non è giusto parlare di Gena come di una "moglie di". Anzi, semmai nei primi tempi John è stato il "marito di": lei lavorava, lui no; lei era di famiglia benestante, lui un po' meno. Se non ci avesse pensato lei a mantenere la famiglia, sarebbero andati per stracci. Mentre Joh…

Gena Rowlands amava sedersi sulle sedie al contrario, appoggiandosi con le braccia sulla spalliera tenuta davanti a sé: l’aveva visto fare a Marlene Dietrich in L’angelo azzurro. Marlene era il suo idolo. Amava il suo fascino e la sua arroganza, la sua femminilità alternata ad atteggiamenti quasi maschili.

Virginia Cathryn Rowlands, in arte Gena, era nata a Cambria, Wisconsin, il 19 giugno 1930. È morta ieri a Indian Wells, California, a 94 anni.

L’incontro con John Cassavetes

È stata un'attrice stupenda. Bravissima, intensa, di una bellezza al tempo stesso classica e moderna. E anche se oggi tutti – noi compresi – parleremo anche di lui, non è stata solo l'interprete di tanti film di suo marito John Cassavetes. Non è giusto parlare di Gena come di una "moglie di". Anzi, semmai nei primi tempi John è stato il "marito di": lei lavorava, lui no; lei era di famiglia benestante, lui un po' meno. Se non ci avesse pensato lei a mantenere la famiglia, sarebbero andati per stracci. Mentre John tentava disperatamente di fare i suoi film, lei negli anni 50 interpretò dozzine di telefilm, episodi di serie anche celebri come Bonanza, Alfred Hitchcock presenta, Il dottor Kildare, Dick Powell Show.

Le difficoltà iniziali e il successo

In realtà, in quegli anni 50, entrambi non avevano un soldo. Ma John era abituato: era figlio di immigrati greci, era cresciuto in Grecia fino ai sette anni di età e quando l’avevano portato in America non sapeva una parola di inglese. Era cresciuto per strada, e dalla strada aveva imparato tutto, anche la prodigiosa capacità mimetica di imitare accenti e tic “etnici”, ma soprattutto la sfrontatezza e la totale mancanza di paura. Se un regista gli chiedeva di buttarsi da un palazzo o di montare un cavallo selvaggio, lo faceva, e basta. Gena era tutta un’altra storia. Nel Wisconsin, pieno Midwest, suo padre Edwin era un pezzo grosso: era stato vicepresidente di una banca (il presidente era il suo babbo, il nonno di Gena) e poi senatore, motivo per cui Gena era cresciuta ad Arlington, Virginia: la città del Pentagono, a due passi da Washington. La madre Mary era una casalinga appassionata di musica, recitazione e pittura: Gena prese tutto da lei. Ma nel 1950, proprio mentre Gena cominciava a studiare recitazione e ad avere i primi ruoli in teatro, la famiglia ebbe un “crollo” e iniziarono tempi duri.

Lei e John cominciarono a uscire insieme nel 1953. Lei era timida e riservata (e, pare, molto viziata, cosa devastante quando all’improvviso si diventa poveri). Lui era timido e aggressivo. La loro prima serata, stando ai racconti di entrambi, è leggendaria: vivevano a New York, lui andò a prenderla in macchina, la portò in una sordida bettola nel New Jersey e per tutta la sera le parlò del suo cane. Poi la riportò a casa, tentò di baciarla e lei lo respinse in malo modo: «Che ti sei messo in testa? Hai passato tutta la sera a parlarmi di quel tuo maledetto cane!»; «E di che volevi parlare?»; «Ma… non so: teatro, arte, letteratura». Lui andò da suo padre e gli chiese una lista di libri da leggere: la bibliografia per conquistare una ragazza snob. Qualche tempo dopo la chiamò e le fece l’elenco: «Ho letto tutti questi libri e ne voglio parlare con te». Si sposarono quattro mesi dopo.

Gli anni 50, come detto, furono anni di duro lavoro per lei (i citati telefilm, ma anche tantissimo teatro) e di grandi frustrazioni per lui. John lavorava, ma con meno soddisfazioni (e meno guadagni) di Gena, e pensava solamente ai film che sognava di dirigere. Poi lui si imbarcò nell’avventura di Shadows, il suo primo strepitoso film, che durò dal 1957 al 1960: girato in condizioni a dir poco avventurose, dovette essere quasi completamente rigirato una seconda volta per motivi tecnici.

Nel libro John Cassavetes. Un’autobiografia postuma di Ray Carney (minimum fax, 2014) è lui stesso a raccontare: «Ero al verde. Per rigirare il film avevo chiesto soldi ai genitori di Gena, a mia madre e a mio padre. E avevamo già parecchi debiti. A New York dovevamo al lattaio più di mille dollari. Gena era incinta di sette mesi e non poteva lavorare (il loro primo figlio, il futuro regista Nick, sarebbe nato il 21 maggio 1959, ndr). Era in casa con il pancione, e ogni volta che andava ad aprire la porta trovava un creditore. Io stavo fuori tutta la notte a girare, rientravo al mattino, facevo una doccia e uscivo di nuovo. Quindi Gena passò la gravidanza da sola. Quando presi gli ultimi 300 dollari del denaro che lei aveva messo via per il parto, non avevo idea di come avrebbe fatto. Le dissi: “Ci penserò io. Non ti preoccupare”. Mi rispose: “Quando succederà non sarai qui, sarai sul set”. Sbattendo la porta…».

Una moglie e Gloria i ruoli della vita

Nonostante tutto Gena e John sono stati insieme fino alla morte di lui, nel 1989. Un amore molto “litigarello” («i nostri gusti non sono mai gli stessi, la pensa in maniera totalmente opposta rispetto a me su qualunque cosa», diceva lui) ma incredibilmente solido. Hanno lavorato assieme in otto film. Lei ha piccole parti in Shadows (1960) e in Gli esclusi (1963), poi diventa sempre più importante in Volti (1968), Minnie e Moskowitz (1971), Una moglie (1974), La sera della prima (1977), Gloria (1980) e Love Streams (1984). Una moglie e Gloria sono i ruoli della vita.

Per il primo, che in originale si intitola A Woman Under the Influence, fu candidata all'Oscar. Vinse Ellen Burstyn per Alice non abita più qui, altra fuoriclasse, ma il dio degli attori sa che Gena se lo sarebbe meritato. Fece anche un film con Giuliano Montaldo, Gli intoccabili, un bel noir del 1969 che racconta una rapina a Las Vegas (in parte ricostruita negli studi De Paolis, a Roma, sulla Tiburtina).

Montaldo ne parlava come di una donna adorabile, mentre di Cassavetes diceva che era bravissimo, geniale, intelligente ma non propriamente adorabile. Lo fece disperare, John. Ma faceva così con tutti i registi: con Polanski, sul set di Rosemary's Baby, fu una guerra. Entrava in competizione, e Gena tentava di farlo ragionare. Ma John aveva un vezzo: giurava di non aver mai finito un film come attore, e infatti se la diede a gambe dal set degli Intoccabili il penultimo giorno di riprese. Montaldo dovette girare l’ultima scena inquadrando di spalle una controfigura.

Ma come dicevamo, ben prima che il cinema di Cassavetes diventasse popolare Gena Rowlands aveva sfondato. Non amava particolarmente il cinema, preferiva il teatro, diceva sempre che solo con Volti – nel ’68 – aveva capito che i film potessero essere opere d’arte. Però aveva interpretato un film magnifico già nel ’62, Solo sotto le stelle di David Miller, un western moderno e crepuscolare prodotto e fortemente voluto da Kirk Douglas, che la scelse come co-protagonista. Da quel momento in poi girò parecchi film mainstream, come Panico nello stadio (1976), Pollice da scasso (1979) e soprattutto Un’altra donna di Woody Allen (1988), forse il ruolo più bello al di fuori dei film “di famiglia”. Successivamente ha lavorato con Jim Jarmusch, Lasse Hallstrom, l’inglese Terence Davies; e per non perdere il vizio ha interpretato quattro film diretti dal figlio Nick e uno della figlia Zoe (tutti i Cassavetes sono del mestiere). Ha ricevuto l’Oscar alla carriera nel 2015 e ha vinto tre Emmy, gli Oscar della tv. Ha avuto da Hollywood meno di quanto avrebbe meritato, ma è probabile che fosse contenta così: l’unica cosa sulla quale lei e John erano d’accordo era il fiero amore per l’indipendenza.

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