Il cinema di Alain Delon, non solo Gattopardo: con ‘Faccia d’angelo’ e ‘Il clan dei siciliani’ la Francia lo incoronò divo dei “polar”
di Alberto CrespiC’è un quiz che, tra appassionati di cinema, ci si rimbalza spesso e volentieri. Seguiteci. Ci sono due film italiani, entrambi del 1972, entrambi diretti da registi emiliani. In entrambi i film il protagonista maschile indossa un cappotto di cammello ed è interpretato da un divo straniero; in entrambi i film la protagonista femminile è un’attrice straniera esordiente. Entrambi i film raccontano la storia di un uomo maturo e stanco della vita, che ritrova forza ed energia nel rapporto con una ragazza molto più giovane. Un film ha nel titolo la parola “ultimo”, l’altro ha nel titolo la parola “prima”. Che film sono? E soprattutto, chi ha copiato chi?
Risposte: i film sono ovviamente Ultimo tango a Parigi del parmense Bernardo Bertolucci e La prima notte di quiete del bolognese Valerio Zurlini. I due divi sono Marlon Brando e Alain Delon, le due attrici sono Maria Schneider e Sonia Petrova. Nessuno ha copiato nessuno: i due film erano in lavorazione quasi contemporaneamente, Ulti…
C’è un quiz che, tra appassionati di cinema, ci si rimbalza spesso e volentieri. Seguiteci. Ci sono due film italiani, entrambi del 1972, entrambi diretti da registi emiliani. In entrambi i film il protagonista maschile indossa un cappotto di cammello ed è interpretato da un divo straniero; in entrambi i film la protagonista femminile è un’attrice straniera esordiente. Entrambi i film raccontano la storia di un uomo maturo e stanco della vita, che ritrova forza ed energia nel rapporto con una ragazza molto più giovane. Un film ha nel titolo la parola “ultimo”, l’altro ha nel titolo la parola “prima”. Che film sono? E soprattutto, chi ha copiato chi?
Risposte: i film sono ovviamente Ultimo tango a Parigi del parmense Bernardo Bertolucci e La prima notte di quiete del bolognese Valerio Zurlini. I due divi sono Marlon Brando e Alain Delon, le due attrici sono Maria Schneider e Sonia Petrova. Nessuno ha copiato nessuno: i due film erano in lavorazione quasi contemporaneamente, Ultimo tango è uscito il 15 dicembre 1972, La prima notte il 27 ottobre dello stesso anno. Coincidenze? Sì, per una volta sì: coincidenze. Che diventano però più interessanti se si pensa che Delon sapeva tutto di Ultimo tango: prima di arrivare a Brando, Bertolucci aveva proposto il film sia a lui, sia a Jean-Paul Belmondo. La risposta di Belmondo era stata sferzante: disse a Bertolucci che lui non faceva “film porno”. La risposta di Delon fu più stuzzicante: era pronto a fare il film ma voleva esserne anche il produttore, e Bertolucci sentì puzza di bruciato: intuì che sarebbe diventato un film “di Alain Delon”, e lasciò perdere. Guarda caso, La prima notte di quiete è una coproduzione italo-francese in cui la quota francese è della società Adel Films. Avete indovinato: “Adel” sta per Alain Delon.
C’è una morale? Ce ne sono diverse. La prima è che Delon era più coraggioso di Belmondo. I due hanno fatto coppia in film memorabili, come Borsalino, e per tutta la vita sono stati paragonati. Belmondo sembrava lo scavezzacollo, e Delon l’intellettuale tenebroso. Nella vita era vero il contrario: Bebel era figlio di artisti e veniva da studi seri, Delon si era laureato all’università della strada. In comune avevano la passione per la boxe e l’esperienza del servizio militare, Belmondo in Algeria, Delon in Indocina: due figli del colonialismo francese. Ma come attori erano le facce opposte della luna. Belmondo è stato anche un uomo di teatro ed era molto più versatile (non a caso è stato anche un ottimo attore brillante).
Delon era il cinema puro. Con quella faccia, e quegli occhi, si impossessava dello schermo e non ce n’era per nessuno. Lui stesso si definiva un “acteur”, contrapponendo questo termine a quello di “comédien”: è una sfumatura difficile da tradurre in italiano, dove la parola “commediante” ha un senso spesso negativo. Delon intendeva dire che i “comédiens” interpretano, studiano, elaborano e sostanzialmente fingono, mentre l’“acteur” agisce, vive la parte, senza filtri.
Delon era un divo. È stato il più grande divo del cinema francese dopo Jean Gabin, e uno dei più famosi e amati in tutto il mondo. Ma, come Greta Garbo o Sophia Loren, era un divo che sapeva anche recitare. Luchino Visconti gli affidò due ruoli diversissimi: un santo delle periferie in Rocco e i suoi fratelli (il suo personaggio era ispirato al principe Myskin dell’Idiota di Dostoevskij) e un nobile gaglioffo e opportunista in Il Gattopardo. Li fece benissimo entrambi. Ma qui arriviamo a un punto cruciale: noi italiani, pensando a Delon, pensiamo subito a Visconti, a Zurlini, all’Eclisse di Antonioni, magari allo Zorro di Duccio Tessari. I suoi film italiani, nei quali per altro l’abbiamo sempre visto doppiato. Ma la sua filmografia italiana è un’inezia rispetto alla marea di film fatti in Francia.
In patria, Delon è un divo soprattutto grazie ai polizieschi, o meglio a quella particolare declinazione del poliziesco che si sposa con il “noir” e che in Francia chiamano “polar”. In questo senso il suo capolavoro è sicuramente Le samourai, magnifico film di Jean-Pierre Melville che in Italia hanno sciaguratamente battezzato Frank Costello faccia d’angelo. È famoso l’aneddoto di Melville che si reca da Delon e gli legge la sceneggiatura: dopo qualche minuto, Delon lo interrompe e gli chiede: “Scusi, a che punto del film siamo?”. Più o meno a un terzo, risponde Melville; “E non ho ancora detto una parola di dialogo?”, chiede Delon. “Effettivamente”, risponde Melville, pensando sia un problema. “Non occorre continuare, faccio il film”, conclude il divo, e poi mostra a Melville la sua camera dove, oltre al letto, ci sono solo un’armatura e una katana, una spada, da samurai.
Nel personaggio di un killer taciturno ed “esistenzialista” Delon fu semplicemente perfetto. Ma lo era altrettanto in Il clan dei siciliani di Verneuil, in Borsalino e in Flic story di Deray, in I senza nome ancora di Melville, in L’evaso di Granier-Deferre: tutti film dove ha tenuto testa ai più grandi attori francesi, da Gabin all’amico rivale Belmondo, da Yves Montand a Lino Ventura, da Jean-Louis Trintignant a Bourvil. Era sempre il più bello, ma non era il meno bravo.
Il ritratto non sarebbe completo senza ricordare l’incontro con Jean-Luc Godard. Quando esplose la Nouvelle Vague, Delon era in Italia. A differenza di Belmondo, non è stato un attore della “nuova onda”: ma Godard l’ha cercato nel 1990, per un film sentimentale e misterioso che i due, in coppia per la prima volta, ebbero l’ardire di intitolare proprio Nouvelle vague. Vennero assieme a Cannes nel ’90, e la loro conferenza stampa fu davvero un evento: il “cinema di papà” e il cinema dei giovani rivoluzionari si davano finalmente la mano.