Alain Delon, grande attore e grande reazionario: dal machismo all’amicizia con Le Pen agli ultimi anni di faida familiare
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniPARIGI – Il Figaro, perfido, aveva scritto che “la parte migliore della sua recitazione è quando non apre bocca”. Ma ridurre la straordinaria carriera di Alain Delon al suo magnetismo, alla sua bellezza imbronciata, ai suoi ombrosi silenzi, sarebbe ingiusto. E’ stato un attore formidabile, che si vantava di “vivere, non recitare” i suoi ruoli, come aveva puntualizzato proprio al Figaro. Ma inevitabilmente, come era accaduto in vita, anche la sua morte dividerà la Francia.
C’è già chi ne ricorda la carriera straordinaria, chi sottolinea che è stato diretto dai più grandi registi europei, da Visconti a Losey, da Antonioni a Schloendorff a Clément, e molti concorderanno con il presidente francese Emmanuel Macron, che domenica mattina ha elencato i suoi “ruoli più leggendari”, “Monsieur Klein o Rocco, il Gattopardo o il samurai” e ha citato il suo “volto indimenticabile”, volendo rendere omaggio a quello che considera “un “monumento francese”. C’è tuttavia chi prevedibilmente ne rico…
PARIGI – Il Figaro, perfido, aveva scritto che “la parte migliore della sua recitazione è quando non apre bocca”. Ma ridurre la straordinaria carriera di Alain Delon al suo magnetismo, alla sua bellezza imbronciata, ai suoi ombrosi silenzi, sarebbe ingiusto. E’ stato un attore formidabile, che si vantava di “vivere, non recitare” i suoi ruoli, come aveva puntualizzato proprio al Figaro. Ma inevitabilmente, come era accaduto in vita, anche la sua morte dividerà la Francia.
C’è già chi ne ricorda la carriera straordinaria, chi sottolinea che è stato diretto dai più grandi registi europei, da Visconti a Losey, da Antonioni a Schloendorff a Clément, e molti concorderanno con il presidente francese Emmanuel Macron, che domenica mattina ha elencato i suoi “ruoli più leggendari”, “Monsieur Klein o Rocco, il Gattopardo o il samurai” e ha citato il suo “volto indimenticabile”, volendo rendere omaggio a quello che considera “un “monumento francese”. C’è tuttavia chi prevedibilmente ne ricorderà le foto con il papa nero della politica francese, il fondatore del Front National, Jean-Marie Le Pen. E chi le frasi sessiste, ad esempio quelle consegnate all’inserto del Figaro nel 2013, il celebre “me ne frego delle coppie gay ma sono contrario all’adozione dei bambini”.
In tempi di “me too”, Delon si sentiva un uomo fuori tempo, lo aveva ammesso apertamente. Aveva fatto insorgere la Francia quando, commentando la conquista dei diritti da parte della comunità lgbtqi, l’aveva bollato come un movimento che “banalizza ciò che è contro natura”. E quando Cannes gli aveva tributato la Palma d’oro alla carriera, nel 2019, una petizione online aveva raccolto nel giro di poche ore oltre ventimila firme chiedendo che si evitasse di celebrare un attore “razzista, omofobo e misogino”.
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In quell’uomo che aveva amato alcune delle donne più belle del secolo, da Romy Schneider a Nico a Mireille Darc, che aveva ammesso solo di recente di aver sofferto di enormi depressioni e di aver pensato al suicidio, sopravviveva l’ombra di un sessismo anacronistico. In un’intervista aveva risposto, a chi gli chiedeva se si sentisse machista, “non so cosa significhi. Se machista vuol dire dare un ceffone, sì, sono stato machista, ma le ho anche prese, dalle donne. Però non sono il tipo che picchia, soprattutto con le donne che amo”. C’è una foto degli anni ’60 che lo immortala mentre trasporta il figlio Anthony come fosse una clava o una baguette: forse era poco virile portarlo in braccio. Delon amava il suo fascino da canaglia, una volta disse che, se non avesse fatto l’attore, sarebbe stato “un gangster”.
Altre istantanee storiche, che gli attirarono enormi polemiche, furono quelle con Le Pen, e in tempi in cui il Front national, il partito fondato da ex SS era ancora lungi dall’essere “de-diabolizzato” dalla figlia; tempi in cui il vecchio Le Pen girava per le televisioni insultando gli ebrei e la memoria della Shoah. Nel 1987, ad Antenne 2, Delon aveva raccontato di conoscere il capo dell’ultradestra francese da molto tempo, da quando avevano entrambi partecipato alla guerra in Indocina, nel 1956. Fu “il periodo della mia vita che mi segnò di più, il più felice. Ero come un animale”, confessò della sua esperienza volontaria al fronte. E da allora, aveva aggiunto candidamente, “sono rimasto un simpatizzante del signor Le Pen”.
Molti anni dopo, affatto redento, si era fatto immortalare in un documentario mentre telefonava a Le Pen per congratularsi del buon risultato alle elezioni municipali. Nel 2013, a Le Matin, aveva ammesso di “approvare e comprendere perfettamente” la popolarità crescente di un partito xenofobo e ultranazionalista.
Poco fa, commentando la sua morte, Jack Lang, che fu in indimenticato ministro della Cultura francese – fu lui a spingere perché Cannes gli tributasse un riconoscimento alla carriera - ha voluto ricordare che Delon aveva anche un ottimo rapporto con l’ex presidente francese socialista François Mitterrand.
Negli ultimi tempi, stroncato da vari ictus, tradito da una salute sempre più precaria, Delon si era rifugiato nella sua villa a Douchy, e aveva espresso il desiderio di essere seppellito lì insieme ai suoi adorati cani. I tre figli, Alain Fabien, Anouchka e Anthony, che hanno dato domenica mattina l’annuncio della sua morte, era ferocemente divisi da tempo, sul destino e l’eredità del padre. Delon non aveva mai nascosto la sua predilezione per la sua unica figlia femmina, cui aveva lasciato metà della sua eredità. E Anouchka aveva protestato contro la decisione della giustizia francese, ad aprile di quest’anno, di sottrargli la tutela legale dei suoi averi. “Lo umilierà”, aveva fatto sapere la figlia attraverso i suoi avvocati.
Ma Anouchka era già in lite da tempo con i due fratelli Anthony e Alain-Fabien per la responsabilità sulle cure del padre. Una faida che aveva indotto Alain-Fabien a registrare di nascosto una conversazione tra la sorella e il padre che doveva dimostrare il tentativo di manipolazione di Alain, da parte di Anouschka. La figlia avrebbe voluto trasferirlo in Svizzera, dove vive e dove avrebbe pagato meno tasse di successione sull’immenso patrimonio dell’attore.
Nella sua ultima intervista prima di ritirarsi del tutto a vita privata, Delon disse nel 2021 di credere in Dio e confessò di parlare spesso con la Madonna: “Le devo tutto e scrivo sempre con l’inchiostro verde, perché lo faceva anche lei”. Quando Paris Match gli chiese se si aspettasse di andare all’inferno o in paradiso, Delon rispose “penso una via di mezzo. Sicuro! Non sono mica scemi, lassù”. E forse, se esiste un Purgatorio dei belli e dannati, delle canaglie irriducibili, è probabile che lo aspettino davvero.