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Sveva Alviti: “Fare la madrina a Venezia era il mio obiettivo. Sono una fan di Sinner, seguirò gli Us Open anche da qui”

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L’attrice e regista, nota per il ruolo di Dalida nell’omonimo film, ha un passato da tennista: “Il mio sogno è farmi conoscere di più in Italia”
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Sveva Alviti, 40 anni, attrice e regista, è la madrina della Mostra di Venezia edizione 81, che s’apre domani.


E’ tornata sul tappeto rosso con il suo allora compagno Anthony Delon (si sono separati nel 2021, ndr).
“Un momento bellissimo. Anthony non aveva mai partecipato al festival, io gli feci da cicerone, fu bellissimo condividere quel nostro amore per il cinema, la magia di quei luoghi”.


Lei aveva conosciuto Alain Delon.
“Sì, ma quando l’ho conosciuto Alain stava già molto male, è poi c’era stato il Covid. Posso dire che i ricordi più belli li ho conosciuti attraverso i racconti, gli aneddoti di Anthony e le meravigliose foto che lui ha tutt'ora della sua famiglia, anche con la mamma Nathalie. Da una parte è stato bello che Alain abbia scelto di dare un addio privato per le persone che sono state davvero importanti per la sua vita, ma d’altra parte lo st…

Sveva Alviti, 40 anni, attrice e regista, è la madrina della Mostra di Venezia edizione 81, che s’apre domani.


E’ tornata sul tappeto rosso con il suo allora compagno Anthony Delon (si sono separati nel 2021, ndr).
“Un momento bellissimo. Anthony non aveva mai partecipato al festival, io gli feci da cicerone, fu bellissimo condividere quel nostro amore per il cinema, la magia di quei luoghi”.


Lei aveva conosciuto Alain Delon.
“Sì, ma quando l’ho conosciuto Alain stava già molto male, è poi c’era stato il Covid. Posso dire che i ricordi più belli li ho conosciuti attraverso i racconti, gli aneddoti di Anthony e le meravigliose foto che lui ha tutt'ora della sua famiglia, anche con la mamma Nathalie. Da una parte è stato bello che Alain abbia scelto di dare un addio privato per le persone che sono state davvero importanti per la sua vita, ma d’altra parte lo straordinario amore del pubblico da tutto il mondo ha riempito il cuore e aiutato Anthony e tutti gli altri figli a oltrepassare il dolore”.


A cosa sta lavorando?
“Ho appena finito di girare Nudes 2, prodotta da Rai Fiction insieme alla BIM, che uscirà in autunno. Io e Lucia Mascino, che adoro, siamo una coppia in una storia che riguarda il revenge porn, che riguarda anche l’uso ingestibile e ne denuncia le derive. Un tema che ho approfondito e che mi interessa molto. A novembre giro un film americano nel Sud della Francia, The other side of Fame, riguarda il MeToo, di un regista indipendente, Eric Bernard sulla violenza sulle donne. Ho fatto anche un’altra serie che si chiama H24, in cui ogni ora viene scandita una forma di violenza sulle donne, fisica, verbale, psicologica, nel cast anche Valeria Bruni Tedeschi e Camille Cottin. Il mio ruolo riguarda la droga G, quella dello stupro, il giorno dopo il corpo inizia a ricordare”.

Lei aveva raccontato di aver subito violenza e di voler raccontare quel malessere in un film.

"Sì, un’idea che è rimasta tale. Ma non era una violenza, riguardava il rispetto del corpo, ero giovanissima, alle sfilate, nel dietro le quinte, nel doversi cambiare abito. Ero inconsapevole, oggi lo sono e anche i tempi sono cambiati, tutti sono più attenti, siamo più protetti”.
Come si è preparata per questi personaggi?
“Magari non ho avuto mai una violenza del genere, ma un momento in cui mi sono sentita a disagio. Capisco che significa avere la sensazione dell’abuso, per ogni personaggio cerco di andare nel profondo di me stessa”.
Quando ha capito che la recitazione era la sua strada?
“Ero a New York, facevo la moda da qualche mese, ma dal punto di vista umano non mi piaceva, non mi dava niente. Una mia amica mi invita a questo corso, arrivo e li vedo in un cerchio che ballano come pazzi, e al centro una persona faceva quel che gli passava per la testa, si esprimeva al cento per cento. Una bellissima libertà di esprimerci senza filtri, senza ruoli. Recitare per me significa essere libera”.


La regia?
“Dopo il cortometraggio, lavoro a un nuovo progetto, Walking Through the fire, un documentario, tutto al femminile, sul senso di comunità, sul parlarsi e ritrovarsi”.
Da ragazzina ha iniziato col tennis. Ma è rimasta la passione da spettatrice?
“Sono una fan accanita. Ho detto a tutte le ragazze del mio team: prima di tutto oggi iniziano gli Us Open, ma soprattutto domani gioca Sinner, già so a che ora gioca, devo assolutamente sapere tutti i risultati live, mi porto il computer dappertutto”.
Cosa le piace?
“Oggi è lui il mio idolo, mi piacciono la sua determinazione, il talento, l’essere così umile e la sua lealtà, che per i giovani è un punto chiave per essere persone migliori e sportivi migliori. Ce ne sono pochi così. E poi mi piace anche Musetti, Paolini tantissimo. Ma ogni volta che vedo una partita di Sinner è come vedere un amico che conosco, mi trasmette determinazione e forza”.
Lei aveva paura della tensione sul campo, per Sinner la difficoltà è gestire i social
“Ricordiamoci che comunque è un ragazzo di 22 anni che ha visto sono campi da tennis, palline e coach. È programmato per giocare, e il carattere glielo permette perché sa essere algido. Anche se poi si è rivelato così umano, quando si è messo a piangere dopo aver perso con Alcaraz. Negli ultimi due tornei abbiamo visto un altro Sinner, quasi che non avesse più la gioia di giocare. E poi si è scoperta la vicenda del presunto doping, una cosa folle, era chiaro che lui non avrebbe fatto mai una cosa del genere. Ma questo ha avuto un impatto emotivo forte su di lui. Mi sembra che lui gestisca molto bene i media, che sia sincero, ma capace di lasciare sempre qualcosa solo per sé stesso. Secondo me questa è la chiave”.
Quanto conta l’umorismo per lei? Un provino o un set tragicomico?
“Sul set del film Dalida un’assistente alle quattro del mattino, tra naso finto, occhi eccetera, mi mise alla fine la parrucca sottosopra e andai a girare così. Tra i momenti più divertenti c’era il mettere canzoni a tutto volume anche prima di una scena drammatica, ballando per scaricare la tensione, perché ogni giorno era veramente pesante”.
Un grande o piccolo sogno?
“Vorrei continuare a fare questo mestiere, farmi conoscere e lavorare di più in Italia. E poi in futuro so che voglio una famiglia. Quanto ai sogni piccoli, non ne ho, so solo sognare in grande”.

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