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Ethan Hawke: “A Venezia con ‘L’attimo fuggente’ abbiamo vissuto l’incantesimo. Devo occuparmi dei miei figli, ma voglio essere un cineasta pronto a vendere casa per il film del cuore”

(ansa)
L’attore alla Mostra per introdurre il Leone d’oro alla carriera al regista Peter Weir. Ricordi e aneddoti sul set con Robin Williams e poi il lavoro con Joe Dante e quello con il “fratello” Richard Linklater
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VENEZIA – “Avevo 18 anni quando venni qui la prima volta, Venezia per me significa L’attimo fuggente. Fu un’esperienza incredibile, si sentiva la risposta e l’incantesimo che il film aveva fatto al pubblico, Peter Weir era ed è ancora oggi uno dei veri pochi artigiani e maestri: imparare da lui è stato una grande lezione: a noi esordienti ha insegnato cosa è l’immaginazione collettiva, un sentimento molto potente, come una droga perché non ti fa sentire solo. Dopo aver lasciato Venezia sapevo che avrei voluto farlo ancora e ancora”. Ethan Hawke è alla Mostra del cinema per introdurre il regista de L’attimo fuggente e The Truman show che ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera, ma si è concesso per una masterclass affollata di giovani spettatori.

Più di novanta film da attore (la trilogia di Richard Linklater iniziato con Prima dell’alba e Training day), regista, scrittore, produttore, Ethan Hawke ha iniziato giovanissimo con River Phoenix e il maestro dell’horror Joe Dante. “Quando sei giovane e ti parlano dell’educazione alzi lo sguardo al cielo, a sedici anni credi di sapere tutto a trenta sai di non sapere niente – ha raccontato – Joe Dante è stata un insegnante incredibile, per lui non esiste cultura alta e bassa, ama allo stesso modo il cinema, i fumetti, i romanzi pulp. Crescendo con lui ho imparato che l’horror poteva essere una metafora per la guerra in Vietnam, ci faceva vedere film e ci spiegava come erano fatti, ha cambiato il nostro sguardo sul cinema. Allo stesso tempo però ci ha insegnato che un film horror doveva fare dannatamente paura se no la metafora non avrebbe avuto nessuna importanza”.

(reuters)

Se Weir e Dante sono stati dei maestri è con il regista Richard Linklater, che Ethan Hawke ha costruito una relazione professionale basata sull’amicizia. È lui che lo ha scelto per interpretare la trilogia di Prima dell'alba, Before Sunset - Prima del tramonto, Before Midnight e il film realizzato in dodici anni Boyhood. "Grazie a lui ho capito la superficialità del successo e questo ti aiuta a non considerare l'insuccesso come una tragedia", dice Hawke. L'incontro è stata anche l'occasione per parlare di Blue Moon, l'ultimo progetto “dopo nove o dieci film, dipende come li si calcola”. "Richard mi ha inviato la sceneggiatura 12 anni fa, la produzione è terminata prima del mio arrivo a Venezia". Il film racconta gli ultimi giorni del musicista americano Lorenz Hart, che faceva parte del duo di autori di canzonì Rodgers & Hart. "È il progetto più difficile a cui abbia mai lavorato in vita mia" confessa.

(ansa)

Hawke ha anche spiegato qual è il senso per lui del cinema indipendente. “Se vai a vedere Harry Potter o Star wars, film che amo e che ho visto e rivisto, quando ne esci sei deluso, deluso di non essere un mago o un maestro jedi. Alla fine di un film di Linklater tu ti senti parte di quella magia, perché racconta la vita. Non devi camminare sull’acqua, devi camminare sulla terra e già quello è un miracolo”.

A chi gli domanda se crede nei progetti passionali quelli per cui i registi sono pronti a metterci decenni, a impegnarsi economicamente in prima persona Hawke non ha dubbi: “Io amo l’idea che Coppola abbia venduto i vigneti per fare il suo film. Cerchi di trovare un equilibrio tra essere un professionista oculato e mantenere alta la tua passione. Fai quello che ami e altri pagano per vederlo, è un lusso incredibile ma devi a queste persone l’impegno e tenere vivo il bambino che è in te, occorre tenere vivo il sogno di fare qualcosa di magnifico, è difficile perché l’industria è creata per fare soldi. Devo occuparmi dei miei figli e della loro assicurazione sanitaria ma voglio essere un cineasta pronto a vendere la propria casa per fare il film del cuore”.

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